07 novembre 2016

Lo sport che non trema: così aiuta nell'emergenza

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Leonessa, Cascia, Roccaporena e Norcia. Viaggio nelle zone del Centro Italia colpite dal terremoto per raccontare come cambiano le strutture sportive durante un'emergenza. Tra questi i campi da calcio che in estate ospitano i ritiri dei grandi club: oggi sono punti d'accoglienza e quartier generali dei soccorritori

Un pallone accanto a un mezzo della Protezione Civile è una specie d'indizio nel viaggio verso le zone colpite dal terremoto, intrapreso per capire se c'è e qual è il ruolo dello sport e dei suoi impianti in una situazione così estrema. Un viaggio tra i Monti Sibillini fino alla strada Provinciale 417, l'unica rimasta aperta da Spoleto fino a Cascia e Norcia. Qui, durante una sosta, troviamo il bar di Giulio: non ha voglia di parlare davanti alla telecamera, ma racconta che dalla scossa del 26 ottobre dorme nel locale con la moglie e le due figlie. Edificio nuovo, più sicuro di casa e dove oltre al lavoro si è portato anche la passione per i motori. Mentre indica i caschi in bella mostra sugli scaffali, comincia a parlare di Valentino Rossi. Lo definisce più volte "il migliore di sempre", anche se poi aggiunge che "la Honda è la Honda". Tant'è che quella vera se l'è sistemata tra i tavoli del bar, non lontano da un modellino di Ferrari. Poi, però, alla prima sirena dei vigili fuoco che illumina la vetrina, i suoi pensieri tornano al sisma.

E' lui a indicarci Leonessa, piccolo comune della provincia di Rieti, dove oltre cento persone sono state accolte in un Palazzetto, ora più che mai polifunzionale. I volontari assegnano brande e distribuiscono il pranzo, con una porta da calcetto che fa da dispensa e i tavoli sotto canestro.

Pochi minuti e dal Lazio si sconfina in Umbria. A Cascia il silenzio è inquietante. Il paese è deserto in un momento dell'anno in cui i turisti di solito ci sono. Il centro storico ha subito lesioni e in parte è stato evacuato. Però ha retto, così come la Basilica di Santa Rita, posto caro all'allenatore del Leicester, Claudio Ranieri, che è cittadino onorario e da queste parti era stato già ai tempi di Cagliari, Fiorentina, Chelsea e Monaco.

Devastate, come se implose, le palazzine più moderne. Alle loro spalle il piccolo stadio che ha ospitato tante squadre in ritiro; proprio come quello di Roccaporena, altri 5 Km di tornanti in salita e altro luogo di fede e di speranza, che adesso è soprattutto quella di rivedere in estate i campioni. Cosa che è decisiva per il futuro della zona. E il primo taglio del prato dopo le due violente scosse è un primo tentativo di tornare alla normalità.

Poi Norcia. Tra frane e massi sull'asfalto, più ci si avvicina e più ci si rende conto di quanto sia grave la situazione. Anche qui il centro sportivo è diventato un punto di accoglienza; altre strutture hanno subito danni e il campo da calcio principale - quello dove il Norcia gioca le partite interne nel campionato di Prima Categoria - è diventato un ospedale da campo.

"Adesso è irriconoscibile - dice il vicesindaco Pierluigi Altavilla - ma non si poteva fare diversamente. Nemmeno da assessore allo Sport posso sapere o immaginare quando tornerà a ricoprire il suo ruolo originario. So solo che è uno spazio fondamentale per gestire l'emergenza. Lo è anche il centro poco fuori dal paese, dove ci sono alcuni sfollati e dove solitamente si gioca a tennis e calcetto". 

Lo sport il suo peso ce l'ha in questo contesto. A Norcia, dove anche i migliori schermidori italiani sono passati, ora però si guarda soprattutto al pallone come una delle strade per ripartire. E qualcuno di grande arriverà, presto. "Speriamo, ci sono dei contatti - conferma Altavilla - ma nessuna certezza. Vedremo".

Allora meglio non parlarne e lavorare in silenzio. Per ricostruire e ricominciare, in effetti, serve cautela. Soprattutto nei giorni di un'emergenza senza precedenti.

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