06 settembre 2008

Cuba-Usa e Armenia-Turchia. Non dite che è solo calcio

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Stretta di mano prima del match tra il capitano dell'Armenia Hovsepyan e quello turco Emre Belozoglu

Si sono affrontate per le qualificazioni ai Mondiali 2010, ma le due sfide avevano un sapore particolare. Cubani e americani non si affrontavano da 61 anni. E tra turchi e armeni le divergenze durano da ben 90 anni

Le palline dell’urna stavolta l’hanno combinata proprio grossa. Cuba-Usa e Armenia-Turchia: qualificazioni ai Mondiali 2010 del Sudafrica. Ma, per favore, non dite che si tratta solo di una partita di pallone. In quei 180 minuti di gioco, tra gara d’andata e di ritorno, c’è un significato che va ben al di là dei 22 giocatori che si sfidano su un rettangolo verde. C’è la storia, interrotta e sofferta, travagliata e vissuta, di quattro popoli divisi per motivi diversi. E lontani, molto lontani fra loro. Anche se gli Stati Uniti e la penisola cubana distano poco più di un centinaio di chilometri. Anche se Turchia e Armenia sono attaccate l’una all’altra.

Adesso è il calcio a riavvicinare come per magia queste nazionali che in realtà, eccezion fatta per la Turchia, non sono nemmeno particolarmente attratte da questo sport. Ma poco importa. Adesso ciò che conta davvero è che arrivi questo sospirato fischio d’inizio. L’ultima volta che Cuba e Usa si sono sfidate per una partita di pallone è stato il 1947. Vinsero i cubani 5-2. Tante cose sono cambiate da allora. E tante altre ne sono successe nel frattempo. La rivoluzione cubana, il lungo embargo americano scattato nel 1960, lo sbarco nella Baia dei Porci. Dopo 61 anni, e nonostante i rapporti sempre tesi fra le due nazioni, la rappresentativa di calcio statunitense è arrivata a L’Avana per giocare una partita ufficiale. Come a dire, l’embargo calcistico, almeno quello per il momento, è sospeso.

Dall’altre parte del mondo invece la Turchia affronta l’Armenia. Nessuna relazione diplomatica tra Ankara ed Erevan, nonostante la Turchia sia stata uno dei primi paesi a riconoscere l’indipendenza dell’ex provincia sovietica. I rapporti andarono in frantumi durante la crisi del Nagorno Karabachm quando l’Armenia occupò una piccola parte dell’Azerbajan. E si dissolsero definitivamente quando Erevan sollecitò invano il riconoscimento del massacro di quasi un milione e mezzo di armeni, negli anni del crepuscolo dell’impero ottomano. Significativo il titolo del quotidiano Radikal: "Un problema di 90 anni rinchiuso in 90 minuti", con evidente riferimento ai massacri ai danni della popolazione armena, che la Turchia non ha mai riconosciuto come “genocidio”.

Stasera le luci si accenderanno negli stadi di L’Avana e di Erevan e forse qualcosa cambierà. In ballo ci sono tre punti e un cammino da ricostruire. “Siamo qui per giocare, non parliamo di politica”, ha detto l’attaccante americano Donovan. E allora basta chiacchiere: la parola al campo.

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