15 aprile 2010

Carolina, fatina con le unghie: "Che reazioni aggressive"

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Carolina Kostner ha deciso: pausa di riflessione fino a giugno, poi tornerà sul ghiaccio

L'INTERVISTA. La Kostner ha deciso di prendersi una pausa di riflessione fino a giugno. Intanto risponde alle critiche che le sono piovute addosso dopo Vancouver: "Le persone mi guardano in tv, comodamente sedute, e pretendono di spiegare perché cado"

CAROLINA KOSTNER: LA FOTOGALLERY

di Vanni Spinella

Una pausa di riflessione, poi si vedrà. Carolina Kostner è ufficialmente “in vacanza”, come lei stessa precisa scandendo bene le parole. “Solo ora che sono libera sto scoprendo quanto sia bello svegliarsi al mattino e poter dire ‘cosa faccio oggi?’”.
Non resiste alla tentazione, però, di togliersi qualche sassolino dai pattini. Fatina sul ghiaccio, con lo spettacolo “Winx on ice” in programma a Milano in cui recita la parte di una ragazza che sogna di diventare fata; decisa e sicura quando si torna con i piedi per terra.

Dopo Vancouver e il Mondiale di Torino si volta pagina. Le grandi aspettative nei tuoi confronti ti hanno accompagnata anche in queste occasioni.
Trovo incredibile che un atleta debba sempre giustificarsi per quello che sta facendo, senza poter dire per una volta “è andata male”. In fondo, il primo che soffre quando i risultati non arrivano è sempre l’atleta.

I fari puntati, poi le critiche e l’ironia su internet. Eppure a Vancouver sono andati male quasi tutti gli italiani. Perché tanto accanimento su di te?
Sono una sportiva, è una situazione che devo accettare, quella dei media. Lo sport è così, non posso mica chiudermi in camera e isolarmi. In genere cerco di ignorare queste cose perché so che sarà sempre così. A me piace pattinare e gareggiare: e continuerò finché posso.

Ti hanno fatto male le critiche piovute dopo Vancouver, tra cui quelle di Petrucci?
Ho trovato certe reazioni aggressive e mi sono un po’ arrabbiata. Non trovo giusto che persone che ci guardano in tv, comodamente sedute in poltrona, cerchino di spiegare perché un atleta va male. Per me parlano i risultati, finora: tra le donne, sono la migliore in Italia.

Eppure sembrano fare più notizia le tue cadute…
Mettiamola così: anche in allenamento si cade. E si impara fin da piccoli a rialzarsi subito. In gara si aggiungono l’ansia, il nervosismo, le aspettative intorno. Ma non è la caduta che decide il risultato. È questo che la gente che ci guarda dovrebbe capire. Il pattinaggio è un po’ come fare la spesa: metto questo nel cestino, poi questo, quest’altro… Allo stesso modo, più elementi collezioni in modo pulito e bello, e più puoi permetterti di fare degli sbagli. Poi lo so anch’io che stare in piedi è meglio.

Bisognerebbe conoscere meglio il pattinaggio, prima di parlare?
Faccio un altro esempio: nel mio sport non contano solo i salti. Ci sono anche delle sequenze di passi che danno punti, e alcune di queste io sono tra le poche al mondo a saperle fare.

Hai pianto dopo le cadute di Vancouver?
Ho pianto, certo, ma dopo ogni caduta ci si rialza più forti di prima. Si dice così, no?

E adesso questa pausa di riflessione.
Ho finito le gare, ho deciso di stare ferma fino a giugno per riflettere bene, decidere come proseguire e da chi farmi seguire.

Mai pensato di mollare tutto?
Tante volte. Lo penso una prima volta, ma poi quando lo penso la seconda mi convinco che sarebbe una scelta che mi rimprovererei per tutta la vita.

Ripartirai dall’Italia o continuerai ad allenarti negli Stati Uniti?
Ho voglia di passare più tempo in Italia, a casa.

Prima e dopo Vancouver si è parlato molto del tuo programma di allenamento mentale. Pensi che ti sia stato utile?
La psicologia dello sport può aiutare tanto, ho fatto un lavoro interessante. Ma se non ci sono anche le gambe… è dura.

Credi che dopo l’Olimpiade e il Mondiale di Torino si sia creato un abisso tra le pattinatrici asiatiche e tutte le altre?
Non mi piace suddividere le pattinatrici in base alle loro nazioni di provenienza. In Asia c’è sicuramente una mentalità diversa, ma il nostro è anche uno sport che non è oggettivo al 100%. Spesso dipende da come va il vento…

In che rapporti sei con le altre atlete?
Ogni atleta lavora e dà il meglio, in genere in gara non ci si parla, ognuna pensa solo a sé. L’atmosfera di amicizia che ho respirato all’ultimo Mondiale, però, è stata unica. Ci siamo divertite un casino.

A Torino hai dato segnali di ripresa importanti...

Risultato a parte, il Mondiale per me è stato fantastico per il calore e l’affetto del pubblico nei miei confronti. Vincere? Il Mondiale c’è anche l’anno prossimo, e poi ancora tra due anni…

Intanto, Carolina fa le valigie, almeno mentalmente. Anche la doppia tappa di “Winx on ice” sarà un modo per staccare. Bianca, elegante, solare: impossibile non chiederle quale sia la sua fatina preferita. “A dir la verità la mia preferita è la strega”. Attenzione, Carolina ha tirato fuori le unghie.


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