29 agosto 2009

Una notte in Bianco con quei folli Supermen della maratona

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Il sessantunenne italiano Marco Olmo, uno dei più grandi specialisti delle corse estreme

Da Chamonix a Chamonix. Dal tramonto all’alba, il racconto della Ultra Trail du Mont Blanc. La maratona più pazza delle Alpi: 166 km attraverso 3 Paesi in un tempo limite di 46 ore. Ecco come i 2496 iscritti hanno vissuto (e sofferto). GUARDA LE FOTO

di PAOLO PAGANI
da Chamonix (Francia)

L'ULTRA TRAIL IN DIRETTA

Mentre voi state sorseggiando il primo caffè caldo del weekend, sabato mattina, loro escono da una fredda notte in Bianco. Inteso come Monte. Circumnavigato per intero di corsa, senza sosta né sonno, in senso anti-orario: Chamonix, Saint Gervais, l’ingresso nella notte a Notre Dame de la Gorge sopra Les Contamines, poi l’intrufolamento in Italia dal Col de la Seigne nella Val Veny di Courmayeur (dopo 78 km al buio pesto, metà calvario dietro gli zaini), la Val Ferret costeggiata in quota (Rifugio Bertone, Rifugio Bonatti, 2020 m), e poi la Svizzera oltre il Col du Grand Ferret, e poi ancora e finalmente Chamonix per il Gran Finale: 166 km in tutto, l’equivalente più o meno di quattro maratone olimpiche di fila, 9400 metri di dislivello medio, 20 ore di odissea a piedi (i più bravi: il tempo limite è 46 ore), 3 Nazioni (Francia, Italia, Svizzera) traversate tra strapiombi  e saliscendi alla luce fioca di una lampada stile minatore attaccata alla fronte sudata. Nel 2008 sono partiti in 2384, hanno finito in 1270: la metà.

Quegli Xmen del fuoristrada -
Loro sono quelli della The North Face® Ultra-Trail du Mont-Blanc® edizione numero sette, 2496 partecipanti a una maratona pazza, votati al martirio psicologico e al dolore fisico. E questa è la loro storia, la storia di una sola notte ma infinita, nuvolosa e fredda, fatta di volontà di ferro; notte da XMen, da Fantastici Quattro (per Quattro, vista la necessità del fuoristrada). Scegliete voi a chi paragonarli, intanto che lo zucchero si scioglie nel caffè del breakfast.

I Supereroi più attesi - A proteggere tutti c’erano 1650 volontari che ho visto, tra fiaccole notturne nel nulla e sentieri alpini, tendere una borraccia o un cerotto. Angeli custodi di supereroi come Marco Olmo, 61 anni, vegetariano vegano, pettorale numero 4049, barba bianca, segaligno, maglia grigia, in prima fila alla partenza di Chamonix ieri alle 18.30 in punto. Applauditissimo, il vincitore del 2007, torcia già in fronte, lo sguardo di fuoco dei missionari che stanno entrando a Gerusalemme. Oppure di Elizabeth “Lizzy” Hawker, inglesina secca e piccolina, una laurea in Oceanografia polare, prima donna classificata nelle edizioni 2005 e 2008 del periplo del Bianco con il tempo di 25h19:41 (stavolta chiuderà seconda in 26h04'42" dietro all'americana Kristin Moehl). Oppure di Kilian Jornet, il ventenne spagnolo venuto da Marte, o chissà da quale pianeta, che trionfò l’anno passato (e che, fra l'altro, si è ripetuto oggi in 21h33'18""). Erano tutti lì, sulla linea del via per una notte senza fine. Tutti inguainati nel goretex, un tripudio di colori al neon. Partenza col sole, poi il clima è girato.

La notte più lunga - La colonna sonora del “Gladiatore”, volume poderoso e ali di folla intorno, aveva accompagnato la partenza del gruppo. “Aiutate i compagni in difficoltà” il monito samaritano dello speaker, preannunciando gli zero gradi della temperatura in quota, il freddo delle tenebre in agguato. I primi sono sbucati all’alba a metà gara, a Courmayeur, senza badare alle Grandes Jorasses che dal Whymper stanno per scaricare a valle una montagna di ghiaccio da un momento all’altro perché il seracco scivola di 20 cm al giorno verso il precipizio. "Lizzy" Hawker, la superdonna sempre tra i primi (maschi), coda di cavallo e canotta rossa, non mollava i più veloci del gruppo sino all’ingresso nel nero della nottata. Tantissima gente finchè si è potuto, fino ai primi sentieri sul groppone del Bianco, appena finito lo striminzito abitato di Notre Dame de la Gorge. Poi il vuoto, il niente, nessun lampione, nessun grido di incoraggiamento. Alla spicciolata, staccati, a piccoli gruppi, qualcuno ormai solo con se stesso perché più lento. Attorno però, sino all’uscita dalla civiltà, una enorme, sentitissima festa di piazza e di paese, l’abbraccio della Savoia ai temerari del trekking estremo.

C’è gloria per tutti – Poi all’ora di pranzo, sulla salitona assassina e disonesta del Col du Montets alle spalle di Chamonix, i giochi saranno ormai fatti. E alle 15.30, in centro a Chamonix, si celebrano non soltanto i primi arrivi, i sopravvissuti, i marziani: lì si celebra, per un giorno, la gloria di tutti. Chi ha perso, ha vinto lo stesso e per se stesso. Che siano 20 oppure 46 ore (barriera oraria limite) le ore di marcia senza sosta. Per esattezza certosina, il trionfatore è sbucato alle 16.03, avendoci impiegato, come detto, 21h33'18" e avendo rifilato l'eternità di 1h03" al secondo piazzato, il francese Sebastien Chaigneau. Alleluja.

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