06 dicembre 2012

Palestina, quando lo sport anticipa la politica

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La mezzofondista palestinese Woroud Sawalha alle Olimpiadi di Londra 2012 (Getty)

Lo scorso 29 novembre, votando una risoluzione storica , l'Onu l'ha riconosciuta come "Stato osservatore". Ma nella geografia del movimento sportivo la Palestina è arrivata prima: fa parte del Cio dal 1995 e della Fifa dal 1998. E nel 1964...

di Lorenzo Longhi

Quando, lo scorso 29 novembre, 65 anni dopo il voto sulla spartizione della Terra Santa in due Stati, l'Onu ha votato la risoluzione che ha riconosciuto la Palestina in qualità di "Stato osservatore" delle Nazioni Unite, per una volta il mondo dello sport si è guardato indietro per scoprire, con soddisfazione, di essere arrivato primo.

Perché la Palestina, nelle carte dello sport internazionale, è entrata ben prima che nell'Onu. Ma nel settembre 1986, quando il concilio olimpico asiatico riconobbe il comitato palestinese - al cui vertice era il leader dell'Olp, Yasser Arafat - come membro provvisorio, le reazioni non furono molto diverse da quelle che, oggi, hanno salutato l'ingresso della Palestina come "Stato osservatore" nell'Onu. Eppure è già storia di 26 anni fa, nello sport. 26 anni nei quali, poi, a tutti gli effetti la Palestina è diventata una realtà - certo minore, ma di grandissimo interesse per mille, ovvi, motivi - del movimento. Nove anni più tardi, quando nel 1995 la Palestina divenne membro del Cio e, nel 1998, la Fifa riconobbe la federcalcio palestinese (costituita nel 1928), il processo poté dirsi completato.

Dal 1996 in avanti, infatti, la Palestina ha preso parte, con i propri atleti e la propria bandiera, a tutte le edizioni delle Olimpiadi disputate, da Atlanta 1996, quando gli atleti furono due (Majdi Abu Marahil nel 10 mila metri e Ihab Salama nei 1.500), sino a Londra 2012 (5 partecipanti). Nessuna medaglia sinora ai Giochi, mentre due - un argento e un bronzo - la Palestina le ha ottenute nelle Paralimpiadi, alle quale partecipa dal 2000.

E se nel calcio la nazionale oggi occupa la posizione 148 del ranking Fifa (dietro alla Siria e prima di Granada) senza essersi mai qualificata a Mondiali e Coppa d'Asia - perché la Palestina, per lo sport, è in Asia, mentre Israele in Europa - nella memoria di tutti resta una data, quella del 26 ottobre 2008, quando per la prima volta la nazionale palestinese giocò "davvero" in casa. Quel giorno, dopo anni di esilio, inaugurò lo stadio di Al-Ram, vivino Ramallah, nella prima sfida casalinga nei Territori, contro la Giordania. Peccato che, in campo, non ci fosse più Bruno Pesce, calciatore cileno naturalizzato (perché di madre palestinese) che per sette anni ha giocato in Italia, fra Andria, Brindisi, Pomigliano e Olympia Agnonese, in Molise, prima di tornare in Cile.

Ma l'alloro internazionale maggiore vinto da una nazionale palestinese resta quello ottenuto nel 1964 dalla nazionale di pallacanestro. Vinse il bronzo, allora, la Palestina: accadde nel... Campionato africano di basket. In Marocco, agli albori, anche geografici, del suo riconoscimento sportivo.

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