Esplora Sky TG24, Sky Sport, Sky Video
20 ottobre 2014

Ocean Race, superato Capo Verde l'incubo calma equatoriale

print-icon
cap

Le splendide montagne di Capo Verde, viste da un'imbarcazione della Volvo Ocean Race (Getty)

Al nono giorno di navigazione, la flotta della regata più dura al mondo punta l'equatore. Sette barche si trovano ora in poche miglia marine. Davanti c'è il "centro" del mondo... incubo di tutti i marinai

Dal Mediterraneo alle calme equatoriali, il passo è breve. Dopo aver superato l’arcipelago di Capo Verde, le sette imbarcazioni della Volvo Ocean Race, proseguono verso Cape Town. Davanti troveranno ora un altro grattacapo andando a caccia di vento per arrivare il più presto alla fine della prima tappa. Possibilmente davanti a tutti.

L’approccio a Capo Verde – Per la prima volta dalla partenza da Alicante, le sette imbarcazioni hanno scelto strade diverse per aggirare l’arcipelago. All’ “uscita”, però, si sono trovate al punto di partenza: tutte vicine con distacchi misurabili in qualche decina di miglia. Dopo nove giorni di imbarcazione, la lotta in Atlantico resta serrata.  Tre imbarcazioni (l’equipaggio franco-cinese Dongfeng Race Team, quello spagnolo di Mapfre, e quello danese di Team Vestas Wind) hanno deciso di affrontare il passaggio a sud, passando nel canale fra le isole sopravento e sottovento.

Chi è passato da nord -
Il quartetto che invece ha optato per la rotta da “nord” era capitanato da Abu Dhabi Ocean Racing, tallonato dal Team Brunel, dal Team Alvimedica e dall’equipaggio in rosa di Team Sca. Si è trattato di una scelta dettata dalle condizioni meteo presenti in zona, e dall’effetto “Venturi” che si crea quando il vento si incanala fra le isole e aumenta di intensità. Le isole di Capo Verde, inoltre, sono molto alte, con montagne che raggiungono i 3mila metri d’altezza. Per il navigatore del Team Alvimedica Will Oxley, l’effetto di queste alture può arrivare a farsi sentire fino a 100 miglia di distanza.

Abu Dhabi Racing – Il giovane australiano Luke Parkinson dell’Abu Dhabi Ocean Racing ha raccontato il lato naturalistico della regata:“Le valli verdissime e le pareti ripide delle isole di Capo Verde hanno richiamato tutti in coperta, per guardare uno scenario molto bello, illuminato dalla luce della luna. Uno spettacolo veramente incredibile. E' stato fantastico navigare così vicini a delle montagne tanto alte, eravamo forse solo a un miglio di distanza quando abbiamo strambato. Se non fosse per questa regata non avrei mai potuto fare un'esperienza del genere”.

Alvimedica festeggia un compleanno –
L’equipaggio di cui fa parte l’italiano Alberto Bolzan, che si trova in sesta posizione ma solo a una trentina di miglia dai leader, oggi ha avuto un motivo in più per festeggiare. “Mark Towill compie 26 anni, abbiamo qualche sorpresa per lui, dei regali che ha preparato la moglie di Charlie. Di certo sarà un compleanno che si ricorderà a lungo!” Ha scritto nel suo blog l'onboard reporter statunitense Amory Ross, che ha anche raccontato come sia complesso per l'equipaggio trovare la soluzione tattica giusta. “E' difficile spiegare la complessità del meteo in questa parte del mondo. Non esiste alcun modello matematico o previsore del tempo che possa prevedere con esattezza il vento. In più ci sono cose come piccole isole e nuvole che possono cambiare le carte in tavola anche nel piano meglio studiato. Will Oxley è passato di qui più di una dozzina di volte e sembra essere a suo agio con la situazione, ma per Charlie (Enright, lo skipper) sono momenti frustranti”.

Team Sca, indietro ma dà battaglia -
Team Sca continua ad inseguire ma le veliste sembrano non aver perso la tenacia che le contraddistingue: “Vogliamo recuperare, ormai da qualche giorno navighiamo negli alisei atlantici, si tratta di venti prevalenti che si sviluppano nella zona intorno all'equatore e che, nell'emisferosettentrionale, arrivano da nord-est. Di solito sono regolari, ma abbiamo incontrato anche delle zone di bonaccia, e non è stato facile mantenere una velocità costante”, ha raccontato l’olandese Caroljin Brouwer. “L'acqua era calda e le onde salivano in coperta, alcune erano preparate alle onde, altre meno e alcune ne hanno persino approfittato per farsi una doccia salata”. La flotta si troverà ora di fronte ai temutissimi Doldrums, che saranno l'elemento chiave dei prossimi giorni, con scelte tattiche e tecniche difficili da prendere per un passaggio il più veloce e “indolore” possibile.