19 marzo 2009

Richard Pramotton e i gigantisti valdostani

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Pramotton durante una discesa nella sua specialità: lo slalom gigante

MARCO DI MARCO ripercorre la carriera del più grande gigantista della Val d'Aosta che segnò la storia dello sci italiano con le sue performances. Altro ottimo atleta fu Matteo Belfrond, autentica promessa che non ottenne mai risultati pari alla sua classe

di MARCO DI MARCO
(Direttore di
Sciare Magazine)

Richard Pramotton ha segnato la storia dello sci italiano grazie alle sue performances ottenute in slalom gigante. In Coppa del Mondo ha saputo vincere quelli più importanti: Adelboden e Alta Badia oltre a quello di Sestriere. Tre successi ottenuti in quella che è stata la sua stagione migliore: 1986/87. Arrivò addirittura al quinto posto nella classifica generale, l’unico ad ottenere tale risultato dopo la Valanga di Thoeni e Gros. Il gigante della Badia è passato alla storia poiché oltre al primo posto ottenuto da Richard, Alberto Tomba e Oswald Toetsch si accomodarono in seconda e terza posizione. Fu un trionfo leggendario. L’atleta dell’Esercito della Valle d’Aosta sapeva affrontare piuttosto bene anche gli slalom e per questo la squadra contava molto su di lui per conquistare la sfera di cristallo, pur consapevole del fatto che sarebbe stato necessario difendersi anche in discesa libera.

Così non fu, anche perché Pramotton, forse più di altri, patì psicologicamente l’arrivo furioso di Alberto Tomba. Il secondo posto ottenuto tra le porte strette a Kranjska Gora alle spalle di Alberto Tomba è tornato alle cronache quest’anno quando Manfred Mölgg e Giorgio Rocca a Garmisch sono riusciti a ottenere una splendida doppietta a distanza di 22 anni. Nell’86 collezionò anche 3 secondi e due terzi posti ed era proprio lui l’ariete più rappresentativo del trio magico Pramotton-Erlacher-Toetsch. Merito anche di Tino Pietrogiovanna e Tullio Gabrielli, i ct della squadra, capaci di creare un team molto affiatato e di grande valore tecnico. Verso gli inizi degli anni novanta un altro gigantista valdostano spuntò fuori con tante promesse: Matteo Belfrond. Un talento puro, uno degli stilisti migliori al mondo tra le porte larghe. Ma si sa che in Coppa conta chi è più veloce e non chi scia meglio e se Matteo fosse riuscito a slegarsi almeno un poco da una posizione sugli sci troppo perfetta, qualche alloro sarebbe arrivato.

Invece l’atleta valdostano raccolse un secondo posto nel ’94 a Kranjska Gora alle spalle di Nyberg e un terzo ad Aspen quando vinse l’austriaco Mayer. Ai Mondiali del 93 a Morioka fu il migliore degli italiani in gigante pur lontano dalle medaglie. Pativa un po’ i tracciati veloci e filanti, mentre dava il massimo su quelli più stretti. La sua vera esplosione non c’è mai stata nonostante 8 anni di squadra, perché è sempre stato torturato dal mal di schiena, come a Lillehammer, quando fu costretto a dare forfait nel gigante olimpico. Comunque ha saputo regalarci sprazzi di Grande Sci, come fece Richard Pramotton. L’unico rammarico del gigantismo valdostano è che nessuno è mai riuscito a regalare una medaglia olimpica o mondiale.

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