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02 settembre 2009

Damiani: "Cammarelle e Russo i pilastri della mia boxe"

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Francesco Damiani (a sinistra) assiste all'angolo Dario Vangeli ai Mondiali di boxe di Milano

L'INTERVISTA. Il Direttore tecnico delle nazionali azzurre, argento mondiale e olimpico dei massimi, racconta le speranze tricolori per Mondiali di casa appena iniziati a Milano: mi aspetto un paio di finali. Anche perché questi ragazzi se lo meritano...

di LUIGI VACCARIELLO

La boxe è passione pura. E per poco più di 10 giorni renderà Milano la sua capitale, con i Mondiali dilettanti. Francesco Damiani, argento mondiale e olimpico dei massimi, non sta più nella pelle. Lui romagnolo di Bagnacavallo, ma scaramantico come un napoletano, è il Direttore tecnico delle nazionali azzurre. Di talenti come Cammarelle e Russo, insomma. Ma è soprattutto un grande innamorato della boxe. Per questo ha parlato volentieri con SKY.it del Mondiale di casa.

Come si vive da Direttore tecnico l’esperienza di un Mondiale in casa?
“Come primo Mondiale organizzato in Italia in tanti anni di storia di pugilato, non posso che dire di essere orgoglioso di essere il ct. E’ una grande manifestazione ed è bellissimo essere qui da protagonista all’angolo a vivere queste straordinarie emozioni”.

Che atmosfera si attende al Forum?
“Be’ in parte l’ho già vissuta con i primi ragazzi che sono saliti sul ring. C’erano diverse persone che ci incitavano. Certo non era pieno, ma se qualcuno dei nostri manterrà le premesse della vigilia, sicuramente vedremo per le finali il Forum stracolmo nella sua immensità. Spero che tutto ciò accada perché non vedo l’ora di vivere l’emozioni di una bolgia”.

Il grande pubblico si sta riavvicinando alla boxe grazie ai successi di Fragomeni, Russo e Cammarelle. In tal senso, questa manifestazione come e quanto può aiutare lo sviluppo del movimento pugilistico in Italia?
“Senza dubbio l’avvento di queste campioni ha facilitato l’avvicinamento della gente, ma non basta. Per questo va dato merito a Paolo Taveggia e Andrea Locatelli che stanno facendo un lavoro straordinario nell’organizzazione di questi Mondiali. Si respira un entusiasmo e una voglia di boxe incredibile tra la gente. Ora sta a noi. Tocca ai vari Cammarelle, Russo, Picardi, Valentino far sì che il pubblico si appassioni sempre di più”.

Su 10 italiani sul ring di Milano. 4 sono napoletani (Russo, Parrinello, Picardi e Valentino): Damiani ha imparato il napoletano nel frattempo?
“Guardi che anche se se sono romagnolo, è un bel po’ che lo conosco. Frequento napoletani da quando ho iniziato. Prima come atleta e ora come allenatore. I napoletani, o meglio i campani (Russo e Valentino sono della provincia di Caserta, di Marcianise, ndr) sono lo zoccolo duro del movimento pugilistico italiano. In generale lo è il sud, ma non ci dimentichiamo che Cammarelle e Fragomeni sono milanesi”.

Già. Ma Cammarelle, Russo, Picardi e Valentino sono le uniche speranze azzurre di medaglia, o Damiani ha qualche altro asso nella manica?
“Loro sono i senatori, la parte consolidata di questo gruppo. Le fondamenta della casa, sulla quale spero possano spuntare nuovi giovani campioni. L’esperienza in questo sport è importantissima e noi abbiamo ragazzi come Podda, Vangeli e Di Savino che stanno venendo su bene, ma diamogli tempo. Ma è inutile nascondersi: le nostre speranze di medaglia sono riposte su quei quattro che ha citato lei”.

Chi deve temere Cammarelle?
“Come ho ripetuto spesso: deve temere se stesso. Le sue condizioni fisiche e la sua testa dipendono da lui. Ha un problemino alla schiena, ma non credo lo possa condizionare. Certo, nella boxe non si può mai dire, basta un cazzotto per cambiare il corso delle cose. Ma davvero, al livello di Roberto non vedo nessuno. E’ il più forte!”.

Valentino riuscirà a far dimenticare la delusione olimpica?
“Valentino ha una grande carica che viene proprio dalla delusione di Pechino. La sua è una categoria dura (pesi leggeri, ndr) perché piena di ottimi pugili in tanti parti del mondo. Domenico deve ritrovare lo spirito che gli ha consentito di vincere l’argento a Chicago nel 2007. E devo essere sincero: io questo spirito lo sto rivedendo in questi giorni. E’ in forma stupenda”.

Saranno i Mondiali della definitiva consacrazione di Picardi?

“Ha usato il termine giusto: devono essere i Mondiali della sua consacrazione definitiva. Ha detto che si è scocciato di portare a casa bronzi. E’ il suo anno e sono convinto che può portare a casa qualcosa di più importante”.

Lei che è stato argento olimpico nei massimi, che consiglio si sente di dare a Russo?

Tatanka è un cavallo pazzo, non lo ferma nessuno. Può perdere da uno stupido, come battere lo strafavorito. Dipende tutto da lui. E’ preparato. Il sorteggio non gli ha sorriso. Ha un cammino difficilissimo, ma se arriva fino in fondo può davvero dire di essere il numero 1 assoluto”.

Come uscirà l’Italia del pugilato da questa manifestazione?
“Secondo me è già uscita alla grande dal punto di vista organizzativo. Ora sta a noi dare una mano a mettere la ciliegina sulla torta”.

Suvvia, quante medaglie porteremo a casa?
“Non glielo dico, come ha potuto capire sono scaramantico (come dargli torto, frequenta napoletani da una vita, ndr). Diciamo che mi aspetto un paio di finali. Anche perché questi ragazzi se lo meritano...”.

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