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05 novembre 2009

Milorad Cavic si toglie il costume: "Torniamo alle origini"

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Milorad Cavic e l'eterno rivale Michael Phelps sui blocchi della finale dei 100 farfalla ai Mondiali di Roma

Il colosso serbo-americano, rivale acquatico di Michael Phelps, si racconta ricordando successi e sconfitte e disegnando i suoi obiettivi. Tifoso interista perché amico di Dejan Stankovic, si auspica un ritorno al nuoto vero: "Basta costumi spaziali"

di LUIGI VACCARIELLO

E’ l’unico umano, insieme a Paul Biederman sui 200 sl, ad essere andato a un passo dal battere l’extraterrestre per eccellenza del nuoto mondiale, Michael Phelps. Lui è proprio Milorad Čavić, quel serbo d’America che per poco, anche se per molti ci era riuscito, non ha sottratto al Kid di Baltimora l’ottava medaglia d’oro. Quella sui 100 delfino, la più cara all’americano, che a Pechino lo ha spedito nella storia cancellando il precedente record di Mark Spitz. Questa montagna di muscoli di 198 centimetri, pronta a scatenare come un delfino uno tsunami di onde quando scende in vasca, è in realtà un 25enne fiero delle proprie origini serbe, quanto disponibile fuori dall'acqua. E il fatto che il suo nome venga collegato nelle quasi totalità delle domande a quello di Phelps, non lo turba. Anzi, lo inorgoglisce e non poco. Čavić che non vede l’ora di tornare ai vecchi costumi perché, parole sue, finalmente vincerà “who is the best” si allena a Caserta e si professa interista anche se il suo coach lo smentisce subito: “lo è solo perché è amico di Stankovic”.

Partiamo dalle origini. Sei nato e cresciuto in America ma gareggi per la Serbia. Come mai?
“E’ vero sono nato a Anaheim in California, ma i miei genitori sono serbi. E sono molto orgogliosi di esserlo. E’ stata questa la ragione fondamentale che mi ha spinto a gareggiare per la Serbia dove corro appena posso. Ho studiato alla UC Berkley dove ho iniziato a nuotare. Ero molto bravo nelle subacquee, quindi facevo un sacco di gare a stile, delfino e dorso”.

Quando hai deciso di concentrarti sulla farfalla? I tuoi titoli giovanili sono tutti a stile libero.
“Quando ho finito l’università mi sono concentrato su 50 e 100 farfalla. Ma da quest’anno tornerò a fare anche i 50 sl”.

Torniamo alle origini serbe. Europei di Eindhoven, vinci nei 50 farfalla e ti presenti con una maglietta “Il Kosovo è Serbia”

“E’ vero. Era un periodo particolare, fu un semplice gesto di reazioni alla situazione che si stava vivendo in quel momento nella mia terra. Non fu apprezzato e subito dopo fui squalificato dalle altre gare”.

Veniamo al tuo grande rivale, Michael Phelps. Quando sali sui blocchi lo fissi sempre, perché?
“Semplice. Lo guardo perché lui è il migliore. E’ come se gli dicessi “solo tu puoi battermi, dimostramelo”. Non c’è nulla di personale. Infatti a Roma subito dopo la gara sorridevo. Lui è un grandissimo atleta. La nostra rivalità è il succo dello sport. Non lo conosco personalmente, ma lo ammiro molto come atleta”.

Già, Roma. Hai conquistato il titolo mondiale dei 50 e ti sei presentato il giorno della finale dei 100 con una bandiera della Roma
“Chiariamo. Io sono tifoso dell’Inter, ho mostrato la maglia della Roma per fare un regalo al mio coach, Andrea Di Nino, romano e romanista. Mi sembrava il minimo che potessi fare per lui dopo che avevo fatto tantissimo per me nella preparazione ai Mondiali”.

Mi descrivi quella finale?

“A Roma c’era una aria stupenda. Si sentiva che quella era la gara più attesa anche dopo quello che ero successo alle Olimpiadi. I media americani mi hanno seguito ovunque. Voi italiani aspettavate la Pellegrini, ma non c’erano dubbi sul fatto che Federica dominasse le sue gare. La nostra invece era una sfida aperta. Percepivo l’emozioni e le attese del mondo del nuoto attorno a questa gara. Sono partito forte come al mio solito, ho virato su tempi da 50 delfino, ma quello è il mio modo di nuotare. Nella seconda vasca ho sofferto da matti, avevo dolore alle gambe e sapevo che accanto a me c’era Phelps. Gli ultimi 10 metri mi dicevo: “Non mollare Mile”, ma Michael ha fatto un numero pazzesco. E’ sceso sotto i 50”, un tempo che solo un anno prima sarebbe valso una finale mondiale nei 100 sl. E’ un po’ come quando c’è stato il primo uomo a scendere sotto i 10’’ nei 100 metri piani”.

Più rimpianti per un record del mondo durato un solo giorno (detiene comunque quello dei 50, ndr) o per essere arrivati secondi?
“I record del mondo vanno e vengono. Lo posso fare io, lo puoi fare tu (qui intervengo e gli faccio presente che io di record non ne posso fare neppure nella vasca da bagno, lui sorride e prosegue). La gente si ricorda solo di chi ha vinto”.

Invece dopo la contestata finale di Pechino, come ti sentivi? Un anno dopo hai ancora rimpianti?

“Guarda il giorno dopo ero la persona più felice del mondo. Avevo vinto una medaglia nella competizione più importante per il nuoto. Le Olimpiadi, vuoi mettere? Di rimpianti neppure l’ombra”.

Capitolo costumi. Sei d’accordo con la decisione della Fina di tornare al passato?
“Assolutamente sì. I costumi hanno aiutato molto. Basta vedere le differenze di crono negli ultimi 2 anni. Non so di sicuro cosa succederà l’anno prossimo. Io spero di riuscire a nuotare sui 50’’9 (il suo personale è 49’’95, ndr). Con questa decisione saremo tutti più onesti. Torneremo alle origini. Al nuoto vero. Finalmente si potranno vedere le differenze tra chi lavoro duro durante l’anno e chi no. Finalmente vincerà Who is the best”.

I tuoi obiettivi per la prossima stagione?
“Voglio preparami bene per gli Europei. Riprenderò a breve ad allenarmi in Italia con il mio team, la ADN Swim Project, vicino a Napoli. In una città a 20 km non mi ricordo come si chiama (lo chiede al coach a fine intervista, mi viene a cercare e tutto soddisfatto mi dice: Caserta). Voglio battere di nuovo Rafa Muñoz sui 50 e 100 delfino confermandomi il più forte in Europa. E poi tornerò a nuotare i 50 sl”. Anche questo è Milorad Čavić, uno che vuole essere sempre the Best!

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