01 giugno 2009

IL PAGELLONE di Stagi: ecco promossi & bocciati al Giro

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Garzelli, Di Luca e Menchov: il terzetto arrivato così in cima al Blockhaus, in Abruzzo

PIER AUGUSTO STAGI dà i voti finali ai protagonisti: ovviamente 10 a Menchov, ma anche a Cavendish. Bravi Di Luca e e Garzelli, bravino Basso, assolutamente pessimi Cunego e Simoni. E Armstrong? Merita certamente la sufficienza, dai

di PIER AUGUSTO STAGI
direttore Tuttobici
da ROMA



Denis MENCHOV: 10. Il più forte, il più continuo, il più lucido e sereno di tutti. Non spreca un solo colpo di pedale. Quando deve affondare il colpo del ko (vittoria a San Martino di Castrozza e crono delle Cinque Terre) lo porta con grande efficacia. Poi si mette lì, con una calma olimpica, ad attendere che gli altri se le diano di santa ragione mentre lui non spreca un solo colpo di pedale. Per settimane dicono che la sua squadra non sia all'altezza, ma lui da solo vale una squadra e poi lungo la strada trova tanti amici, pronti a lavorare per lui, ad incominciare da Di Luca, il migliore alleato del russo di Pamplona.

Danilo DI LUCA: 9. Forte, fortissimo, il più forte di tutti (due tappe vinte: San Martino di Castrozza e Pinerolo, più sette giorni in rosa e la maglia ciclamino è sua), anche di Denis Menchov. Piccolo particolare: è vittima di se stesso e di un percorso scellerato (voto 5). La crono delle Cinque Terre taglia le gambe a quei corridori che sanno difendersi nelle prove contro il tempo, ma non sono certamente degli specialisti. Dicono: ma era una crono atipica. Da che mondo è mondo, le cronometro sorridono ai cronomen, anche se queste sono in salita, perché è un esercizio mentale, non solo fisico. Passo del Bocco, 1993: Berzin e Indurain trucidano Marco Pantani, che arriva terzo ad oltre un minuto e mezzo. Era una cronoscalata, e Pantani era chiaramente uno scalatore. Ma torniamo al corridore di Spoltore, vittima di se stesso. Rincorre tutti, fungendo da uomo di fiducia del russo. Se dovessimo dargli un voto alla tattica, si meriterebbe un semplice ma inesorabile 4, ma per noi vale quasi il massimo, perché ci tiene in piedi da solo il carrozzone. Ci illude fino all¹ultimo giorno, tenendo e aperto uno spettacolo che nella sostanza si chiude alle Cinque Terre.

Franco PELLIZOTTI: 8. Si prende un podio che gli era sfuggito per un'inezia un anno fa. Un Giro corso con intelligenza e sagacia, sia da lui che da tutta la squadra. Salva in toto il bilancio della Liquigas, che con un Giro così e le caratteristiche dei suoi corridori ottiene il massimo. Un Giro di velocità, corso con due atleti che sono l'archetipo del corridore passista. Un Giro di velocità e scatti. In verità qualche scatto ben messo Pellizotti lo fa e qualcuno va a buon fine (vittoria sul Blockhaus), altri no perché francobollato da un Di Luca tarantolato che insegue non si sa bene chi e non si sa bene che cosa. Alla fine, però, c'è un buon riconoscimento anche per il delfino di Bibione, che si dimostra corridore vero, in una squadra vera (voto 8), con compagni veri. E' terzo. E' tutto vero.

Carlos SASTRE: 6. Siamo sparagnini, ma la sufficienza se la conquista solo perché si aggiudica alla grande due tappe (Monte Petrano e Vesuvio). Ha due aggravanti: disponeva di un ottima squadra, ma non la sfrutta come si deve. Vive una giornata stortissima sul Blockhaus, e perde un Giro che oltre a Menchov e Armstrong, sembrava a tutti gli effetti disegnato per lui. Certo, Carlos è scalatore vero, che ama le salite lunghe, ma a differenza di Basso, per fare un esempio, dispone di uno scatto letale. E' forte a crono, ma va meno bene del previsto. E' forte in salita, ma non è continuo come i suoi avversari. Perde una grande occasione, per vincere un Giro che gli strizzava l¹occhio.

Ivan BASSO: 7. Un voto in più dello spagnolo perché viene da un lunghissimo periodo di inattività e, soprattutto, perché questo Giro è il più penalizzante per il corridore varesino. Una crono monstre, che taglia le gambe ai tre quarti del gruppo. Salite finte da 30 all'ora. Tanta discesa, troppa per il varesino. E poi poche salite lunghe, nessuna sopra i duemila metri: fatti tecnici, non punti di vista. Nel tappone di Monte Petrano, dove si potrebbe finalmente vedere Basso, dimostra che il vero Basso non c'è ancora, ma non è lontanissimo. Sette di incoraggiamento e di ben tornato. Sette per il gesto del Vesuvio: aspetta Pellizotti e gli dà una mano. Signore.

