19 aprile 2011

Mutai, il vento soffiava forte. E gli ha soffiato il record

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Il kenyano Geoffrey Mutai vince la 115th running of the Boston Marathon (Getty)

Nella maratona di Boston il kenyano ha corso 42,195 km in 2.03:02 stracciando il primato del mondo di 2.03:59 dell'etiope Gebrselassie, realizzato il 28 settembre 2008 a Berlino. Ma meteo e il dislivello del tracciato non rendono omologabile la prova

A volte non basta correre più veloce del vento, se è il vento stesso a darti una mano, spingendoti verso un record incredibile. A Boston il keniano Geoffrey Mutai si è visto soffiare sì il vento alle spalle, ma soprattutto il primato mondiale da sotto il naso: 42,195 chilometri in 2.03:02, stracciato il primato di 2.03:59 dell'etiope Gebrselassie, realizzato il 28 settembre del 2008 a Berlino.

Straordinario anche il secondo classificato, Moses Mosop, capace di 2.03:06. Tempi incredibili, ma che non valgono il record secondo la Iaaf, la federazione internazionale, che tinge di giallo la 115esima edizione della più antica delle maratone annuali, nella città dove si è appena chiuso il legal thriller della vendita della Roma.

I colpevoli, in questo giallo, sono due. Il vento, ma soprattutto il percorso, che non risponde alle norme internazionali. La distanza tra partenza e arrivo di solito non supera i 21 chilometri, a Boston la gara si svolge in linea retta, lungo la strada percorsa dai patrioti allo scoppio della rivoluzione americana. Ma è soprattutto il dislivello complessivo a impedire l'omologazione del record: secondo il regolamento della Iaaf non può essere superiore a un metro per chilometro, mentre a Boston è di oltre 3 metri.

Ma allora perché gli stessi tempi sono inseriti nella lista all-time e valgono comunque per la qualificazione alle olimpiadi? La soluzione del giallo sarà sicuramente nelle righe fitte fitte del regolamento della Iaaf, ma a Geoffrey Mutai in fondo importa poco. Il suo sogno americano è salvo: si porta a casa 200 mila dollari (150mila dollari per la vittoria, e l'altro di 50mila per avere comunque migliorato il record della corsa bostoniana) e il ricordo di un'impresa unica. Almeno quello, non se l'è portato via il vento.

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