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15 novembre 2010

Il pugno invisibile, la gioventù bruciata di Giovanni Parisi

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Giovanni Parisi sul gradino più alto del podio di Seul, alle Olimpiadi del 1988

Roberto Torti racconta il pugile italiano, oro olimpico a Seul nel 1988 e due volte campione mondiale, tragicamente scomparso il 25 marzo 2009. Attraverso i racconti di amici "e oggetti", prende forma un racconto sentimentale. IL PRIMO CAPITOLO DEL LIBRO

Leggi il primo capitolo di: "Il pugno invisibile. Essere Giovanni Parisi"

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di MATTEO VERONESE

Il pugno del titolo è quello, tremendo, che dopo 101 secondi di match mette ko il rumeno Dumitrescu nella finale delle Olimpiadi di Seul e che vale l’oro nella boxe, categoria pesi piuma. A scagliarlo è un ragazzo di neanche 21 anni, nato a Vibo Valentia ma trasferitosi presto a Voghera, una vita che più "borderline" non si può: "terrone" nella provincia lombarda degli anni ’70, abbandonato dal padre praticamente in fasce e con una madre malata che non riesce a vederlo issarsi, "allungando il passo e sgomitando quand'è il caso, superando molti avversari e schivando altrettanti tranelli", più in alto di tutti gli altri solamente 8 anni dopo aver messo per la prima volta piede in una palestra.



Quel ragazzo è Giovanni Parisi, fino a pochi anni prima, quando ancora non tirava di boxe ma calciava il pallone sui campetti di periferia, soprannominato "Zico". Ovvero talentuoso, sì, ma esageratamente individualista, nel bene e nel male: sua la gloria per la vittoria, sue le colpe per le sconfitte. Praticando la noble art realizzerà le proprie aspirazioni, anche se ci metterà un po' a rendersi conto delle proprie potenzialità. Il primo match da novizio lo domina, schiantando il malcapitato di turno. Perde, ritirandosi, per un attacco di nausea. E così per una quarantina di match. Troppa tensione, troppa ansia, troppa voglia di arrivare subito a riprendersi quello che la vita gli ha tolto, o mai dato.

Nel momento in cui Giovanni "Flash" Parisi riesce a "chiudere i mille cerchi che deve chiudere, e prendersi le centomila rivincite che deve prendersi", la sua nuova vita sportiva è appena cominciata. Da quel momento diventerà per due volte campione del Mondo, in due categorie di peso differenti, combattendo da Voghera a Milano a Las Vegas, in un incontro voluto da un mostro sacro dello sport che ama e per il quale vive come Don King. In mezzo ci sono tanti momenti, tante persone, tante situazioni, tanti incontri, tanta vita. La sua vita, volata via in tremendo anticipo il 25 marzo 2009, sulla tangenziale di Voghera, a tre minuti da casa, è racchiusa ne "Il pugno invisibile. Essere Giovanni Parisi" (di Roberto Torti e Silvia Parisi, pag 224, € 15, Add editore), racconto "sentimentale", come lo definisce l'autore, "più che sportivo: i match uniscono la storia di Giovanni con quella degli altri pugili, ognuna straordinaria a suo modo.

Poi ci sono le interviste agli amici, ai suoi maestri, a Giacobbe Fragomeni. Infine una parte fantastica, ma basata su fatti assolutamente reali, in cui sono gli oggetti e i luoghi a parlare di lui: la finestra della scuola da cui un giorno decide di scappare, il salotto della professoressa Alida, il coltello con cui affetta ossessivamente l'ananas per perdere peso prima delle Olimpiadi, il mazzo di carte del bar di Medassino, dove è sempre tornato dopo un match e dove, forse, stava tornando quella sera di marzo".

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