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17 marzo 2015

Tavelli: "Tel Aviv di corsa, così è andata la mia maratona"

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IL RACCONTO . Tra i volti più noti di Sky Sport, Fabio Tavelli racconta la sua straordinaria esperienza in Israele, durante una delle gare più affascinanti nel panorama delle 42 Km. IL VIDEO

Lo devo ammettere: faccio parte di quella non scarna pattuglia di runners che hanno tra i propri obiettivi quello di farsi una grande mangiata dopo una corsa. Non come filosofia unica di vita d'atleta di una volta in perenne lotta contro la pigrizia. Ma certamente una delle ispirazioni più concrete mentre corro mi arriva dal pensiero del desco imbandito dopo il traguardo. Correre fa bene, asciuga il fisico e sviluppa endorfine.

La decisione - Ho deciso di correre la mia prima maratona intorno ai 40 anni. Ci sono riuscito, ahimè, a 45 suonati. No, non mi sono allenato 5 anni. Magari. Diciamo piuttosto che ho abbandonato molto spesso, troppo spesso, l'idea di confrontarmi con i 42 km e 195 metri. Ma questa volta non potevo sottrarmi al richiamo della foresta.

Tel Aviv - Stato di Israele, 28 febbraio 2015. Quello era il luogo, quella era la data. Perchè Tel Aviv? Me lo chiedono in tanti. E siccome la spiegazione è molto lunga e non ha niente di realmente interessante io rispondo "perché no?". E lì finisce il discorso. Tel Aviv, correre nella strada che bordeggia la spiaggia e divide il bagnasciuga dai grandi alberghi. Sembra Miami, mi ha detto chi è stato in Florida. In effetti se penso a Miami mi viene in mente la skyline che ho visto a Tel Aviv.

Le mie gambe... e la mia testa - Allenato? Poco e non benissimo. Un fastidioso stiramento alla coscia sinistra un mese e mezzo prima della data fatidica sembrava avermi messo ko. Certamente mi aveva buttato a terra il morale. Ma come? Non mi sono mai infortunato ai muscoli in 45 anni e proprio adesso... Va beh, niente paura. Mi sono convinto ad andare in un centro fisioterapico di Pavia dove mi hanno rimesso in piedi a tempo di record. Mi restava un mese o poco più per mettere un po' di km nelle gambe e provare ad arrivare in TerraSanta nel modo più dignitoso possibile. Le previsioni meteo sentenziavano: caldo, molto caldo. Gli organizzatori avevano previsto la partenza della maratona alle 6.30.

La partenza - Un orario non certo propizio per chi come me lavora sempre fin tardi la sera e ha un fisico più abituato a far tardi che a svegliarsi con il buio. Due giorni prima la ferale notizia: partenza anticipata alle 5.45 a causa del caldo torrido previsto già dalla prima mattina.  Disastro... sveglia alle 3, come la tigre quando deve uscire dal bosco a cercare la sua preda. Tre e trenta puntuale al ritrovo sotto l'albergo. Alle 4 avrebbero chiuso le strade e per poter arrivare al ritrovo di partenza in auto bisognava adeguarsi a questa tabella di marcia. Risultato? Entro nel tendone del ritrovo alle 4 meno un minuto.

L'ambiente
- Un'ora e tre quarti prima dello start! E' buio e fa pure un freddo cane. L'albergo non poteva garantirci la colazione a quell'ora. Sapete bene quanto sia fondamentale alimentarsi bene la mattina della gara, mettere in corpo quella benzina necessaria per fare questa traversata del deserto. Loro, gentilissimi, ci hanno preparato un piccolo contenitore con dentro: una mela, un pomodoro, un panino formato da due fette di pan carrè e una, dicasi una, fetta di formaggio, due yogurt e due mini vasetti di marmellata. Una cosa francamente al confine tra l'inutile e il dannoso.

Le riserve - Per fortuna avevo una buona scorta di integratori ma certamente non poter fare una colazione come Dio comanda mi ha un po' penalizzato. Va detto che la sera prima avevo per fortuna fatto un buon carico di carboidrati al "pasta party". Cos'è il pasta party? E' una festa che gli organizzatori allestiscono sotto il tendone dove si va a ritirare il pacco-gara. Il pacco-gara è, appunto, un pacco con dentro il pettorale, la maglietta e il chip da mettere tra le stringhe delle scarpe. Il pasta-party si celebra la sera prima della gara e, intuibilmente, consiste nel fornire ai corridori una bella quantità di pasta. E quindi di energia. Non mangiavo pasta da qualche giorno perché volevo perdere un po' di peso e quando ho visto quelle enormi pentole con dentro spaghetti, penne e fusilli mi ci sono buttato con l'entusiasmo di uno che usciva di galera. E fa niente se la cottura non era proprio come noi italiani gradiamo.

