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28 maggio 2009

Fidatevi di me, Di Luca vincerà il Giro. Parola di suocero

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Danilo Di Luca ha indossato la maglia rosa fino all'undicesima tappa, per cederla a Mencov

PIER AUGUSTO STAGI ha raccolto il pronostico di Stefano Giuliani, ex corridore professionista, gregario di Francesco Moser negli anni Ottanta e soprattutto suocero di Danilo: "Sul Vesuvio farà la differenza e se mi dà retta vincerà questo Giro d'Italia"

di PIER AUGUSTO STAGI
direttore Tuttobici
da Benevento



Lui è convinto che alla fine vincerà il Giro d’Italia. E’ certo che domani, sul Vesuvio, Danilo sarà capace di fare la differenza. A sentirlo parlare, non solo ostenta sicurezza, ma certezza assoluta, quasi una pratica da chiudere e archiviare senza alcun problema. Lui è Stefano Giuliani, ex corridore professionista, gregario di Francesco Moser negli anni Ottanta, ma corridore capace di lottare e «inventarsi anche le occasioni giuste per poter strappare qualche applauso», ricorda con orgoglio.

Combattivo come pochi, dalla lingua tagliente come forse nessuno. Stefano Giuliani oggi è soprattutto il suocero di Danilo Di Luca, avendo il corridore abruzzese sposato Valentina, la figlia di Giuliani. «Se da retta a me, vince il Giro d’Italia – dice Giuliani -. Ad oggi ha corso con grande coraggio, grande forza ma poca lucidità. Si è fatto prendere dalla smania di strafare, di dimostrare a tutti che lui è di gran lunga il più forte di tutti in questo Giro d’Italia, ma involontariamente ha fatto il gioco di Menchov». In che senso? «Nel senso che Danilo ha uno scatto bruciante e se lui si ostina a tirare come un dannato, con progressioni regolari, non va da nessuna parte».

E quindi cosa dovrebbe fare? «Fare il Di Luca. Quindi abbassare i ritmi, fare in modo che la corsa sia meno regolare e sfruttare le sue doti di scattista. Se lo fai partire da fermo, lo tramortisci. Non puoi pensare di fiaccarlo con la frequenza, con un’andatura costante, anche se elevata. Menchov è un grande passista, mica un pivello. Quello che lui non digerisce o fatica a digerire, sono i cambi di ritmo, le improvvise accelerazioni, soprattutto se si parte da bassi regimi. Bisogna usare la testa e Danilo, fino a questo momento, l’ha usata davvero poco. Ha rincorso tutti, indistintamente».

E’ quello che gli rimproverano un po’ tutti… «E francamente hanno ragione. Io dico solo una cosa: Danilo è davvero il più forte e soprattutto è un predestinato. Lui è nato per vincere ed è un vincente, ma si fa trasportare troppo nell’arena della battaglia. Lui non dove gettarsi incondizionatamente nella mischia, deve sapere scegliere le ruote giuste e soprattutto l’obiettivo giusto. Lui è chiamato dai suoi tifosi il “killer”, proprio perché è capace di individuare l’obiettivo e centrarlo sempre con grande lucidità, in questo Giro è stato poco lucido».

Ne ha parlato con Danilo? «Certo che si ed è per questo che dico se mi da retta vince il Giro. Deve concentrarsi su Menchov. Domani il terreno per tramortirlo c’è, e io sono convinto che Danilo sarà capace di ribaltare la situazione. E poi non dimenticatevi che c’è anche la tappa di Anagni. Un arrivo in leggerissima salita, anche in quel caso, si può sperare in una volata per abbuoni. E poi non si deve parlare così tanto, bisogna ragionare e fare un po’ i furbi. Danilo si è sbilanciato tanto, scoprendo le sue carte e tirandosi addosso le attenzioni di tutti». Anche a lei però non manca la parola… «Ma io sono dietro alla quinte, non parlo con nessuno, se non con lui. Ripeto, se mi dà retta è fatta».

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