19 marzo 2009

Il simbolo di Courmayeur. Albarello, il sergente di ferro

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"Il sergente di ferro" Marco Albarello viene portato in trionfo dai compagni di squadra

ROBERTO DELLA TORRE racconta la figura del più famoso atleta valdostano. Nativo di Courmayeur, è da considerare uno dei protagonisti di primo piano dello sci di fondo italiano, conquistando una medaglia d'oro, tre d'argento e una di bronzo alle Olimpiadi

di ROBERTO DELLA TORRE
(Sciare Magazine)


Marco Albarello è nato a Courmayeur il 31 maggio 1960 ed è da considerare storicamente uno dei protagonisti di primo piano dell’epopea dello sci di fondo italiano degli anni Ottanta/Novanta. Figlio di un piastrellista, cresce sugli sci sottili tra le piste della Val Ferret con un fisico longilineo e imponente (1,86 mt. per 82 kg di peso forma), con vocazione e predisposizione naturali alla tecnica classica del passo alternato e del passo spinta che non l’abbandoneranno mai anche dopo l’esplosione dello skating (1982), tecnica da lui mai perfettamente assimilata. Albarello si mette presto in luce. Nel 1980 è campione italiano juniores ed entra nella squadra nazionale guidata dal direttore agonistico Mario Azzittà dove incontra però Ville Sadeharju, l’allenatore finlandese chiamato in Italia dal presidente della Fisi Arrigo Gattai dopo le Olimpiadi di Calgary del 1980, che non lo «vede» molto, non crede in lui e gli fa saltare ben due appuntamenti importanti, i Mondiali di Oslo del 1982 e le Olimpiadi di Sarajevo del 1984. Poi Sadeharju se ne va e il nuovo tecnico finlandese degli Azzurri, Jarmo Punkkinen, decide finalmente di valorizzare il suo talento. Ai Mondiali di Seefeld del 1985 che segnano l’inizio della favola italiana nello sci nordico c’è anche lui (al «lancio») insieme a Giorgio Vanzetta, Maurilio De Zolt e Josef Ploner nella staffetta che conquista l’argento alle spalle della Norvegia. È l’’inizio di un parabola che farà di lui un protagonista del Grande Fondo fino al 1998 quando, alle Olimpiadi di Nagano, chiuderà la carriera vincendo la sua ultima medaglia a 37 anni.

Atleta di stampo nordico, esemplare interprete della tecnica classica, particolarmente efficace sulle corte e medie distanze, nel 1987 ai Mondiali di Oberstdorf, diventa un big del fondo mondiale conquistando a sorpresa la medaglia d’oro nella 15 km, il più importante risultato della sua carriera a livello individuale, davanti al fenomenale svedese Thomas Wassberg e al sovietico Michail Deviatiarov. Dopo i «passaggi a vuoto» dei Mondiali di Lahti (1989) e Val di
Fiemme (1991) conclusi con buoni piazzamenti ma senza medaglia anche a causa di qualche errore nella preparazione degli sci, alle Olimpiadi di Albertville del 1992 torna sul podio conquistando una medaglia d’argento individuale nella 10 km e la medaglia d’argento con la staffetta con cui conquista un altro argento ai Mondiali di Falun del 1993. Ma anche per lui come per tutti gli altri grandi campioni che hanno fatto parte dell’impresa, l’apogeo tecnico ed emotivo della sua lunga carriera resta probabilmente la conquista della medaglia d’oro della staffetta alle Olimpiadi di Lillehammer del 1994, seguita al bronzo individuale nella 10 km. «Il gigante dagli occhi blu» è il secondo frazionista, dopo Maurilio De Zolt e prima di Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner, di quella gara e di quella vittoria leggendarie che resteranno per sempre nella storia dello sport italiano con l’immagine del rush finale di Silvio Fauner che batte sul filo di lana l’idolo norvegese Bjorn Dählje. Dopo aver partecipato in condizioni fisiche precarie ai Mondiali di Trondheim del 1997.

Albarello chiude la sua ventennale carriera di atleta nel 1998 alle Olimpiadi di Nagano con quell’ultimo sigillo di classe che è la medaglia d’argento della staffetta (questa volta «al lancio», prima di Fulvio Valbusa, Fabio Maj e Silvio Fauner) nella gara in cui la Norvegia riesce a "vendicarsi" dello "sgarbo" di Lillehammer con Thomas Alsgaard che batte allo sprint Silvio Fauner. L’atleta valdostano lascia il Grande Fondo con 9 medaglie olimpiche e mondiali di cui 6 conquistate con la staffetta e con 2 vittorie e 6 podi in Coppa del Mondo. Sposato con Silvana, conosciuta fin da bambina sui banchi dell’asilo, Albarello ha sempre gareggiato per il Centro Sportivo Esercito e come maresciallo degli alpini resta nei ranghi tecnici della Fisi fino al 2002 quando, dopo le Olimpiadi di Salt Lake City, sostituisce Alessandro Vanoi come direttore agonistico della squadre nazionali. Un’esperienza fatta di luci e ombre, su cui incide il suo carattere forte e poco incline a compromessi e accomodamenti, che dura quattro anni e non lascia certamente nel fondo italiano il grande segno che, invece, ha lasciato indubbiamente l’atleta.

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