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10 marzo 2015

Bernard miracolato. Dal Torino a Cerdan, quante tragedie

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VIDEO. Il campione olimpico di nuoto Alain Bernard si sarebbe dovuto imbarcare su uno dei velivoli precipitati. All'ultimo momento, però, gli è stato chiesto di attendere un terzo elicottero. Storia degli incidenti che hanno fatto piangere il mondo

E' sfuggito per un soffio alla morte: il campione olimpico di nuoto Alain Bernard si trovava in Argentina insieme ai colleghi sportivi per partecipare al reality show e si sarebbe dovuto imbarcare su uno degli elicotteri precipitati. All'ultimo momento, per una questione di peso sul velivolo, gli è stato chiesto di attendere un terzo elicottero che era in procinto di partire. E così si è salvato dallo schianto avvenuto poco dopo.

A raccontare la storia è L'Equipe. Campione olimpico a Pechino 2008 nei 100 metri stile libero, Bernard è arrivato tra i primi sul luogo della tragedia ma non ha potuto fare altro che constatare la morte di Camille Muffat, Alexis Vastine e Florence Arthaud, insieme a 5 membri dello staff del programma e i due piloti argentini. Bernard, tra l'altro, ha una passione per il volo e ha fatto un corso per prendere il brevetto di pilota d'aereo.



E' sempre grande l'emozione, naturalmente, quando la tragedia colpisce dei campioni. Dal Grande Torino di Valentino Mazzola al pugile francese Marcel Cerdan, agli otto giocatori del Manchester United, per citarne solo alcuni, lungo è l'elenco dei casi che hanno segnato lo sport e sono entrati a far parte della memoria collettiva.

La Francia ha rivissuto i lontanissimi tempi del lutto per il pugile Marcel Cerdan. Era il 1949, l'aitante atleta inseguito da stuoli di ammiratrici, simpatico e guascone, una specie di fidanzato di Francia, e di Edith Piaf, mito della musica transalpina, era un peso medio fra i più grandi di sempre, già detentore del titolo mondiale. Cerdan si apprestava alla rivincita con Jake la Motta, un duello epico, per incoronare il più grande, in tempi in cui il pugilato richiamava grandi folle a bordo ring. Ma l'aereo precipitò. Da quel giorno Edith Piaf vestì solo di nero in ricordo del suo amato.

La morte tragica di una stella è anche uno spartiacque simbolico, come una cicatrice indelebile. Nulla in Italia fu come prima, dopo lo schianto di Superga, il 4 maggio 1949, quando il Grande Torino se ne andò per sempre, tra le macerie di un aereo e i detriti di un terrapieno sbriciolato: 31 vittime fra giocatori, tecnici, dirigenti e giornalisti. Un'intera squadra cancellata, le lacrime di una nazione, e da allora il ricordo quasi religioso di un evento che ferì gli italiani: i caduti del Grande Torino ora appartengono al club Italia.

Nel febbraio 1958 otto giocatori del Manchester United morirono a Monaco di Baviera. Erano su un volo della BEA schiantatosi al terzo tentativo di decollo da una pista piena  di neve. Lo United tornava da Belgrado dopo la partita con la Stella Rossa, i britannici avevano guadagnato la semifinale di Coppa Campioni. A Monaco la sosta rifornimento, poi la catastrofe. Ne nacque un caso giudiziario durato molti anni (e finito in nulla) per accertare le responsabilità.

Nel 1966 il lutto colpì l'Italia del nuoto, con 7 azzurri, l'allenatore e un giornalista, vittime in un incidente in fase di atterraggio a Brema, in Germania, causa nebbia. Nel 1993 in Gabon un incidente aereo costa la vita all'intera nazionale e a 5 dirigenti dello Zambia. Sei anni prima era stata cancellata la più importante squadra di calcio peruviana, l'Alianza, vittima di un incidente a Lima. Nel dicembre 1980 in Polonia, perirono 14 pugili della nazionale Usa. L'evento numericamente più catastrofico accadde però nel novembre del 1970 negli Usa, quando morirono tutti i 37 atleti di football della Marshall University.

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