04 gennaio 2011

Ritorno al futuro, ecco i rientri più famosi della storia

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Uno dei rientri più famosi fu quello di Michael Jordan, tornato sul parquet in ben due occasioni (Getty)

Non solo Dan Peterson ma anche altri tra atleti e tecnici hanno tentato una nuova avventura dopo lunghe pause. Michael Jordan, Magic Johnson, Bjorn Borg, Arrigo Sacchi e tanti altri ci hanno provato, ma non sempre con grandi risultati. GUARDA LE FOTO

di LORENZO LONGHI

Quando l'adrenalina batte l'anagrafe, c'è poco da fare: non si sfugge al richiamo dell'agonismo. Dan Peterson, che a 75 primavere tornerà a bordo parquet per guidare l'Olimpia Milano 23 anni dopo l'ultima volta da coach, è l'esempio più romantico, e chissà se sarà anche epico, di una tendenza che nello sport ha diversi precedenti. Ma se quello di Peterson, considerando la durata dell'assenza, è forse un record, in tanti non hanno saputo resistere alla tentazione. Allenatori, certo, ma soprattutto atleti.

Il basket, in questo senso, mostra un richiamo fortissimo. Earvin "Magic" Johnson, leggenda dei Lakers dal 1979, annunciò il ritiro nel 1991 dopo avere contratto l'Hiv. In realtà, giocò anche nel Dream Team Usa che vinse l'oro a Barcellona 1992, ma quattro anni dopo (gennaio 1996) rieccolo di nuovo, a 37 anni, con i Lakers. Non sfigurò. Michael Jordan, altro mito Nba, si ritirò… tre volte: nel 1993, quando si diede mestamente al baseball per tornare nei Bulls due anni dopo, e nel 1998. Tornò nel 2001, con i Washington Wizards, e rimase sino al 2003 quando ritoccò la media punti per partita nella regular season di Chamberlain (30,12 per MJ) ritirandosi, stavolta definitivamente, con il nuovo primato.

Nel tennis resta nella memoria, in negativo, il ritorno di Bjorn Borg. Ritiratosi nel 1983, tornò in campo nel 1991 e lo fece in maniera decisamente vintage, con tanto di racchetta in legno. Un fallimento che durò un paio di anni, prima dell'addio; meglio invece fece Martina Navratilova che lasciò nel 1994 e tornò nel 2000, riscoprendosi vincente nel doppio. Storico, nel pugilato, il grande ritorno di George Foreman. Vinse il suo primo titolo dei massimi nel 1971 contro Frazier, si ritirò nel 1977 con tanto di crisi mistica, rientrò sul ring 10 anni dopo e nel 1994, a 45 anni e 9 mesi, rivinse il mondiale contro Michael Moorer. Mohamed Alì, il più grande, si ripresentò sul ring nel 1980, due anni dopo l'addio, ma non fu più vera gloria. E mentre la Formula 1 di recente ha visto il ritorno-tradimento di Michael Schumacher, anche Pelé ha più volte fatto retromarcia dopo essersi ritirato. Dopo l'addio al Santos, eccolo tornare a New York, nei Cosmos: tre anni glamour, assieme a tante altre vecchie glorie rientranti, quindi l'addio vero e proprio.

Per quanto riguarda gli allenatori, in Italia, un paio di rientri post ritiro vanno segnalati. Arrigo Sacchi lasciò la panchina per stress nel 1999 (dimettendosi dall'Atletico Madrid), ma resistette fuori dalla mischia appena due anni e tornò nel 2001 per sostituire Malesani a Parma. Durò una manciata di partite, poi si ritirò definitivamente. Il record, tuttavia, spetta a Paolo Mazza. Classe 1901, storia d'altri tempi: ex elettricista e calciatore dilettante, dal 1939 al 1942 fu l'allenatore della Spal di cui, nel secondo dopoguerra, divenne prima direttore sportivo poi presidente. Ma nel 1962, pur restando alla guida del club ferrarese, Mazza tornò in panchina, addirittura in Nazionale: assieme a Giovanni Ferrari fu ct dell'Italia nella famigerata spedizione mondiale in Cile. Esattamente vent'anni dopo la sua ultima volta in panca.

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