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25 febbraio 2009

La Gran Risa, il vero esame di laurea per un gigantista

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Marco di Marco, direttore di Sciare Magazine

MARCO DI MARCO racconta la classicissima dell'Alta Badia, la pista che è nel cuore di tutti e rappresenta il tempio dello slalom gigante. Stenmark ha firmato la prima edizione nel 1985, ma numerosi sono i trionfi italiani con Tomba, Simoncelli e Blardone

di MARCO DI MARCO
(Direttore di Sciare Magazine)

Se la Streif di Kitzbühel è il tempio della discesa libera, la Gran Risa lo è per lo slalom gigante, assieme a quello di Adelboden. La classicissima dell’Alta Badia è nel cuore di tutti, atleti, tifosi addetti ai lavori. Sarà per la conformazione della pista, o per i grandi atleti che hanno scritto il loro nome nell’albo d’oro, ma la Gran Risa ha un fascino davvero particolare. Ingemar Stenmark ha firmato la prima edizione del 1985, con una prova maiuscola. La stessa gara dove il nostro Robert Erlacher concluse al terzo posto. Un tracciato che fin da subito si distinse per le difficoltà che gli atleti mai avevano incontrato prima. Dal cancelletto di partenza appare un muro ripidissimo e stretto dove è facile commettere errori fatali. Non c’è tempo per prendere il giusto ritmo e i primi sette passaggi si superano in totale apnea con un forte richiamo alla precisione e alla dinamicità. Il pendio sfocia in una strettoia, oggi meno pronunciata, che preannuncia una curva secca a sinistra. Poi è una volata unica su uno shuss che sembra non finire mai.

Qui la pendenza è più dolce con alcune lunghe gobbe che spezzano il ritmo. E’ forse questo il punto chiave della gara. I tempi di curva si allungano, rispetto a quelli della prima parte, e chi non sa cambiare atteggiamento va fuori linea accumulando centesimi di ritardo porta dopo porta. Chi è riuscito a salire sul gradino più alto del podio, ricorderà la vittoria per sempre, perché è da annoverare tra le grandi imprese. Ancora oggi i colori azzurri rievocano la storica tripletta dell’87, quando Richard Pramotton, Alberto Tomba e Oswald Toetsch si impossessarono del podio. Al quarto posto Re Ingo, autore di un recupero di un soffio insufficiente per rovinare la festa all’allora Presidente Fisi Arrigo Gattai. Da quel giorno la Gran Risa divenne la gara delle gare, per i nostri colori.

La Gran Risa è infatti, successivamente stata vinta da Alberto Tomba, Davide Simoncelli e Max Blardone con un grappolo di altri risultati da podio (Ancora Simoncelli e Matteo Nana). Insomma, il patron della Gran Risa, Marcello Varallo, mito della discesa libera di un tempo, può essere soddisfatto, anche perché è riuscito a trasformare una gara di Coppa del Mondo in una grande festa sulla neve, dove le migliaia di tifosi sempre presenti al parterre, diventano protagonisti. Compresi i non sciatori, quelli che affollavano la Gran Risa per applaudire la Bomba emiliana. Ebbene, anche dopo il ritiro di Alberto non hanno più abbandonato quella magia. E gli atleti lo sanno. Ed anche per questo la Gran Risa dell’Alta Badia rappresenta un esame di laurea per il gigantista.

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