14 gennaio 2016

Atletica, rapporto Wada: "La corruzione partiva dal vertice Iaaf"

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Corruzione e doping. Richard McLaren, membro dell'Agenzia Antidoping e consulente legale, illustra così la seconda parte del report della commissione indipendente della Wada sull'atletica e sulle colpe della Federazione internazionale

"Le informazioni sono piuttosto chiare e dimostrano che la corruzione partiva dal vertice della Iaaf, dal presidente Lamine Diack". Così Richard McLaren, membro Wada e consulente legale, illustra la seconda parte del report della commissione indipendente dell'Agenzia mondiale antidoping sull'atletica e sulle colpe della Federazione internazionale, fra corruzione e doping. "Certi individui all'interno della Iaaf sono andati oltre la corruzione sportiva - tuona McLaren - si potrebbe dire che c'è stata una corruzione criminale. E questo dimostra che non è più il momento di negare ma è il momento di fare le riforme". 

Dick Pound - Sono tre i punti chiave della seconda parte del rapporto stilato dalla Wada. Il presidente della commissione indipendente ha passato al setaccio la gestione degli ultimi 7 anni della Iaaf, elencando casi di insabbiamento relativi al doping, alla corruzione ed ai ricatti. Tutte vicende connesse alla figura dell’ex presidente Lamine Diack e al suo entourage. Pound, inoltre, ha illustrato dati e dettagli sul legame diretto tra la Federazione mondiale e quella russa, Putin compreso. Un legame relativo sia ai casi di corruzione che, in generale, ad altri di estorsione.

Pound su CoeE' la persona migliore per il rinnovamento. Non credo che menta quando dice che non sapeva nulla della portata del caso doping”, ha poi detto Pound su Sebastian Coe, attuale numero uno Iaaf. A ben vedere, si tratta di un piccolo passo indietro rispetto a quanto Pound aveva sostenuto in precedenza, ovvero che tutto lo staff della Iaaf aveva sempre saputo molto di più di quanto è venuto a galla con le varie indagini ("Resta una organizzazione incapace di ammettere le colpe").

I paesi meno collaborativi - Si tratta di Russia, Turchia, Ucraina, Kenya, Marocco e Spagna. Questi paesi hanno creato altresì difficoltà nell’effettuare i controlli antidoping al di fuori delle competizioni ufficiali (ovvero durante i periodi di allenamento).

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