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01 giugno 2009

IL PAGELLONE di Gatti: a Lance maglia bianca. Della salute

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Storicamente, la maglia bianca del Giro va al migliore dei giovani. Ovviamente, quella che va al mito che fu, così pateticamente ridotto, è una comoda maglia della salute. Voto: 3

CRISTIANO GATTI assegna le maglie di leader e voti adeguati ai veri eroi del nostro tempo e del nostro Giro. Il rosa al patron Zomegnan, ciclamino a DinosAuro Bulbarelli, la verde a Sgarbozza. Infine la bianca, al mito che fu, così pateticamente ridotto

di CRISTIANO GATTI
inviato de Il Giornale
da ROMA

 

Maglie di leader e voti adeguati ai veri eroi del nostro tempo e del nostro Giro. Per non dimenticarli. Perché nulla resti impunito.

Maglia rosa: Angelo Zomegnan. E’ il patron assoluto e indiscutibile. In questa edizione del Centenario, che tutti si aspettavano mirabolante e indimenticabile, libera le sue insospettabili capacità taumaturgiche e si trasforma nel diabolico Mago Zom. Con un abile tocco di bacchetta magica fa sparire in un colpo solo tutte le cime storiche della corsa rosa. Al termine del gioco di prestigio, l’Italia riappare priva di Mortirolo e Gavia, Stelvio e Marmolada, Zoncolan e Colle delle Finestre. Praticamente è un nuovo Benelux, sovrastato dalla vetta del monte Petrano, nelle Marche. Anche il voto ragginge le stesse altitudini: 2.

Maglia ciclamino:
DinosAuro Bulbarelli. E’ la voce ufficiale del racconto rosa. Tutti i giorni, con una poetica asciutta e stringata come la sua figura (145 chili, la mattina, prima della colazione a base di cinghiali farciti), allieta la nazione seguendo il filo conduttore della sua sconfinata cultura (anche quella, taglia XXXXXXL). Nel Giro del Centenario, firma un’impresa senza precedenti. Durante la tappa della Costiera Amalfitana, rivela agli ascoltatori questo clamoroso scoop: “Pensate che in passato Amalfi è stata una delle quattro Repubbliche Marinare, assieme a Genova, Pisa e Venezia”. La grande scoperta arriva a colmare un preoccupante vuoto nel sapere nazionale: come noto, noi tutti si pensava che fossero sette, con Sanremo, Taormina e Forte dei Marmi. Voto: 1.

Maglia verde: Giggggetto Sgarbozza. L’opionista alla vaccinara è l’indiscutibile rivelazione del Giro Centenario. Collocato al centro di quel mercato del pesce chiamato ambiziosamente “Processo alla tappa”, libera il venditore di totani che alberga nel profondo del suo animo e tutti i giorni accende beghe, piazzate, tafferugli a sfondo tecnico. Debole coi forti, è fortissimo coi deboli: per tutto il Giro, se la prende con Luca Scinto, ex gregario azzurro, ora diesse di una piccola squadra chiamata ISD. “Tu rovini la corsa, facendo continuamente attaccare i tuoi corridori. Le grandi corse vanno lasciate ai grandi campioni”. Preso da furore persecutorio, non si accorge ovviamente del clamoroso autogol: se i suoi criteri di corsa valessero anche in televisione, lui verrebbe immediatamente zittito e relegato nelle retrovie, a scaricare le valigie di Cassani e Martinello. Sul suo Giro, ancora aleggia il domandone che un giorno l’esasperato Scinto lanciò in diretta: “Gigggetto, ma la Rai ti paga per dire tutte queste bischerate?”. La risposta, purtroppo, è sì. Quanto al voto, strana coincidenza: è lo stesso che Gigggetto prendeva regolarmente in italiano, alle elementari che poi ha interrotto: zero sbarrato.

Maglia bianca: Lance Armstrong. Storicamente, la maglia bianca del Giro va al migliore dei giovani. Ovviamente, quella che va al mito che fu, così pateticamente ridotto, è una comoda maglia della salute. Voto: 3.

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