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28 maggio 2013

Rozov, base jump da record: salta nel vuoto dall'Everest

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Il russo Valery Rozov impegnato nel lancio dal Monte Elbrus, in Russia, nel 2008 (Foto Getty)

Il 48enne, recordman di sport estremi, si è lanciato con una speciale tuta alare dai 7220 metri dell'Himalaya. Impresa realizzata a -18 gradi con venti contrari a una velocità di 200 km/h, prima di atterrare sul ghiacciaio Rongbuk

Nuova impresa per Valery Rozov. Il 48enne russo, recordman degli sport estremi, si è lanciato dalla parete nord del Monte Everest stabilendo così un record che difficilmente verrà superato: il base jump più alto a 7.220 metri sul livello del mare. L’ultimo progetto di Rozov è scoccato a sessant’anni di distanza dalla conquista di Edmund Hillary e Tensing Norgay, che scalarono la montagna più alta del mondo (8.848 metri).

Una carriera estrema – Rozov era già balzato alle cronache in passato per i suoi spettacolari salti. Nel 2009 si lanciò dentro un vulcano attivo nella penisola della Kamchatka, prima di saltare dalla cima dell’Ulvetanna. Nel 2012 il lancio dallo Shiviling, nell’Himalaya, con il quale stabilì il record del mondo con un balzo da 6.420 metri. Un test finale prima dell’impresa appena celebrata.

I numeri del record – L’ascesa è cominciata dal lato cinese, sulla famosa via nord, dove Rozov ha scelto come luogo del lancio il più alto della parete a 7.220 metri: sono stati necessari quattro giorni di arrampicata per raggiungere il punto dal campo base. Il salto è stato reso complicato dalla temperatura di -18 gradi e dai venti contrari, che hanno reso i momenti iniziali della caduta i più critici dell’intera impresa. Per circa un minuto, il russo ha volato alla velocità di 200 Km/h lungo la parete nord, prima di atterrare in sicurezza sul ghiacciaio Rongbuk a 5.950 metri.

Quattro anni di preparativi – Sono stati necessari per organizzare il salto, soprattutto per lo sviluppo di una speciale tuta alare di nuova concezione. L’intero team di Rozov ha vissuto sull’Himalaya per tre settimane prima del lancio. “Solo quando sono tornato a casa ho capito quanto lo sforzo fisico e psicologico sia stato intenso per me” ha dichiarato il 48enne russo, padre di tre bambini, una volta tornato nella sua casa a Mosca.

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