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10 ottobre 2008

Mondiali 2010, Usa-Cuba prove di disgelo

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Fidel Castro

Dopo l'andata del 6 settembre scorso, vinta dagli americani per 1-0, Usa e Cuba tornano ad incontrarsi in una partita ufficiale, valida per le qualificazioni Concacaf ai Mondiali sudafricani

(di Luciano Clerico - ANSA)

L'embargo americano continua ad avere tutti i suoi effetti su Cuba, e tra Stati Uniti e L'Avana i rapporti continuano ad essere quelli che posso avere due Stati che si considerano reciprocamente nemici. Ma là dove non riesce la politica ci prova il calcio. Dopo l'andata del 6 settembre scorso, vinta dagli Usa per 1-0, Usa e Cuba tornano ad incontrarsi in una partita ufficiale, valida per le qualificazioni Concacaf ai Mondiali sudafricani del 2010.

La partita, come già quella dell' andata, non ha quasi significato sotto il profilo calcistico. Ma ne ha, e molto, sotto quello diplomatico. Nel senso che permette ad organismi governativi dei due Paesi - per quanto sportivi - di riallacciare ufficialmente rapporti, quei rapporti che da quasi mezzo secolo i rispettivi governi non riescono ad avere.

Tra gli americani giocatori e dirigenti evitano con accuratezza di commentare la partita in termini politici. Il tecnico degli Usa, Bob Bradley, ha ribadito oggi - alla vigilia dell'incontro - le stesse identiche cose dette alla vigilia della partita giocata a L'Avana: "Siamo qui per giocare a calcio, e non per parlare di politica. Ci interessa vincere, per noi qualificarci per il Sudafrica è importante".

Mentre Cuba è ultima con 0 punti in 3 partite, gli Usa guidano il girone con 9 punti, davanti a Guatemala e Trinidad & Tobago, con 4, e restano i grandi favoriti. Tra i cubani, invece, l'idea di lasciare Cuba per andare a Washington viene accolta con atteggiamenti diversi. La nazionale cubana è allenata da un tedesco, Reinhold Fanz. Forse è per questo che l'attaccante Leonel Duarte, prima di partire per Washington, ha concesso una intervista all'agenzia tedesca Dpa. Alla quale ha detto: "In questa partita faremo vedere lo spirito rivoluzionario della nazionale cubana, perché tutti coloro che vanno a Washington sono dei rivoluzionari e credono nella rivoluzione. E' sempre un passo avanti, anche se noi andiamo solo per giocare a calcio".

D'altro tenore invece l'atteggiamento avuto da sette giovani cubani della nazionale under 23. Sei mesi fa, per l'esattezza il 13 marzo scorso, prima giocarono e pareggiarono 1-1 a Tampa Bay in Florida con i coetanei americani, nell'ambito delle qualificazioni olimpiche. Poi... disertarono, nel senso che fuggirono dalla loro nazionale, fecero perdere le loro tracce e non rientrarono a L'Avana. Gli Stati Unti hanno istituito anni fa nei confronti dei rifugiati cubani la legge "wet foot, dray foot", che prevede che un rifugiato se arriva da Cuba possa rimanere sul suolo americano un anno, per poi ottenere - se la richiede - la cittadinanza americana. E proprio su questo hanno fatto affidamento i ragazzi dell'under di Cuba, non cosi' rivoluzionari come i loro colleghi della nazionale maggiore.

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