17 settembre 2012

Davide, un sogno dopo il buio: "Io tornerò sul ring"

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LA STORIA. Promessa della boxe azzurra, 21 anni, romano cresciuto ad Ostia, Davide Cenciarelli racconta la sua Odissea. Dall'esordio sul ring allo stop dopo un intervento alla testa, con la speranza di ricominciare a combattere. Pensando a Rio 2016...

di ILENIA MORACCI

Una passione, quella per la boxe, vissuta tra sogni e tormenti. Davide Cenciarelli, 21 anni, romano è cresciuto ad Ostia dove ha imparato a combattere prima nella vita e poi sul ring. Orgoglioso e lottatore, non si è mai arreso, neanche di fronte al buio e a quell’intervento alla testa che avrebbe potuto spezzare le sue speranze. Il ricordo è un mix di commozione e rabbia. Come lui stesso racconta, guardando il mare agitato della sua città: “Oggi è arrabbiato quanto me”. Un viaggio tra i luoghi che hanno accompagnato la sua infanzia. Dalla casa, con i trofei e gli articoli di giornali sparsi qua e là, alla sua prima palestra oggi diventata un campo da calcio. Dal quartiere che l’ha cresciuto, per strada, al mare che l’ha accolto dandogli anche un lavoro, quello di bagnino. E ancora: i suoi genitori, suo fratello, quello zio acquisito che non l’ha mai abbandonato e il suo maestro, di boxe e di vita, Fabio Carice. A cui poi si sono aggiunti Stefano Vagni e Pasquale Milone.

A sette anni ha indossato i primi guantoni, a 15 già vestiva la maglia della nazionale, strappando cinque titoli italiani e un campionato europeo. Lui, che come unico idolo ha Mike Tyson: “Perché tutto il resto è noia” e che per ricaricarsi ascolta “Il maestro” di Renato Zero. Lui, che sognava di portare in alto la sua Ostia, conquistando una medaglia olimpica a Londra. Prima di quel vuoto, in Russia, a San Pietroburgo, quando dei pugni troppo forti sulla nuca hanno fermato i suoi sogni: “Ho sentito male alla testa, non stavo bene. Poi non ricordo più nulla”. La corsa in ospedale e la paura: “Mi hanno accompagnato gli allenatori Damiani e Bergamasco, il medico federale non c’era”.

Era il 12 maggio del 2010, una data che Davide Cenciarelli ha impressa nella mente, così come quei 59 punti che oggi gli attraversano la testa dopo l’intervento per riassorbire l’ematoma. Con gli occhi lucidi rivive quei momenti. La solitudine al risveglio, la sofferenza, la voglia di riscatto. Le cure, la placca in testa, gli esami e la speranza di riottenere il certificato d’idoneità. Presto dovrebbe arrivare, questa è la sua speranza, per ricominciare a sorridere con lo sguardo già rivolto verso i Giochi di Rio 2016. Vuole tornare su quel quadrato che tanto gli manca e ricominciare a combattere. Oltre che nella vita, anche sul ring. Perché quella “è la cosa che so fare meglio”. Lo racconta lui, Davide Cenciarelli, con gli occhi lucidi guardando quel mare di Ostia, arrabbiato quanto lui.

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