Caricamento in corso...
24 dicembre 2008

Natale nel pallone, quando il calcio è religione

print-icon
kak

Kakà festeggia e prega con la maglia "I belong to Jesus"

NOTTE MAGICA. Viaggio tra i campioni più devoti: Kakà appartiene alla Chiesa "Renascer", la cui missione è diffondere il Vangelo a tutte le nazioni attraverso lo sport, Adriano fa parte della Chiesa Evangelica e West è da anni pastore in Africa

"Dio ti benedica". Si chiude così il messaggio sulla segreteria telefonica di Ricardo Kakà, campione indiscusso e ragazzo religiosissimo. Che da grande, ha confessato, vuole fare il pastore. Di anime ovviamente. Intanto gioca a calcio, e bene, nel nome del Signore. E' cristiano pentecostale il milanista, appartiene alla chiesa "Renascer" (Rinascere) cui sembra doni un decimo del suo stipendio. Con sè porta sempre tre maglie, con su scritto "I belong to Jesus", "Dio è fedele" e "Gesù ti ama", e di volta in volta decide quale indossare sotto la maglia del Milan o del Brasile. Ma Kaka' non e' il primo e non e' il solo a coniugare calcio e fede. Il fuoriclasse del Milan appartiene agli "Atleti di Cristo", movimento attorno a cui si raccolgono molti calciatori. Brasiliani soprattutto, visto che "Atletas de Cristo" nasce in Brasile nel 1984 per iniziativa proprio di due calciatori, Joao Leite e Baltazar. La sua missione è quella di diffondere il Vangelo a tutte le nazioni attraverso lo sport.

Meno diretto Adriano, che appartiene alla Chiesa Evangelica e che dopo un gol al Porto in Champions League alzo' gli indici al cielo e mise fuori la maglia del Ringraziamento: "Filipesi 4:13". Citazione di un versetto di San Paolo al popolo dei filippesi che recita: "Io tutto posso in colui che mi dà forza". Dedica a Dio, forse al padre morto. Indici al cielo per ogni gol anche per un altro interista, l'ex romanista Mancini. Non è brasiliano ma è Atleta di Cristo l'argentino Chamot, che fece dono delle Sacre Scritture a tutti i suoi compagni del Milan. E che ha avvicinato alla fede Legrottaglie, poi definitivamente 'convertito' dal paraguaiano Guzman.

Cattolico e credente è Diego Maradona, che più di tutti ha forse portato Dio in campo. Ai Mondiali messicani del 1986. Segnò di mano, all'Inghilterra, ma spiego': "E' stata la mano di Dio". 'Pendolino' Cafu era un pentecostale, come Kakà, Lucio ed Edmilson. Tutti campioni del mondo nel 2002. Scena da brividi sul campo dopo il trionfo in Corea e Giappone, col gruppo brasiliano inginocchiato a piangere e pregare con la bandiera carioca al fianco di quella divina. Per Taribo West la fede ha rappresentato una scelta di vita. Si racconta che quando giocava all'Inter una volta disse a Lippi, allora tecnico nerazzurro: "Ho parlato con Dio, mi ha detto che devo giocare". E Lippi: "A me non ha detto niente".

Premier League 2017-2018

Tutti i siti Sky