North Carolina campione NCAA, battuta Gonzaga

Basket

Stefano Olivari

A Phoenix al termine di una partita tesissima, ma tecnicamente inferiore alle attese e male arbitrata, i Tar Heels hanno vinto 71-65: sesto titolo della loro storia, il terzo nell'era di Roy Williams allenatore. L'impresa è anche quella di essersi ripresi dopo la finale dell'anno scorso con Villanova

Pochi titoli NCAA sono stati sognati e desiderati come quello che North Carolina ha vinto su Gonzaga nella finale di Glendale, davanti a 75.000 persone impazzite per la magia del college basketball, magia di molto superiore alla qualità attuale del gioco. Il sesto titolo nella storia dei Tar Heels, il terzo nell’era di Roy Williams, allenatore ‘di una volta’ (qualsiasi cosa voglia dire) nei tratti e nell’approccio. Al termine di una partita giocata più sui nervi di altre analoghe North Carolina ha vinto 71-65, reagendo bene a un primo tempo pessimo al tiro (33% circa di percentuale) e così così a rimbalzo, una delle specialità della casa.

FESTIVAL DEI LIBERI - La chiave del successo di Roy Williams è stata la difesa, che per metà secondo tempo ha impedito a Gonzaga di segnare su azione. Partita molto spezzettata e mani fredde, in certi momenti un festival del tiro libero (44 falli in totale), con Joel Berry (22 punti, miglior giocatore della partita) a staccarsi sugli altri per North Carolina e Karnowski a fare la sua parte per gli Zags allenati da Mark Few, con Nigel Williams-Goss prima opzione offensiva (chiuderà con un 5 su 17). Gonzaga è probabilmente stata più condizionata dai falli, visto che si sono concentrati sui lunghi: Collins, splendente nella semifinale contro South Carolina, di fatto non ha giocato, e lo stesso Karnowski si è dovuto gestire. Partita comunque arbitrata da cani, con cambi di metro di giudizio da un minuto all'altro ed in generale una maggiore 'tutela' (così si dice nel calcio) per North Carolina. 

CANESTRO DELLA VITA - Si è andati punto a punto fino a 26 secondi dalla fine alla fine, quando con la sua squadra sopra di uno Isaiah Hicks con un layup ha segnato per North Carolina il canestro più importante della sua vita. Nell’azione successiva la palla di Gonzaga finisce nelle mani di Williams-Goss, che però viene stoppato da Meeks: la giocata simbolo della finale è probabilmente questa. L’incredibile sconfitta dell’anno scorso con Villanova è dimenticata, North Carolina non entra nella storia perché c’era già ma vince una partita che doveva vincere: per ragazzi di vent’anni reggere questa pressione è davvero notevole, il paradosso è che alcuni di loro nella NBA guadagneranno tanti soldi, ma non avranno magari mai più in mano palloni tanto pesanti. Per Gonzaga delusione clamorosa, però questo college ha ormai cambiato status ed è probabile che il suo reclutamento nei prossimi anni salga molto di livello anche senza invenzioni o importazioni dall’estero.

MICHAEL JORDAN - Il college basketball è ad alto livello forse l’espressione più pura della pallacanestro, ricordando sempre che siamo nel 2017 e non ai tempi di Naismith, ma bisogna ammettere che questa stagione non è stata esaltante ed il torneo finale lo ha confermato. La stessa North Carolina 2017 è molto lontana dalle North Carolina che hanno fatto la storia: quella leggendaria di Frank McGuire che nel 1957 sconfisse in finale la Kansas di Wilt Chamberlain, quella del 1982 che allenata da Dean Smith e con in campo Michael Jordan (Più James Worthy e Sam Perkins…) batté la Georgetown di Pat Ewing, ma anche la North Carolina 2009, già guidata da Roy Williams, con in campo Ty Lawson e Tyler Hansbrough. Va però detto che i campioni 2017 sono soltanto la quarta squadra nella storia NCAA a diventare campione dopo avere perso la finale l’anno precedente, impresa davvero notevole visto come le squadre vengono rivoluzionate da una stagione all’altra. La gioia della gioventù idealizzata e la tristezza per la vita che non può tornare: il fascino struggente del college basketball dà appuntamento a novembre. 

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