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30 dicembre 2009

Chi era Fausto Coppi, ovvero il Ciclista Perfetto

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“Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi” ripeteva Mario Ferretti nelle telecronache

La scheda: campione puro, in sella un’eleganza che sfiorò la perfezione. L’Airone vinse 122 corse in carriera, 5 Giri d’Italia, due Tour de France e poi il record dell’ora e un leggendario Mondiale a Lugano nel ’53. Fino a quella tragica fine per malaria

di PAOLO PAGANI

LA FOTOGALLERY: A CASA DI COPPI

A CASA DI COPPI: 50 ANNI DOPO, L'AIRONE VOLA ANCORA

Un campione chimicamente puro, classe sopraffina, talento persino innaturale assemblato dal Padreterno su un telaio anatomico apparentemente inadatto a vincere, lo sterno carenato e un nasone così. E invece. Nato a Castellanìa (accento sulla “i”) il 15 settembre del ’19 e morto tragicamente di malaria il 2 gennaio del ’60 a Tortona, alle 8.45 del mattino, Fausto Coppi è per forza caro agli Dei, che sempre hanno amato rapire al Mondo degli Umani gli eroi giovani. Fu uno dei più grandi sportivi di tutti i tempi e, senz’ombra di dubbio, l’atleta più forte di sempre entro l’orizzonte dello Sport nostrano. Vinse cinque Giri d’Italia (record mai eguagliato) più due Tour de France e, come riuscì a Marco Pantani cinquant’anni più tardi (1998) ma una tantum, centrò anche due volte l’accoppiata Giro-Tour: nel ’49 e nel ‘52. Fu campione del mondo di inseguimento su pista e primatista dell’ora (45,798 km il suo record d’antan). Maglia biancoceleste, bici Bianchi i marchi di fabbrica, entrambi icone leggendarie. Come quel sistema cardiocircolatorio paradossale: 7 litri di capacità polmonare, 44 battiti al minuto su 177 centimetri di fusto longilineo. Numeri fuori dal comune, in sella un’eleganza senza eguali, anzi è probabile fosse perfezione.

Lugano ’53 il punto più alto della sua luminosa carriera di corridore e stilista della fatica: l’Airone prende il volo, sul circuito svizzero, e infligge 6 minuti di distacco al belga Derycke, secondo. Complessivamente Coppi vinse 122 corse, indossò la maglia rosa per 31 giorni e la maglia gialla del Tour per 19. Celeberrima la sua rivalità con Gino “Ginettaccio” Bartali in uno Sport, quello del sudore a pedali, che vive di dicotomie, dualismi, sfide doppie. Uno, il toscano, grande campione, devoto alla Madonna; l’altro, l’Airone, grandissimo fuoriclasse, adultero in tempi complicati. Due Italie, una sola leggenda. Eccellente passista, scalatore imbattibile, un fenomeno a cronometro, Coppi lega per dempre il suo nome a indimenticabili imprese d’alta montagna, ed è per questo che la vetta più alta in ogni edizione del Giro si chiama ancora Cima Coppi. Da giovane garzone di salumeria, a Novi Ligure, incontra un giorno colui che sarà il suo Guru: Biagio Cavanna, il massaggiatore cieco. Un Omero, per Fausto, nel mondo delle gloria.

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