26 marzo 2009

Celina Seghi, la paura non fa 90

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GIAN LUCA DONATO ha intervistato la "Signora delle nevi" Celina Seghi. Dieci volte campionessa italiana, classe 1920, ha preferito alle classiche domande di fronte al camino, una discesa con serpentine di gran classe sul ripido dell'Abetone

di GIAN LUCA DONATO

Non ci credevo. Ho dovuto verificare con i miei occhi, e mi sono dovuto pizzicare più volte sulle braccia per esserne certo. Sono stato testimone, come tanti abetonesi quotidianamente, di un fenomeno che ha del sovrannaturale. Celina Seghi, classe 1920, icona di uno sci che non esiste più, alla soglia dei novant’anni guida i suoi attrezzi sciancrati con la disinvoltura di una signora di mezza età. Eppure sono 89; mi perdoni Celina se ne ho dichiarato pubblicamente l’età, ma lo faccio con rispettosa energia e con una ammirazione stupita. La Signora delle nevi. Così ho deciso di chiamare il frammento di storia a lei dedicato all’interno della puntata appenninica di Storie di Neve. Conoscevo bene le sue glorie, le sue medaglie di legno ai Giochi olimpici del 1948 e 1952.

Le sue dieci vittorie in slalom ai Campionati italiani dal 1937 al 1952, guerra inclusa. La sua appartenenza al gruppo dei ragazzi terribili dell’Abetone; quelli di Zeno Colò e dintorni. Avevo sicuramente curiosità per l’incontro con Celina per farmi raccontare le atmosfere di quel tempo, per cercare di carpirle attraverso ricordi e sfaccettature di uno sci che sembra essere lontano secoli. Avevo – e lo confesso – sicuramente paura di trovare una persona affaticata, anche se lucida. Magari un po’ annebbiata nei ricordi. Niente di tutto questo. Torno dall’Abetone con il sorriso negli occhi e nella mente. Carico di quell’energia che questa bellissima donna dell’altro secolo ha saputo trasmettermi in una mezza giornata di sci e ricordi sui dolci pendii toscani. Ero pronto per la classica intervista davanti al camino, tra le foto di ricordi forse sbiaditi nel tempo. Il camino c’era, ed era anche accesso, regalando un piacevole tepore post-sciistico. Ma poco prima ero stato testimone diretto, ancorché incredulo, di una rivelazione alla quale non è facile credere. Specie quando ti hanno detto poco prima: "Celina vuole fare l’intervista mentre scia". "Mentre scia?" ho chiesto stupito agli amici abetonesi. "Esatto, mentre scia, come spesso accade quando c’è il sole".

Ed il sole è lei, Celina Seghi, classe 1920, protagonista di imperdibili serpentine sul ripido per una delle mie Storie di neve. Elegantissima, quasi regale per i suoi atteggiamenti, era partita dalla cima della cabinovia, come un qualsiasi ragazzino di 10 anni. Spavalda e sicura, guidata da una incoscienza quasi fanciullesca. Incredibile. Tranquilla ma consapevole. Leggera ma decisa. Energica quanto fragile. Il più normale degli sciatori abituali dell’Abetone. Peccato che abbia soltanto quasi 90 anni. O forse … per fortuna! Sugli sci ci ha regalato nuove inaspettate emozioni. Davanti al camino ci ha ricordato quanto era vera la loro passione negli anni ’50, quando le trasferta erano soltanto in treno e pullman, e si dormiva anche per terra negli scompartimenti. Lei la piccola sorella coccolata da Colò e dagli altri azzurri. Lei così piccola ma così forte. Tanto scanzonata da non aver paura di nulla e di nessuna delle avversarie. Gli sci erano lunghissimi, alla faccia dei "carving" di oggi con i quali – peraltro – lei si trova bene ("averli avuti 60 anni fa!" ci confessa). Ma soprattutto una gran voglia di vivere e godere della passione dello sci e del piacere di stare in mezzo alla gente. "Cosa voglio dal futuro? Vivere! Io ci sto bene in questo mondo. Non sono sola, e c’è tanta gente che mi vuol bene e riempie di vita la mia giornata". Cos’altro aggiungere? Nulla. Complimenti Celina.

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