13 ottobre 2011

Pagare il Pizzo a un tumore. Paolo e gli altri vincitori

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La gioia di Paolo Pizzo dopo l'oro nella spada ai Mondiali di scherma di Catania 2011

Dopo avere conquistato l'oro iridato nella spada di Catania 2011, l'azzurro ricorda il cancro che lo colpì a 13 anni. La sua è una favola comune ad altri grandi: da Armstrong ad Abidal, da Lea Pericoli a Janka. Ecco le loro storie finite bene. LE FOTO

FOTO - Elisa Di Francisca, regina del fioretto femminile - Vezzali e Montano d'oro ai Mondiali - Abidal, che ha vinto il cancro e la Champions - Armstrong, 40 anni di trionfi dal tumore ai Tour

"Un Mondiale non vale una vita, te lo puoi rigiocare, lottare e vincere, contro un tumore è il successo che ti cambia, per sempre...". Il giorno dopo avere conquistato l'oro iridato nella spada di Catania 2011, Paolo Pizzo, torna a parlare della sua malattia, dello choc della scoperta, attutita dai silenzi dei familiari, alla depressione dopo essere riuscito a sconfiggere il male.

"Avevo 13 anni e non capivo ancora cosa fossero le cose importanti della vita - ricorda Pizzo -, all'improvviso ho preso una botta che mi ha stravolto la vita: un tumore al cervello. Per fortuna era benigno, ma sono stati sei mesi d'inferno. Almeno a pensarci dopo perché i miei hanno cercato di nascondermi tutto. Sono entrato in sala operatoria, all'ospedale Garibaldi di Catania, nel reparto del prof. Vincenzo Albanese, piangendo e tra le lacrime di tutti. Ma non capivo bene. Una cosa pero l'ho imparata - sottolinea il neo campione del mondo di spada - quella di lottare sempre per le cose in cui credi e non arrendersi mai, neppure davanti a un tumore...".

Ma la favola di Paolo Pizzo, da outsider a campione del mondo nella spada dopo aver sconfitto un tumore benigno al cervello è quella di numerosi sportivi che per battere l'avversario di turno prima hanno dovuto combattere con il male che minava la loro integrità fisica. E' la storia di gente come Lance Armstrong ed Eric Abidal, campioni che cadono nell'abisso del dolore e poi riemergono per tornare alle gare.

Malattia sconfitta anche da Lea Pericoli, che ha fatto della lotta contro il cancro, soprattutto attraverso la prevenzione, una missione. La tennista milanese superò con successo un tumore al seno, tanto da vincere, pochi mesi dopo, gli Assoluti. Un problema cardiaco aveva invece messo in dubbio la carriera dello sciatore svizzero Carlo Janka, detentore della Coppa del mondo: operato il 23 febbraio scorso per risolvere un problema di aritmia, dopo appena sei giorni è tornato in pista per gli allenamenti e in gara a Kranjska Gora.

Una malformazione al cuore non riuscì a fermare neanche l'interista Nwankwo Kanu, che il 2 settembre '96 fu bloccato dallo staff medico nerazzurro. Dopo un'operazione negli Usa, con la sostituzione della valvola aortica, e tanta fatica, il nigeriano tornò ad essere 'grande' nell'Arsenal, dove vinse due campionati e due Fa Cup. A conferma che il cuore matto è problema trasversale, il caso di Roberto Morandotti, ex cestista azzurro e della Knorr: la sua aritmia lo costrinse per due volte a lunghi stop agonistici, aprendo un vero e proprio caso di specie sui nullaosta medici. Esemplare l'impresa della nuotatrice sudafricana Natalie du Toit. Riuscì a tornare in vasca e vincere nonostante nel febbraio 2001 avesse subito l'amputazione della gamba sinistra sopra al ginocchio, dopo essere stata colpita da un'automobile mentre guidava il suo scooter.

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