03 dicembre 2015

Doping, Malagò: "Questi ragazzi non hanno barato"

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Il presidente del Coni Malagò difende l'atletica italiana (Getty)

Il presidente del Coni prova a fare chiarezza sul deferimento richiesto dalla Procura Antidoping per 26 atleti azzurri che avrebbero eluso i controlli: "Fino al 2012 c'era un sistema che non funzionava, accadeva che i fax fossero rotti. Oggi abbiamo delle app e non potrebbe accadere lo stesso"

"Questi ragazzi non sono delle persone che hanno barato, è semplicemente un fatto di procedure di comunicazione della loro presenza con, all'epoca, dei sistemi di comunicazione che non sono quelli attuali, come le app attraverso le quali vengono trasmesse le posizioni". Sono le parole del Presidente del Coni, Giovanni Malagò, a Rtl 102.5 durante 'Non Stop News' a proposito del  deferimento di 26 atleti della Federazione di atletica italiana. Secondo Malagò "l'attuale Federazione Italiana di atletica leggera, non solo è totalmente estranea ma per certi versi è totalmente  vittima".

"Sono vicende che riguardano sostanzialmente il quadriennio 2009-2012, in particolare, mi sembra, 2011 e 2012. Questa parolina magica che si chiama 'whereabout' che è praticamente un codice che impegna gli atleti divisi su due categorie, di fascia A e di fascia B, i primi quelli di grande rilievo internazionale che sono sotto l'egida della Wada, che è l'agenzia indipendente antidoping e quelli di fascia B che rientrano nei controlli a livello nazionale", spiega il presidente del Coni.

"Sulla base di quelli che sono stati gli incartamenti arrivati a  pioggia e a singhiozzo, dato il volume dei documenti, dalla Procura di Bolzano dopo le note vicende che riguardavano il caso Schwarzer, la  Procura nazionale antidoping ha disposto questi deferimenti solo e semplicemente in quegli anni, malgrado nessuno avesse segnalato questo tipo di comportamento anomalo, nessuno aveva nemmeno effettuato un warning, un'ammonizione, un cartellino giallo, e quindi ha dovuto necessariamente predisporre un atto dovuto nei confronti di 26 atleti su un blocco di 65".

Il fatto non è che questi atleti non si sono resi disponibili e rintracciabili ai controlli. "Non è esattamente questo, siamo arrivati al paradosso di sanzionare atleti che dicono che era stato mandato un fax in un posto, è documentato, in cui il fax era rotto, di conseguenza non era possibile comunicare la loro reperibilità".

"Oggi siamo un modello anche all'estero in questo senso, il  responsabile di tutta questa struttura è il Generale Dino Galitelli  che è stato per lungo tempo il Comandante Generale dell'Arma dei  Carabinieri, una persona il cui profilo e la cui carriera non hanno  bisogno di commento. Io l'ho scoperto attraverso un'agenzia, le  application oggi esistono, tanto è vero che un caso del genere non potrebbe succedere oggi perché alla prima scatta un warning, alla seconda il cartellino giallo, alla terza il rosso. Qui è successo che a distanza di 5-6 anni senza le ammonizioni vengono deferiti, non fatemi aggiungere altro perché penso di essere stato chiaro", conclude Malagò.

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