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11 marzo 2009

La pista Stelvio di Bormio, un vero incubo di ghiaccio

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La parte finale del tracciato della Pista Stelvio

MARCO DI MARCO analizza la terribile pista che debuttò ai Mondiali della Valtellina nel 1985 con la vittoria di Zurbriggen. Il tracciato si articola su un percorso lungo oltre 3.000 metri con una pendenza del 65% e velocità superiori ai 140 km/h

di MARCO DI MARCO
(Direttore di
Sciare Magazine)


Se chiediamo ai discesisti quale sia la pista più difficile, qualcuno dirà la Streif di Kitzbühel, altri non esiteranno a citare la Stelvio di Bormio. Una pista terribile che ha debuttato ai Mondiali della Valtellina nel 1985. Il ricordo della splendida vittoria ottenuta da Pirmin Zurbriggen è ancora palpabile. Dopo la prima prova tutti gli avevano sconsigliato di prendere parte alla discesa iridata, ma il campione elvetico si presentò al cancelletto e se ne fece un baff riusciendo a domarla da grande fuoriclasse. La Stelvio si articola su un percorso lungo oltre tremila metri con quasi 1.000 metri di dislivello e una pendenza massima del 65%. I punti cruciali sono il salto della Rocca, ma soprattutto la Carcentina, una diagonale che sembra non finire mai su un terreno ripidissimo e ricco di ondulazioni. Qui ci si gioca la gara, perché se non si tiene una linea adeguata, ovvero piuttosto alta, si finisce per percorrere tanti metri in più. Spettacolare è il salto di San Pietro: si atterra sul ripido e si sfiorano i 140 km/h. Da lì fino al traguardo è una tortura per i quadricipiti perché si devono affrontare lunghi schuss pieni di curvoni ampi e angolati. La fatica negli ultimi 500 metri è notevole ed è facile perdere la linea ideale.

Dopo i Mondiali Bormio ha sempre ospitato la discesa di Natale valida per la Coppa del Mondo. Poi di nuovo i Mondiali nel 2005. Bode Miller raccolse l’eredità di Pirmin vincendo Discesa e superG. In quella competizione iridata arrivò l’argento della nostra Elena Fanchini in discesa. Ironia della sorte, con tutti i discesisti che ha saputo sfornare la Valtellina, mai nessun "local" è riuscito a vincere. Tra tutti Vitalini. Seppur la Stelvio è stata leggermente modificata rispetto alla primissima dell’85, rimane sempre una discesa splendida quanto difficile, per molti quasi un incubo. L’unica differenza tra "Lei" e la Streif di Kitzbühel è la storicità. La Stelvio è ancora molto giovane e Le manca quel profumo di leggenda che invece ha la discesa austriaca. Ma proprio per questo ha tanto tempo per recuperare le vittorie perdute e scrive molte pagine nel libro del Grande Sci.

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