05 maggio 2011

Boxe, Pacquiao come Bruce Lee: a Las Vegas per stupire

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Pacquiao si prepara a Las Vegas col suo allenatore Freddie Roach (Getty)

Tutto pronto in Nevada per il combattimento del pugile-deputato filippino, in programma sabato notte contro Shane Mosley e valido per il mondiale Wbo dei welters. Biglietti esauriti da un mese e febbre altissima per un evento gigantesco. GUARDA LE FOTO

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"Come Bruce Lee". Tre parole secche per descrivere il proprio modo di combattere, ed anche di affrontare la vita, e per spiegare come combatterà sabato notte a Las Vegas (in Italia saranno le 3 di domenica mattina) contro il potente Shane Mosley nel match valido per il mondiale Wbo dei pesi welters.

Manny Pacquiao è molto più di un pugile. E' il fenomeno capace, unico nella storia della boxe, di conquistare il titolo in otto categorie diverse, e che sta riscrivendo i manuali della boxe rendendola qualcosa di più della nobile arte. E' un modo di vivere e di muoversi, un intreccio fra pugni ed arti marziali, per ridisegnare sul ring traiettorie e movimenti che lo avvicinano a colui che è stato l'idolo del campione quando era solo un ragazzo delle Filippine che nella vita avrebbe voluto fare qualcosa d'importante.

Si può senz'altro dire che ci sia riuscito, visto che Bob Arum lo ha definito "il più grande di sempre, migliore perfino di Muhammad Ali", e di sicuro le tante ore passate a studiare i film, e quindi le mosse, del re del kung fu eroe anche sul grande schermo, sono servite. Pacquiao è un mix di movimenti per muoversi con leggerezza sul quadrato. I piedi per gli spostamenti e le mani per colpire perfettamente coordinati, così come il tronco che si sposta, i colpi come lampi che si abbattono sugli avversari, con velocità e potenza che rimangono immutati nonostante il tempo che passa ed il corpo che si modifica nel passaggio da una categoria all'altra.

"Mai visto uno che, pur guadagnando così tanto peso, ha mantenuto intatte potenza e velocità", sottolinea il coach del filippino Freddie Roach, uno che se intende: ha allenato 27 campioni del mondo e perfino l'attore Mickey Rourke nel periodo in cui si era messo in testa di diventare un pugile.

Pacquiao torna sul ring sabato a notte, e lo spettacolo è garantito. Il pubblico ha risposto alla grande, 16.800 biglietti esauriti da un mese e centinaia di migliaia di appassionati, nella sola America, disposti a pagare 55 dollari per vedere il match in pay per view sul canale Showtime. Per non parlare di ciò che succederà nelle Filippine, dove milioni di persone sono pronte a scendere nelle strade per festeggiare un'altra vittoria dell'idolo nazionale, che nel frattempo è diventato anche deputato e ha presentato una proposta di legge per l'introduzione del divorzio.

A Las Vegas, e non solo, l'attesa è alle stelle. Da Hollywood, dove da autentico divo si stava allenando, Pacquiao è arrivato a Las Vegas in pullman, che ha faticato a farsi largo fra i tifosi nel piazzale davanti allo MGM, l'albergo-città (ha una capienza di oltre 7.000 stanze) dov'era in programma una conferenza stampa. "Sono felice di essere qui - ha poi detto Pacquiao -. Anni fa non avrei mai pensato di poter realizzare i miei sogni. Mosley lo rispetto molto: ricordo di aver visto il suo match contro De La Hoya, e di essere rimasto impressionato dalla potenza dei suoi colpi e dalla velocità di gambe. Si è allenato duramente per questa sfida e vuole dimostrare che è forte, quindi non posso sottovalutarlo se non voglio correre rischi. Sarà un match duro, che vincerò anche se non sono certo che il mio successo arriverà prima del limite. Ma sono prontissimo ad arrivare alla 12ma ripresa".

E' un Pacquiao perfino umile, in attesa di regalarsi qualche parola di troppo quando si concretizzerà il match dei sogni, quello che tutti vorrebbero vedere, un Ali-Frazier, o Ali-Foreman, dei tempi moderni, ovvero l'incontro del filippino contro Roger Mayweather. Doveva farsi nel 2010, saltò per le polemiche provocate dal rifiuto di Pacquiao di accettare la proposta del rivale di sottoporsi a test antidoping secondo il protocollo Wada, e non quello della commissione atletica del Nevada. "Troppi controlli sul sangue, è contro i miei principi e poi mi presenterei sul ring molto indebolito", spiegò all'epoca.

Nemmeno questo, come ha scritto il New York Times, ha scalfito la sua immagine. Pacquiao andrebbe invece studiato come esempio di corpo umano perfetto, "anche se parte del suo genio rimane un mistero", come ha sottolineato sempre il giornale della Grande Mela. Pretty Boy Mayweather non ci crede e ha ribattuto così: "Sabato notte guarderò Lady Gaga su HBO, e voglio che tutti si sintonizzino su quel canale". A Pacquiao penserà poi lui, quando finalmente i due migliori pugili del pianeta s'incontreranno.

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