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21 ottobre 2008

Ibra-cadabra, niente illusioni solo magie

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L'attaccante nerazzurro continua a essere il trascinatore della sua squadra. Nè all'Ajax né con la Juventus è stato così decisivo. Media gol straordinaria e un compito assegnatogli da Mourinho: leader di un gruppo vincente

Non ha il cilindro e nemmeno la bacchetta ma due piedi magici che non illudono, segnano e incantano. Senza dubbio è stato Zlatan Ibrahimovic il personaggio più decisivo della settima giornata di serie A. A valorizzarne la prestazione anche l'avversario, la Roma, per nulla semplice da affrontare alla vigilia, sin troppo facile da impallinare con il senno di poi. La realtà è che Ibra è tornato se stesso, migliorato, se si vuole, rispetto ai tempi della Juve e ai primi due anni con Mancini. E' leader e fa reparto da solo, trascina i compagni e ciò che conta, soprattutto, va in gol con una semplicità disarmante. Cinque reti in sette partite di campionato e pensare che il ginocchio malandrino avrebbe dovuto tenerlo a riposo, per qualche gara, anche quest'anno. Nossignori, Mourinho gli ha consegnato lo scettro concedendo un'anomalia alla sua decantata 'res publica', per la quale, ma tranne per lo svedese, vale il motto: tutti utili nessuno indispensabile. L'Inter, ancora più dell'Ajax che lo ha fatto conoscere al grande calcio, e della Juve che lo ha consacrato in Italia e in Europa, non può prescindere dai suoi colpi di classe. Coi lancieri Ibra segnò ben 46 gol, ma in 106 gare, in bianconero 26 in 91. Proporzioni che non reggono il confronto con il campione che da due anni e 7 partite ammirano i tifosi nerazzurri: 80 apparizioni, 42 reti. I numeri, è vero, parlano meno del suo talento che ha ormai automatizzato un ritornello ricorrente: Ibracadabra o AbracadIbra, fate voi, la magia è comunque servita.

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