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14 ottobre 2008

Un mito decaduto, Wembley è senza anima

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Il nuovo Wembley tanto criticato da Ian Wright

Dalle colonne del 'Sun' parte una dura critica verso il nuovo stadio, troppo diverso dal vecchio, che trasmette negatività ai giocatori. Si pensa a una Nazionale finalmente itinerante

Un tempio da ammirare, una fortezza inespugnabile. In Inghilterra c'è nostalgia per il mito, per quello che Wembley ha rappresentato nel passato. La demolizione della vecchia struttura sembra aver portato con sé l'anima di uno stadio in cui in pochi hanno trovato la gloria contro i sudditi di Sua maestà. A rilanciare l'accusa contro il 'New Wembley' dalle colonne del 'Sun' è Ian Wright, ex stella del calcio d'Oltremanica. L'ex giocatore della Nazionale spera che l'Inghilterrà non giocherà più in quello stadio che considera "freddo e senza anima". Sotto accusa i fischi alla squadra di Capello nonostante il 5-1 rifilato al Kazakistan e gli odiosi 'boo' riservati ad Ashley Cole.

La soluzione per Wright è quella di rendere il calcio della Nazionale libero e non legato a un unico stadio, ad un'unica città, Londra, ma di portare l'Inghilterra in ogni angolo del Paese. La motivazione addotta collima con le prestazioni dissonanti di molti giocatori tra club e Nazionale, dipese, secondo l'ex calciatore, dalla negatività che il nuovo Wembley trasmette ai calciatori. Nel mirino anche i tanti soldi spesi per ricostruire uno stadio che è la copia ingrandita dell'Emirates dell'Arsenal ma che, differentemente da quest'ultimo, non serba un'identità precisa.

Le torri sostituite da un arco irrilevante restano un oltraggio, il sottopassaggio per l'ingresso in campo, per fortuna, quello è rimasto. Tuttavia, la colpa più grave è quella che l'Inghilterra sia ancorata a un luogo, per nulla centrale rispetto al Paese, cosa che consente, solo relativamente, ai giovanissimi di poter seguire la Nazionale dal vivo. E allora, conclude Wright, cessato il mito, gli inglesi, non i londinesi, si riprendano l'Inghilterra.

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