19 dicembre 2016

Guido Meda: "La rivoluzione di Alberto"

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Oggi il più grande sciatore italiano di tutti i tempi compie 50 anni. Tantissimi gli omaggi e i ricordi, come quello che gli ha voluto riservare un suo vecchio amico di lontane cronache sportive

L’Alberto Tomba che conosco io cominciò a sciare e a stupire in Coppa del Mondo quando io cominciai a fare il giornalista sportivo, seguendo lo sci. Perfettamente coetanei!

Vite parallele - Avevo il privilegio di iniziare a raccontare – da inviato e non da telecronista - un atleta che a sua volta iniziava a diventare leggenda e l’età fece sì che in quel periodo della Leggenda diventassi anche “amico”. Tra ventenni era molto più facile capirsi. Prendeva lo sci e la vita a morsi. Faceva tutto quello che gli passava per la testa con la spacconeria del montanaro di città e il talento da extraterrestre. Le imprese e i casini si alternavano a raffiche costanti. Ecco, io esaltavo e perdonavo tutto, perché a quell’età, insomma, avrei fatto proprio come lui. Nel mio piccolo cercavo di parlare di lui con enfasi e indulgenza, intimidito da una grandezza sportiva che ho ritrovato solo in Valentino Rossi. Del resto le analogie si sprecano: dalla quantità di vittorie, all’accessibilità con le persone di cui si fida, a qualche difettuccio. Come Rossi anche l’Alberto Tomba Star era addormentato la mattina presto (che brutta abitudine le prime manches!), al punto da farne la sua fortuna. Ancora oggi è ricordato per la ferocia dei suoi recuperi nella seconda manche.

La rivoluzione di Alberto - Tomba del resto si presentò sulla scena e visse la sua carriera come un innesco sempre carico, di energia sportiva e mediatica. Era una cosa nuova, rivoluzionaria nel panorama anche per il lessico simpatico e destrutturato, ma solo in apparenza. Semplicemente i suoi pensieri filavano più veloci delle sue parole . Ma standogli vicino e conoscendo le sue dinamiche avevo imparato a capire ogni suo concetto, a coglierne robustezze e fragilità. Viveva sotto assedio, ma così tanto e così votato a dare il meglio di sé a tutta quella gente, che mi capitava di chiedermi se per caso non fosse in realtà molto solo. Il problema di molti grandi. Come farà a fidarsi, a capire tra tutti questi chi davvero gli vuole bene? E chi ci sarà dopo? Non è un caso, che oggi, il Tomba cinquantenne sia tornato alle radici, vicino alla famiglia, pur senza farsi mancare i divertimenti di cui la sua naturale esuberanza si nutre.

Tanti auguri - Cinquanta dunque, ed è come se di anni ne fossero passati al massimo dieci o quindici. Quando uno scia forte dico ancora che “va come Tomba”. Non me ne viene in mente un altro e mi stupisco se qualche bambino mi guarda curioso. Chi sarà mai ‘sto Tomba? Bambino ignorante! – gli dico - e poi gli spiego tutto con ricordi freschi che sembrano di ieri. Quindi Alberto, lasciali dire. Non hai 50 anni, ne hai quanti ne senti. E metà dei miei sono stati meravigliosi grazie a te.
 

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