Il giorno della memoria riporta ai cupi tempi in cui le origini razziali influivano sulla possibilità di praticare l'attività fisica, dalle campagne sportive della Gioventù Hitleriana alle Olimpiadi di Berlino. Dove, però, spuntò Jesse Owens...
Dopo le Leggi razziali promulgate dapprima in Germania nel 1935, lo sport era riservato agli ariani. Dalla "Hitler-Jugend", la Gioventù Hitleriana, agli sportivi di professione, lo sport è riservato a chi ha "sangue puro" -
Efrati, Hirsch, Weisz: il giorno della memoria per lo sport
Del resto, il nazismo non intende mai il corpo come corpo dell’individuo, ma sempre riferito ad un’entità collettiva, il "Volk", vale a dire il popolo inteso in senso etnico-razziale -
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Nelle colonie della Gioventù Hitleriana, infatti, lo sport veniva unito all'insegnamento dell'ideologia -
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Anche per questo le Olimpiadi di Berlino, nel 1936, nella mente dei gerarchi del Reich, devono rappresentare al meglio la superiorità della razza ariana -
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Per Adolf Hitler è un'occasione di propaganda mondiale -
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Proprio a questo, alla Propaganda, doveva servire "Olympia", il documentario di Leni Riefenstahl sui Giochi berlinesi -
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In questo podio olimpico, a fronte del saluto nazista dei tedeschi Alfred Scharzmann e Konrad Frey, fa specie l'atteggiamento neutrale dello svizzero Eugen Mack -
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I nuotatori del Reich ai Giochi del 1936 -
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Berlino 1936: ecco la tedesca Kathe Kohler, Velma Clancy Dunn e Dorothy Poynt, medagliate nei tuffi -
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Il vero eroe di Berlino 1936, tuttavia, fu Jesse Owens. Non certo un ariano... -
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Lo spazio per il dissenso, fra gli atleti delle nazionali del Reich, non esisteva -
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