18 giugno 2017

U.S. Open terza giornata, storico record di Justin Thomas: giro in 63!

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Dopo tre quarti di competizione comanda Brian Harman, con la corsa per la vittoria finale ancora aperta almeno a dieci giocatori. Ma nella storia rimarrà la performance di Thomas: giro in 63 colpi, 9 sotto il par 

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Dopo la terza giornata degli U.S. Open 2017 il comando della gara è stato preso da Brian Harman, ma questo sabato sarà ricordato soprattutto per lo storico record di Justin Thomas: per lui un giro clamoroso in 63 colpi, 9 sotto al par. Mai nessuno come lui in 117 edizioni del torneo. Il ventiquattrenne del Kentucky ha eguagliato il 63 di Johnny Miller, che risaliva al 1973, ma il suo 63 vale di più perché Erin Hills è un par 72 mentre Oakmont era un par 71. Quanto al peso specifico della prestazione, per il momento è maggiore quello di Miller perché la realizzò al quarto giro e quello U.S. Open alla fine lo vinse. Va detto che anche Thomas ha tutte le possibilità di farlo, visto che con il suo mostruoso 63 ha rimontato 22 posizioni e e fa parte di un terzetto, insieme a Brooks Koepka e a Tommy Fleetwoood, che si trova a un solo colpo da Harman. Non viene certo dal nulla, visto che ha già al suo attivo 4 vittorie nel PGA Tour e che a inizio anno, al Sony Open della Hawaii, ha sparato un giro (era il primo) da 59 colpi, in un percorso par 70.  

Sono diventati tutti forti?

Prima di questo U.S. Open sino sono lette decine di analisi sulle difficoltà del percorso, fra il rough, il vento e tutto il resto, e molti risultati individuali sembrerebbero smentirle: Harman è 12 colpi sotto il par, chi lo insegue a 11 mentre Rickie Fowler, in testa alla prima giornata, è quinto con meno 10. In generale in tanti stanno giocando meglio del previsto. Bisognerebbe chiedere però il parere dei primi tre giocatori del mondo, Johnson, McIllroy e Day, che non hanno superato il taglio... La realtà è che il tempo è stato migliore di quanto si credesse e che le indubbie difficoltà di questo campo del Wisconsin premiano soprattutto la regolarità. La pioggia caduta a inizio settimana ha poi reso i green più morbidi... tutte le spiegazioni sembrano un po' forzate, la realtà è che in tanti hanno giocato al di sopra dei propri standard. 

Make America great again

Certo è che in tanti sono ancora in corsa. Il sucoreano Si Woo Kim è sesto con meno 9 e chiunque, da lui fino a Sergio Garcia (diciassettesimo con meno 4, stessa posizione di Casey e del giovane talento Champ) può sognare. Reed, Hoffman, Henley, Haas, snedeker, Steele, Schauffele, Matsuyama, Wiesberger, Holmes... Ancora male Jordan Spieth che lo U.S. Open lo ha già vinto, così come il Masters, nel 2015: coetaneo di Thomas e suo rivale storico in ogni torneo giovanile, ha comunque il tempo dalla sua parte. Previsioni impossibili, ma anche una certezza: il dominio americano è impressionante e a tratti perfino imbarazzante, soprattutto sui campi considerati difficili. 11 statunitensi nelle prime 13 posizioni non sono un caso, anzi. Per questo chi si inserisce nel grande giro venendo da fuori il mondo americano compie comunque una grande impresa, anche quando non conquista i major. 

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