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18 marzo 2015

L'Ocean Race saluta Auckland, partita la tappa più lunga

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La Volvo Ocean Race lascia Auckland, rotta verso Itajai (Getty)

VIDEO E TWEET. Dopo i rinvii dovuti al ciclone Pam, la quinta frazione del giro del mondo in barca a vela ha avuto il via. Le sei imbarcazioni arriveranno in Brasile, a Itajai dopo 6.776 miglia nautiche e tante insidie da affrontare

La flotta della Volvo Ocean Race è in viaggio per Itajai in Brasile. Dopo i diversi rinvii della gara, dovuti al ciclone Pam che ha devastato il sud-est asiatico, alle nove del mattino locali (le 21 di martedì 17 marzo in Italia), le sei imbarcazioni hanno preso la via del mare aperto per una tappa lunghissima (6.776 miglia nautiche).

"La navigazione più bella del mondo" - Per Stu Bannatyne, alla sua sesta partecipazione e che per la tappa sarà a bordo di Team Alvimedica, è “la navigazione più bella del mondo”. Per Ian Walker, skipper di Abu Dhabi Ocean Racing “è il motivo per cui è conosciuta questa regata” e il suo navigatore Simon Fisher la definisce “la tappa più dura”.

Il primo tratto di navigazione - Nel primo tratto la flotta percorrerà le 200 miglia di navigazione costiera lungo il Colville Channel e la Bay of Plenty, dopo circa 24 ore dalla partenza la flotta dovrebbe doppiare East Cape, che come dice il nome è la punta più orientale della Nuova Zelanda. “E' qui che inizia la parte oceanica vera e propria” spiega il meteorologo della regata Gonzalo Infante. "Una volta arrivati a questo punto metteranno la prua verso est e avranno condizioni di vento più stabili sul cammino del ciclone Pam".

Le insidie della tappa - Inizierà a questo punto anche la vita dura a bordo delle sei barche, con le oltre 4.400 miglia attraverso gli oceani meridionali, spinte dai forti venti occidentali fino al leggendario capo Horn. "Non esiste luogo al mondo dove si può navigare tanto a lungo alle portanti e tanto velocemente” aggiunge Simon Fisher. “Sarà la prima volta che la flotta di questa edizione troverà tanto vento per un lungo periodo e ciò potrebbe rimescolare le carte. Restare tutti interi, non far danni fino a Capo Horn è importante, perché è lì che si vince o si perde la regata".

Condizioni di navigazione difficili - Non sarà facile, non solo perché le condizioni saranno molto peggiori di quanto i 57 velisti hanno visto finora, ma anche perché i 20/25 nodi di vento non dureranno a lungo. "Navigare negli oceani meridionali è come fare surf" spiega ancora Gonzalo Infante. "Bisogna cavalcare una bassa pressione o un fronte il più a lungo possibile finché non si è raggiunti da un'alta pressione”. Una volta usciti i sei team potranno scegliere se prendere una rotta nord, con meno vento ma più diretta, oppure una sud con più vento. Qualsiasi sia la scelta, tuttavia, le rotte finiranno per convergere a circa 50° di latitudine sud fra circa una settimana. A quel punto le onde saranno più lunghe, meno frangenti, e si svilupperanno altre basse pressioni. Non solo, la flotta dovrà rispettare i cosiddetti Ice Limit, cioè le line imposte dagli organizzatore per tenere i team lontani dalla zona di maggiore presenza di iceberg e growler.

Il leggendario Capo Horn - E poi, c'è Capo Horn, il mito di tutti i velisti oceanici. "Ho sentito un po' di storie" dice il giovane Willy Altadill, uno degli under 30 imbarcati su Mapfre e figlio del veterano Guillermo Altadill. “Ho parlato con mio padre due settimane fa. Stava passando il capo durante la Barcelona World Race e ha trovato tempo pessimo. Il tempo è sempre terribile lì, non a caso è Capo Horn. Non ci sono mai stato... credo sia un bel posto per un velista.” Al contrario, Stu Bannatyne ha doppiato il capo sette volte e può quindi dare un valido consiglio. “Godetevi il momento, non ci sono tante persone che l'hanno vissuto".

Una volta doppiato Capo Horn, la flotta avrà ancora oltre 2mila miglia da percorrere per raggiungere la linea del traguardo di Itajaí, sulla costa sud-orientale del Brasile. In questo tratto di solito spirano intensi venti occidentali per le prime 500 miglia, ma una volta risaliti oltre i 45° di latitudine sud, la situazione si può complicare. Le brezze possono essere forti oppure leggere, si può navigare di bolina, oppure di poppa. La flotta si troverà fuori dal tapis roulant degli oceani meridionali, e l'anticiclone di Sant'Elena potrebbe far sentire la sua influenza.

Ma non è ancora finita: la parte più complessa tatticamente è quella finale, le ultime miglia da Florianopolis a Itajaí, dove spesso sono presenti violenti temporali che si sviluppano sotto la spinta della zona di convergenza dell'Atlantico meridionale. I sei team non dovranno, insomma, sottovalutare la complessità dell'approccio alla linea del traguardo.