12 giugno 2012

Stevenson-Ali, il match che non si disputò mai

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Tra Stevenson e Ali ci sono dieci anni di differenza, lo statunitense è del ‘42, il cubano del ’52 (Getty)

Ci ha lasciato uno dei più grandi campioni nella storia della boxe. Tre ori olimpici nei massimi, ma un sogno mai realizzato: dar vita al match del secolo, quello contro lo statunitense Muhammad Ali, una sfida che, purtroppo, non è mai andata in scena

di Mario Giambuzzi

Vi raccontiamo un incontro straordinario, il match del secolo, quello che entra nella leggenda, il campionato del mondo dei pesi massimi tra lo statunitense Muhammad Ali ed il cubano Teofilo Stevenson, la sfida che, purtroppo, non è mai andata in scena. Due campionissimi, due colossi di un metro e novanta per quasi 100 chili di potenza e classe straordinaria; due dominatori nella regina delle categorie: Ali, tra i professionisti, Stevenson tra i dilettanti. Tra i due ci sono dieci anni di differenza, lo statunitense è del ‘42, il cubano del ’52, ma per qualche stagione le carriere si sovrappongono, sembrano doversi incrociare.

Teofilo Stevenson, dopo il primo oro olimpico di Monaco ‘72, 3 avversari messi ko e la finale vinta senza combattere per il forfeit di uno spaventatissimo avversario, vince anche la coppa Val Barker, che premia il miglior pugile del torneo olimpico. Sports Illustrated gli dedica la copertina, ma lui rifiuta 2 milioni di dollari per passare professionista negli Stati Uniti: “cosa sono i dollari, in confronto all’amore dei cubani”, così Stevenson spiega il gran rifiuto, guadagnandosi la riconoscenza eterna di Fidel Castro. Muhammad Ali, nel frattempo, è stato fermo per 3 anni e mezzo dopo essersi rifiutato di andare a combattere in Vietnam, è tornato sul ring nel ‘70, perdendo nel ‘71 la prima delle tre memorabili sfide con Joe Frazier; nel ‘72 batte 6 avversari su 6, 4 per ko, ed insegue una nuova chance iridata; nel ‘74, dopo aver stroncato Frazier nella rivincita, Ali riconquista il mondiale dei massimi nella leggendaria notte di Kinshasa, mettendo ko anche George Foreman.

Nello stesso anno anche Stevenson diventa campione del mondo dei massimi, ma sempre tra i dilettanti; nel ‘76 per lui arriva il secondo oro olimpico, 4 vittorie prima del limite, tra le quali quella contro lo statunitense Tate. In America molti vorrebbero vedere il cubano opposto al labbro di Louisville, che intanto continua a conservare la corona dei massimi, 4 difese vittoriose nel ’76; Ali ha 34 anni, ha distrutto Frazier nella bella, ma continua ad affrontare colossi dalla potenza devastante, Lyle, Norton, Young, Shavers… tutte sfide che lasciano il segno nel fisico del campionissimo. Non c’è più molto tempo per il match del secolo contro la leggenda cubana, la differenza d’età comincia a farsi pesante, ma purtroppo ogni sforzo degli organizzatori risulta vano. Teofilo vince il secondo mondiale nel ‘78 e la terza medaglia d’oro olimpica a Mosca 80: è nella storia, la carriera di Ali, invece, volge ormai al termine: nel ‘78 affronta due volte Leon Spinks, perde ma poi si rifà nella rivincita, conquistando il titolo dei massimi per la terza volta, un record eccezionale! Il morbo di Parkinson ha già attaccato il suo fisico, ma Ali non lo sa e nell’80 sale ancora una volta sul ring, contro il suo ex sparring partner Larry Holmes: è l’unica sconfitta prima del limite dell’eccezionale carriera del più grande. Ali ha 38 anni, è malato, non vola più come una farfalla… Stevenson invece è ancora nel pieno del vigore, e sarà bloccato solo dal boicottaggio cubano dell’Olimpiade di Los Angeles e Seoul, altrimenti chissà…

Ma la sfida del secolo, quella contro Muhammad Ali, ormai, è svanita per sempre; il cubano lo sa, ma non rimpiange nulla, nemmeno i 5 milioni di borsa offerti dai promoter americani, rifiutati ancora una volta, per restar fedele al proprio paese.
Chi avrebbe vinto tra Ali e Stevenson? In molti hanno provato a dare una risposta; di certo c’è solo il ricordo di due atleti immensi, uniti dalla classe, dall’incredibile velocità, dal pugno formidabile, due belle facce simpatiche che hanno fatto sognare gli sportivi di tutto il mondo, due leggende che non si spegneranno mai.

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