Levy LEIPHEIMER: 5. Resta in gioco fino alla tappa di Faenza, poi sul Monte Petrano, l'unica vera tappa di questo Giro d'Italia, salta per aria. Non ha le tre settimane. Non ha tenuta nelle tappe con pendenze vere. Non ha la statura per correre a grandi livelli un grande Giro. Se non ci fosse stata la crono delle Cinque Terre, il suo posto era attorno alla decima posizione. Se non avesse trovato un Lance Armstrong che l'ha letteralmente aspettato nel tappone delle Marche, sarebbe colato a picco.

Stefano GARZELLI: 8. Viene qui al Giro in sordina. Il suo obiettivo annunciato vincere una tappa. La tappa non la vince, ma disputa forse il Giro più bello. Tecnicamente, forse più bello di quello da lui vinto nel 2000. Lo corre con forza, cuore e tanta tantissima intelligenza. Sfiora la vittoria a San Martino di Castrozza (secondo dietro a Di Luca). Sfiora il colpaccio nella crono delle Cinque Terre (terzo, dietro a Menchov e Leipheimer). Sfiora la vittoria anche sul Blockhaus (secondo, dietro a Pellizotti): becca i fischi, ma per noi è da applausi. Ancora terzo ad Anagni, dietro a Gilbert e Voeckler. E poi si porta a casa una maglia verde, che premia il miglior scalatore del Giro, ma quel verde lo premia per un'altra infinità di cose. Non a caso, sua è anche la classifica del più combattivo.

Michael ROGERS: 5.
A sentire gli osservatori, soprattutto i direttori sportivi suoi e quelli avversari, doveva essere la grande sorpresa. Per noi è un buon corridore, che non può fare più di quello che ha fatto in questo Giro e fino a ieri. Non è più un ragazzino, ma se fossimo nei dirigenti della Colombia, punteremmo decisi su un ragazzino che di nome fa Thomas Lovkvist (un giorno in rosa: voto 7).

Tadej VALJAVEC: 5,5. Come a scuola: il ragazzo, che ragazzo ormai non è più visto i suoi 32 anni, potrebbe fare e dare molto di più. La sufficienza se la merita per lo meno la sua squadra, l'Ag2r, squadra francese che onora per lo meno la corsa.

Marzio BRUSEGHIN: 5
. Terzo un anno fa, sempre in affanno quest¹anno. A Milano difende a spada tratta la sommossa dei corridori (voto 4) che inscenano un imbarazzante sciopero. Per il resto possiamo solo dire che non era il vero Bruseghin. Sarà per la prossima volta.

Lance ARMSTRONG: 6.
Se fosse stato in salute, questo Giro molto probabilmente l¹avrebbe corso con ben altri obiettivi. Arriva dodicesimo, e a 38 anni, dopo tre anni di inattività, e dopo una frattura alla clavicola non è un risultato da poco. Se lui deve andare in pensione, cosa dovrebbero fare quelli che gli sono arrivati alle spalle?

Kevin SEELDRAYERS: 7. Ventitrè anni il prossimo 12 settembre. Vince la maglia bianca di miglior giovane della corsa rosa. Quattordicesimo nella generale, ad un quarto d¹ora dal vincitore. Bravo.

Francesco MASCIARELLI: 7
. Secondo nella classifica dei giovani, lui è che il più giovane e promettente della dinastia Masciarelli. Secondo noi una delle più belle sorprese di questo Giro.

Damiano CUNEGO: 4. Meriterebbe un sette per il fatto che comunque questo Giro lo porta a termine. Ma la stima che abbiamo per Damiano è troppo grande. Non lo si vede mai, se non staccato nelle retrovie. Gli consegniamo la nostra solenne domanda: perché così piano?

Gilberto SIMONI: 3
. Arriva a tre quarti d¹ora. Esce di classifica ­ così dice lui ­ per cercare di vincere una tappa. Non riesce nemmeno in questo modo. E¹ un coscritto di Armstrogn, sembra più vecchio del texano.

Michele SCARPONI: 7.
Si aggiudica due tappe: Mayrhofen in Austria e Benevento. Fa una primavera da favola e al Giro, nonostante il caldo, va davvero forte. Bravissimo.

Alessandro PETACCHI: 9.
Due vittorie di tappa (Jesolo e Grado), un giorno in maglia rosa. Poi, dopo aver duettato con Mark Cavendish, si mette al servizio della squadra e lavora come pochi sanno fare per Danilo Di Luca: immenso.

Mark CAVENDISH: 10.
In sostanza stecca solo una volata, poi ne mette a segno tre. Peccato solo che poi, dopo la vittoria di Firenze (da aggiungere a quelle di Milano e Arenzano), lo costringono a ritirarsi. Lui non vorrebbe (voto 8), la squadra lo costringe a tirare il fiato (voto 5).

Edvald BOASSON-HAGEN: 8.
Uno dei giovani più interessanti a livello assoluto. Secondo nelle tappe di Mayrhofen e Bergamo, primo a Chiavenna: questo è un fenomeno.

Leonardo BERTAGNOLLI: 8. Viene preso al volo da Gianni Savio (voto 9) a soli quattro giorni dall¹inizio del Giro d¹Italia e il trentino romagnolo sgobba come e solito fare e poi va a vincere anche una delle più belle tappe del Giro, a Faenza.

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