19 febbraio 2009

Val di Fiemme, quasi quarant'anni di Marcialonga

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Franco Nones, campione olimpico a Grenoble 1968

Quest'angolo delle Dolomiti si è costruito nel tempo una considerazione internazionale come luogo ideale per lo sci nordico. Franco Nones, primo vincitore non di nazionalità scandinava o russa di un oro olimpico a Grenoble '68, è il figlio di questa valle

di GIAN LUCA DONATO

Quasi quart’anni di Marcialonga hanno contrassegnato la vocazione "nordica" della Val di Fiemme. Quest’angolo delle Dolomiti si è costruito nel tempo una considerazione internazionale come luogo ideale per le discipline dello sci nordico. La Marcialonga scandisce il tempo della Val di Fiemme, dal lontano 1971 quando più di mille appassionati partono da Predazzo per la prima transumanza tra le valli di Fiemme e di Fassa per 70 lunghi kilometri con lo stile alternato. Negli anni, l’ingresso del nuovo stile skating ha portato gli organizzatori a tentare la strada di una Marcialonga moderna. Ma gli stranieri non hanno ben gradito la novità, forti del loro 50% di partecipanti; e così tutti sono tornati alla tradizione, con gioia e soprattutto incontrando il consenso della maggioranza degli appassionati. Lo stile alternato è più bello a vedersi e, soprattutto, molto più sicuro per gestire il fiume dei seimila al via.

Quasi quarant’anni di Marcialonga, è il tempo pare essersi fermato. Soltanto i colori e i materiali delle tute dei partecipanti sono cambiate; le tute in particolare hanno seguito la moda nelle combinazioni, nelle sfumature e nei tagli. Il resto è sempre uguale. Una successione di rituali che iniziano già qualche giorno prima, per poi svegliarsi improvvisi nell’alba del grande giorno, quando tutto diventa energia, condivisione della fatica e rispetto per i luoghi.

Quasi quarant’anni di Marcialonga, così unica così diversa. Nata quando il mito della Vasalopet si è già consolidato come quello di una gara unica, lunga e massacrante, la festa della valli di Fiemme e di Fassa ha saputo invece conquistare ben presto la passione dei freddi nordici, abituati al silenzio e alla solitudine della prova norvegese; dove si parte, si entra in un bosco che sembra essere infinito, e si esce soltanto per tagliare il traguardo. Suggestivo, sicuramente; forse un po’ monotono. Resta l’impresa dei 90km, ma probabilmente le immagini che rimangono nella mente sono sbiadite e talvolta piatte. La Marcialonga, al contrario, è una festa continua, con la successione tra i colori della natura e della Dolomiti e quelli dei paesi addobbati che vengono attraversati salendo verso Canazei prima, e scendendo verso Cavalese sulla strada del ritorno. Una grande festa, genuina, autentica, incolonnata all’interno dei 3 binari levigati il giorno prima per accogliere il lungo treno dei seimila fondisti.

Quasi quarant’anni di Marcialonga, nata forse sull’entusiasmo per la grande impresa olimpica di un figlio della Valle di Fiemme, quel Franco Nones, emblema di luoghi forse da sempre votati alle discipline nordiche del fondo e del salto. Quell’otto febbraio 1968, la cavalcata solitaria di Franco Nones nella 30km a tecnica classica dei Giochi di Grenoble è impresa autentica. E’ storia. E forse quel giorno la Valle di Fiemme decide quale sarebbe stato il suo futuro.

Quasi quarant’anni di Marcialonga e quasi 3 edizioni dei Campionati del Mondi di Sci Nordico. La prima nel 1991, segnata dalle imprese dello svedese Gunde Svan e dall’astro nascente, il norvegese Bjorn Dahlie. Nel 2001, quando l’Italia del fondo ormai è diventata una potenza mondiale, l’edizione fiemmese del mondiale non regala medaglie agli azzurri, offrendo al contrario un bellissimo duello a tutto campo tra norvegesi, svedesi e tedeschi. Bjorn Dahlie ha sempre amato la Val di Fiemme, tanto da tornare spesso a Cavalese per partecipare col sorriso e la passione alla Marcialona. Lui, fuoriclasse assoluto, che forse non ha mai digerito lo "sgarbo" olimpico di Silvio Fauner nello stadio di Lillehammer. Dal 1994 al 2006, per non fermarsi ancora. Staffette vincenti. Dai fiemmini Giorgio Vanzetta a Cristian Zorzi, alla ricerca di un nuovo talento che potrebbe ornarsi di metallo prezioso a casa sua nel prossimo 2013, anteprima iridata della rassegna olimpiaca di Soci. E saremo arrivati al 2014. Quando già un quarto di secolo sarà andato via.

Quasi quarant’anni di Marcialonga, proiettata verso le nozze d’oro, ma soprattutto desiderosa di far innamorare nuovi giovani verso le discipline della fatica, dell’equilibrio in volo e della combinazione tra i due elementi. Lo sci da fondo in Italia è oggi forte. Il salto e la combinata nordica ancora no; ma qualche spiraglio per il futuro c’è. Basta passare un po’ di tempo della digestione di mezzogiorno presso i trampolini di Predazzo. Tanti i giovanissimi che provano l’ebbrezza del salto nel vuoto dal trampolino. Uno spettacolo. Un gioco pieno di sorrisi e vitalità che per qualcuno, forse, farà trasformare un sogno in realtà.

Quasi quarant’anni di Marcialonga, e non li dimostra. Perché giovani e meno giovani lavorano insieme per uno stesso obiettivo. Magari con idee diverse. Sicuramente con una storia comune. Da salvaguardare, così come i luoghi che circondano i 70 infiniti kilometri che separano la partenza di Predazzo dall’arrivo di Cavalese. E forse proprio il superamento dell’ultima fatica sulle rampe da Molina all’arrivo, fanno ritornare la maggior parte dei partecipanti anche l’anno successivo. Un motivo di orgoglio. Una sfida vinta. La voglia di tornarci ancora e vincere una nuova sfida. Con se stessi. Insieme agli altri. Circondati dal paradiso dolomitico.

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