20 agosto 2010

Il coach Di Nino: "Vedrete dove arriveranno questi Dunford"

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Jason e David Dunford con alcuni degli atleti della A.D.N. Swim Project. Al centro, in mezzo ai suoi ragazzi, c’è anche il coach italiano Andrea Di Nino

Romano giramondo e romanista sfegatato, l'allenatore-psicologo dei due kenyani ha creato in Campania una scuola di nuoto d'élite: "Jason non è molto lontano dalla tecnica del signor Michael Phelps, ma entrambi hanno l'arroganza adatta a vincere tutto"

La favolosa storia dei fratelli Dunford del Kenya

“Questo è un lavoro, non un gioco”. E’ una delle frasi che Andrea Di Nino ripete di continuo ai suoi atleti. Perché lui, romano giramondo (ma romanista sfegatato), “is a world famous coach” come lo definisce David Dunford. Uno che crede nella sua professione: aiutare giovani promesse a diventare grandi campioni, sempre nel rispetto di certe regole (la lotta al doping viene prima di tutto) che non possono prescindere dal test d’ingresso del Dna.

Una sorta di Nick Bollettieri, il leggendario coach dei tennisti, del nuoto: “Ogni allenamento è una gara nel nostro team, perché per i nostri nuotatori l’obiettivo è vincere”. E’ con queste premesse che, dopo l’esperienza e gli studi nella culla del nuoto mondiale al Coral Spring Swim Team negli States, è tornato in Italia e ha creato l’A.D.N. Swim Project che da un anno è di stanza in Campania tra Caserta e la vicina San Prisco. Un team di atleti internazionali (per sua scelta ha deciso di non allenare italiani, ndr) che può contare, oltre che sui giovani fratelli Dunford, anche su atleti affermati del calibro dello sloveno Peter Mankoc (tre titoli del mondo nel carniere), del russo Evgeny Korotyshkin (oro nei 100 farfalla agli ultimi europei di Budapest) e del grande rivale di Michael Phelps, il serbo Milorad Cavic.

Ma oltre ad essere un coach, Di Nino per suoi atleti è anche una sorta di psicologo, fratello maggiore, migliore amico. Non a caso Cavic (nonostante il grande affetto che lo lega all’interista Stankovic, ndr) agli ultimi Mondiali, si presentò ai blocchi della finale dei 100 farfalla, nella piscina del Foro Italico, sventolando la bandiera della Roma, proprio per fare un regalo e una sorpresa al suo coach. Per questo abbiamo chiesto a Di Nino di raccontarci qualcosa in più sui fratelli Dunford, approdati da un paio di mesi nella sua scuderia.

Come hai conosciuto Jason e David Dunford e com’è nata l’idea di portarli all’A.D.N.?

“Ho conosciuto Jason Dunford in occasione di un meeting in Belgio, abbiamo iniziato a parlare del team A.D.N. e abbiamo trovato molti punti in comune sul modo di intendere il nuoto ad alto livello. Diciamo che a gennaio ci siamo annusati, abbiamo aspettato che concludessero l’università a Stanford e siamo partiti”.

Com’è stato il loro ambientamento in Italia, soprattutto in una realtà particolare (per gli africani) come quella del Casertano?
“Ritengo ottimo, Caserta e San Prisco hanno accolto loro, come d'altro canto l'intero team, con grande affetto e supporto. Jason e David adorano il clima caldo e le bellezze culturali, e di entrambe tutto il casertano non è secondo a nessun'altra provincia italiana”.

E in una squadra con atleti di diverse nazionalità?
“Il mix di culture e di diverse filosofie di vita è forse uno dei segreti fondamentali dell’A.D.N., d'altro canto tra persone intelligenti l'avere un passaporto diverso è punto di forza non un possibile problema”.

Passiamo all’aspetto tecnico. Profilo, caratteristiche, mentalità e potenzialità di entrambi. Dove sono bravi e in cosa devono ancora migliorare, fuori e dentro alla vasca
“Jason Dunford è un atleta molto versatile, spazia dallo stile al delfino, al momento disputa 50 e 100 di entrambe le gare ma sono curioso di testarlo anche sui 200sl in vasca corta. David è un classico stileliberista, in quanto sprinter nuota 50 e 100. Tutti e due sono stati ‘formati’ in un college USA, Stanford, quindi amano il confronto con i compagni di squadra. Sono molto competitivi, ogni allenamento è una gara nel nostro team. Hanno quella giusta sicurezza-arroganza nell'approccio alla gara che qualsiasi atleta di alto livello deve avere. Alcune potenzialità le hanno già espresse: Jason con un record olimpico e David con la semifinale ai gli ultimi Mondiali di Roma. Sono atleti molto giovani, ovviamente migliorabili, e questo è lo scopo dell’A.D.N in vista di Londra 2012”.

Guardiamo al presente e al futuro. Commonwealth games di ottobre, Mondiali 2011 a Shanghai e Olimpiadi di Londra. Che tempi e soprattutto quante medaglie ti attendi da loro?

“E’ difficile fare una previsione relativa ai tempi, il nostro obiettivo è l'avvicinamento ai record personali fatti con i costumi gommati (i costumoni, ndr). A livello di medaglie, come tutti i nuotatori A.D.N. l'obiettivo è vincere in India, in Cina, come a Londra...”.

Come giudichi la loro prima stagione all’A.D.N.?

“Onestamente è prematuro dirlo, sono arrivati da poco più di due mesi (giugno 2010), ma per ora hanno rispettato le mie aspettative. Sono desiderosi di crescere, sanno di far parte di un club d'élite e in ogni allenamento hanno voglia di imparare dai tecnici e dai loro compagni di corsia”.

Due africani bianchi, per di più potenziali campioni di nuoto, non capita molto spesso allenarli: com’è?
“Il nuoto è uno sport planetario, ovunque si può nuotare forte e loro ne sono un esempio, appena l'Africa si potrà dotare di un buon numero di piscine vedremo tanti nuovi campioni”.

Dovessi paragonarli a qualche nuotatore più conosciuto del presente o del passato a chi penseresti?
“Permettimi una battuta... come nuotata Jason Dunford non è molto lontano dalla tecnica del signor Michael Phelps (sorride, ndr)”. Se queste sono le premesse, non ci resta che attendere l’esplosione definitiva del Kid di Nairobi.
(Luigi Vaccariello)

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