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24 marzo 2009

''Confesso che ho sbagliato''. Noi, fischietti sul parquet

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Edito da Pendragon, Confesso che ho sbagliato si può acquistare anche online sul sito della casa editrice

Luca Corsolini racconta le storie delle mogli e delle madri degli arbitri della palla a spicchi, la storia delle scuole che hanno reso, nel tempo, i fischietti italiani i migliori in Europa. Un libro non sugli arbitri quanto piuttosto degli arbitri

di LUCA CORSOLINI

Confesso che ho sbagliato
può sembrare un titolo forte a chi pensa che gli arbitri non solo sbagliano, ma addirittura lo fanno rispondendo a una logica superiore. E allora bisogna subito aggiungere che il sottotitolo Tra passione e buona fede, i segreti degli arbitri di basket non è una "make up call", un fischio di compensazione come tanti sono etichettati in campo, come se la compensazione non fosse un concetto ben presente anche in diritto.
Sono piuttosto, titolo e sottotitolo, due dichiarazioni di identità di una categoria che, sempre ridotta a un giusto silenzio che nasce dal rispetto dei ruoli, è troppo spesso confinata al silenzio di chi non si vuole ascoltare, qui si riscatta dichiarando appunto tutta la sua passione, ribadendo la sua assoluta buona fede, e il diritto a sbagliare (il dovere semmai è quello di imparare dai propri errori).

Gli arbitri sanno di sbagliare. E sanno che devono imparare dai loro errori, coperti da quella sorta di lodo cantato da Francesco De Gregori: così come i calciatori non devono avere paura di sbagliare un calcio di rigore, così pure gli arbitri li vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia. E tutti questi colori sono rappresentati nel libro, un libro non sugli arbitri quanto piuttosto degli arbitri. Colori in antitesi al grigio della loro divisa, che abbandoneranno presto, e che molti equivocano essere il tono povero della categoria. Invece scopri l'arbitro arrivato in Serie A giovanissimo che molla tutto per diventare missionario; scopri i trascorsi da giocatore di tanti, per non dire tutti, passando addirittura dal caso di quello arrivato al basket dal rugby; scopri la passione di una categoria arrivata a minacciare uno sciopero non per rivendicazioni economiche, e comunque nel libro c'è l'elenco di tutti i compensi, quanto piuttosto per difendere la sua stessa continuità.
Perché gli arbitri di basket in Italia devono arbitrare due anni in ogni categoria prima di arrivare in Serie A e così arrivano al traguardo del massimo campionato ormai in età da pensione, visto che loro devono smettere a 50 anni.

In Confesso che ho sbagliato c'è questo e altro: le storie delle mogli e delle madri degli arbitri, la storia delle scuole che hanno reso, nel tempo, gli arbitri italiani i migliori in Europa; c'è persino svelata l’identità di uno dei tifosi che proprio SKY Sport ha reso tra i più famosi in Italia. Perché quando gioca la Virtus Bologna si vede sempre anche in tv Daniele Fornaciari, questo il nome del signore che per gli arbitri è ''l'amico con la cravatta gialla'', perennemente in piedi a bordo a campo a fianco degli arbtri: sembra protesti, invece chiede sempre molto educatamente spiegazioni su quasi ogni fischio. E gli arbitri ovviamente rispondono perché anche a questo con il libro gli arbitri si sono voluti ribellare: la condanna del silenzio.
Addirittura in un Paese di moviolisti come il nostro, dove gli arbitri devono viaggiare quasi sotto scorta, in questo libro le pagine personali di ciascun direttore di gara sono corredate da sue foto personali, e non d'azione. Giusto così: gli arbitri sono come noi, gli arbitri siamo noi.

Confesso che ho sbagliato
Tra passione e buona fede, i segreti degli arbitri di basket

A cura di Luca Corsolini
Pendragon edizioni, Bologna 2009

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