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07 dicembre 2018

Roberto Zanda, mano bionica per firmare l’autobiografia: la storia dell’ironman sopravvissuto tra le nevi canadesi

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Lo scorso febbraio la rotta smarrita in una delle corse più dure al mondo e i quattro arti amputati. Oggi Roberto Zanda è tornato a vivere, e racconta la sua storia fatta di coraggio e resilienza   

Quattordici ore sperduto al confine tra Canada e Alaska. Cinquanta gradi sotto zero. Una corsa per la sopravvivenza a mani e piedi nudi fino alla salvezza. Roberto Zanda, quella notte del 6 febbraio nel bel mezzo della Yukon Arctic Ultra, perse tutti e quattro gli arti, ma non la vita. A distanza di undici mesi lui è di nuovo nella sua Sardegna, dove è tornato a camminare e ad allenarsi, ma soprattuto per presentare “La vita oltre - una storia vera di coraggio e rinascita” (edito da Baldini+Castoldi). In quelle 266 pagine la storia di resilienza e coraggio di “Massiccione”, così chiamato per la sua tempra. Alla Sala del Circolo Unificato del Comando Militare Esercito Sardegna di Cagliari Roberto Zanda ha firmato la prima copia della sua autobiografia con la nuova mano bionica “I-Limb", applicata dall’Officina Ortopedica Maria Adelaide di Torino. Un vero e proprio arto in titanio multiarticolato a controllo mioelettrico, con la quale potrà eseguire più di trenta prese differenti. La sua storia, scritta in collaborazione con il giornalista Salvatore Vitellino, verrà portata in giro per la Sardegna per condividere l’esperienza dell’ultra maratoneta in una serie di corsi motivazionali.

La prima copia (foto Ufficio stampa Personalmedia Advisoring)

L’incidente

La Yukon Arctic Ultra è una corsa di 480 chilometri tra le nevi canadesi, ha una media di ritiri ogni anno del 65%, ed è conosciuta come una delle gare più dure al mondo per le temperature polari che si raggiungono: fino a 50 gradi sotto zero. Lo scorso febbraio Roberto Zanda, noto per le gare no stop nei deserti, affronta l’ennesima sfida con la solita grande determinazione che gli permette di piazzarsi al secondo posto in classifica. Poi la rotta smarrita, e “Massiccione” finisce per perdersi nella foresta ghiacciata. Sopravvive da solo, cammina a mani e piedi nudi per una notte e un giorno fino alla salvezza. Rischia l’ipotermia, sopravvive, ma al rientro in Italia dovranno amputargli le gambe, la mano destra e parte della sinistra.

Roberto Zanda dopo l'operazione a Torino dello scorso giugno (foto LaPresse)

La vita

Oggi Roberto Zanda ha ha sessantuno anni, è scampato alla morte sui ghiacci ma anche da un’infanzia di violenza e povertà. Nella sua vita ha svolto diversi lavori, si è arruolato nella Folgore e a quarant’anni ha deciso di dedicare anima e corpo solo allo sport. Zanda ha rischiato di morire per una peritonite nel deserto egiziano, dove è stato salvato da alcuni beduini, ha solcato ogni deserto del mondo e, ora che ha superato la prova più difficile della sua vita, è pronto a ricominciare: l’obiettivo è la corsa nel deserto della Namibia ad aprile 2019. Un nuovo capitolo della storia dell’ironman con la mano bionica.

Nel 2006 col Golden Gate di San Francisco nella Escape from Alcatraz Triathlon (foto Getty)

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