"Spaghetto, tu me provochi..." - Mi sono sembrati gli spaghetti più buoni mai mangiati da molto tempo. Potenza dell'appetito...Dopo un sontuoso bis e un altrettanto robusto tris ci (uso il plurale perchè nessuno al pasta-party mangia mai meno di due-tre piatti) siamo messi in direzione dell'albergo. La sveglia, come detto, sarebbe stata impietosa.

Pronti...partenza... VIA! - Start puntuale alle 5.45. Primi tre/quattro km a chiedermi chi me l'avesse fatto fare, perchè mai ero venuto fino a Tel Aviv per rischiare di procurarmi un infarto e soprattutto il vero, grande punto interrogativo: quando arriverà la crisi? E poi, siccome è certo che arriverà, come affrontarla? Ritirandosi dando colpa al caldo, alla minaccia di attentati e al destino cinico e baro oppure stringendo i denti per poter tornare a casa dicendo "ce l'ho fatta!"? Ho scelto la seconda via, soprattutto quando intorno al 38esimo km i miei due arti inferiori hanno deciso di inchiodarsi. Sembravano due tronchi, le ginocchia ormai non facevano nemmeno più la loro torsione. 38esimo, 39esimo e 40esimo km li ricorderò sempre come la salita sul Golgota. Ma non potevo mollare lì, non potevo rinunciare al piacere orgasmico di vedere lo striscione con la scritta "Finish" avvicinarsi sempre di più. Forse sono arrivato alla fine proprio per questo.

Ci siamo... - Non ero io che andavo verso di lui ma accadeva esattamente il contrario. Se è andata davvero così non svelatemi mai il segreto e lasciatemi credere di aver passato il traguardo in 3 ore 39 minuti e 56 secondi. Il tempo non era importante, anche se in cuor mio speravo di stare sotto le 4 ore. Ma il vero obiettivo ero solo uno: finire. Possibilmente vivo. Scherzo? No, purtroppo no. A Tel Aviv due anni fa un maratoneta è morto in corsa, stroncato da un infarto. Anche quest'anno il caldo ha messo ko parecchi runners al punto che gli organizzatori hanno dovuto sospendere la gara quando hanno visto che in troppi accusavano malori e in 75 erano già in ospedale. Con la mia brava medaglia al collo mi sono goduto le ore successive alla gara.

I consumi - Goduto per modo di dire visto che l'acido lattico si è preso gran parte dei miei arti e muovermi diventava un'operazione sempre più complicata. Ma era tale la gioia per essere riuscito a coronare un  sogno che non ho fatto minimamente caso al mio deambulare un po' buffo. Fame? Zero. In corsa ho consumato oltre 3.600 calorie. Quando ho visto questo dato sul cardiofrequenzimetro ho pensato: "ora vado al ristorante e mangio anche le gambe dei tavoli". Invece niente. Tanta acqua, Sali minerali e niente di solido. Verso le 17 però ecco il primi morsi. E allora via, verso la passeggiata sul mare. Dove un provvidenziale bar esalava profumi di carne alla griglia. Erano solo hamburger ma mi potete credere se vi dico che in due bocconi ne ho divorato subito uno prima di chiedere il bis. Il tutto innaffiato da una meritatissima birra. Lo stomaco era riaperto come il mar Rosso prima della traversata.

E' fatta - A Tel Aviv la cucina è ottima, si mangia carne e pesce di eccellente livello. A cena mi hanno portato nella zona centrale in un ristorante molto elegante. La tradizione, mi hanno spiegato, è di farsi servire antipasti in grande quantità. Tipo in Spagna con le tapas. E vi assicuro che il livello era davvero alto. Ho scelto di mangiare carne perchè ho pensato a riempire più possibile uno stomaco decisamente vuoto. Filetto di grande qualità e vino rosso del territorio. Vino corposo, di grande consistenza. Dolci come se piovesse, con una cosa chiamata Halva che ha reso indimenticabile una crema di pistacchio. Il giorno dopo l'ho dedicato alla visita della città, soprattutto al vecchio porto di Jaffa. E anche lì grande cena a base di carne. I sensi di colpa erano spariti. Potevo dar sfogo all'antico istinto primordiale di mangiare fino a sazietà. Avevo ottenuto il mio risultato, ora potevo premiarmi… e mangiare di conseguenza.

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