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10 febbraio 2009

Cortina d'Ampezzo, dove il tempo si è fermato

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Il francobollo celebrativo dei Giochi Olimpici di Cortina 1956

I Giochi Olimpici del 1956 furono magici, con protagonisti anche al di fuori delle gare. Su tutte brillò la stella di un giovane Eugenio Monti, un autentico talento. E oggi, come 52 anni fa, Cortina è ancora una città unica per il connubio sport-mondanità

di GIAN LUCA DONATO

Forse è rimasto tutto come 52 due anni fa, o forse sono cambiate molte cose. A Cortina, tornando in alcuni di quei luoghi che hanno caratterizzato l’edizione olimpica del 1956, sembra di tornare indietro nel tempo. I trampolini sono praticamente gli stessi "moloch" di quel tempo, come a voler segnare il tempo che non passa li sulla sinistra, all’ingresso della città del Cadore. Basta socchiudere gli occhi per rivedere quei salti innovativi dei finlandesi che, usando le braccia lungo il corpo durante la fase di volo, cambiarono il modo di saltare; tecnica che è rimasta praticamente la stessa usata ancora oggi.

Al primo tornante del passo Falzarego, proprio sotto le guglie delle Tofane, la pista di bob, seppur lievemente modificata nel tempo, evoca ricordi trionfali per gli equipaggi azzurri. Il trionfo olimpico della coppia dell’Aeronautica Conti-Dalla Costa. Ma più di tutti stupì un allora giovane Eugenio Monti, che in coppia con Alvese vinse l’argento (arrivò all’oro qualche edizione più tardi). Monti era un talento. Sciatore di classe si infortunò presto dovendo abbandonare le discipline alpine. Ma tutto (o quasi) quello che faceva veniva trasformato in successi.

In alpinismo, alla guida delle auto. Con le donne. E proprio la sua bravura come pilota lo aveva portato sul bob a 2, come equipaggio vassallo della coppia dell’Aereonautica. Secondo equipaggio, mezzo leggermente inferiore; tant’è vero che proprio salendo per un test sul bob dei futuri campioni olimpici, Monti fece segnare un tempo stratosferico. Ma seppe rientrare nei ranghi, così come dimostrò sempre una spontanea generosità con tutti, amici ed avversari. Forse avrebbe potuto vincere di più, nello sport come nella vita. Ma ugualmente divenne una assoluta leggenda dello sport.

Quell’edizione magica dei Giochi Olimpici fu contrassegnata anche dai protagonisti fuori dalle gare (dove la tripletta nello sci alpino del ventenne austriaco Toni Sailer resta una delle pagine più importanti di questo sport); sport e mondanità. I flash dei fotografi all’inseguimento di una giovanissima Sophia Loren. La candida bellezza della bionda Brigitte Bardot, immortalata in evoluzioni aggraziate sulle lame allo Stadio del Ghiaccio; proprio quell’impianto così all’avanguardia ma così classico, che proprio recentemente ha subito importanti lavori di recupero. La nuova copertura in acciaio a fare da contrasto con il restauro delle più classiche ed eleganti gradinate in listoni di legno.

Cortina, a pensarci bene. è rimasta alla fine sempre la stessa. Forse più grande, sicuramente più frenetica e ingolfata, dove tutto ruota intorno al Corso, che ne determina i ritmi, come il cronometro 52 anni fa scandiva quelli agonistici. Un’unica città, ricca di sport e mondanità, con tutti gli impianti importanti per organizzare una nuova Olimpiade (piste sci e fondo, stadio del ghiaccio, trampolini, pista da bob); ma forse proprio le nuove esigenze di un evento universale come i Giochi, le tolgono nuove opportunità olimpiche. Peccato? Forse no.

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