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09 febbraio 2009

Italia-Brasile, la partita che anche i bambini sognano

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Aria di festa. Robinho, Ronaldinho, Pato e Thiago Silva giocano alla playstation nel ritiro verdeoro

Martedì all'Emirates Stadium di Londra l'amichevole tra le due Nazionali più titolate del pianeta: nove titoli mondiali in campo (5 per il Brasile, 4 per l'Italia), 71 anni di sfide, 5 vittorie a testa. Ecco una storia che, ormai, sconfina nel mito

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La madre di tutte le partite -
L'altra Italia-Brasile, quella più bella, prevede la sfida tra i campioni Robinho e De Rossi e non quella tra i ministri Genro e Frattini. Libero in campo brasiliano semmai è un ex centrocampista, Lucio, e non un ex terrorista. Sebbene inevitabilmente toccata dal caso Battisti, dunque, la gara di domani a Londra tra gli azzurri e la Seleçao rimane una partita di calcio, anzi "la partita" di calcio. Quella che quasi tutti da bambini hanno sognato di giocare, e infatti i furbi produttori di videogiochi registrano che è la più 'disputata' e quindi offrono di continuo aggiornamenti.

Quanti titoli Mondiali - Nove titoli mondiali in campo (5-4 per i brasiliani, a pensarci bene la differenza la fa il successo ai rigori in finale a Usa '94), un bilancio, se non fosse sempre per quella gara di Pasadena, in equilibrio perfetto: 5 vittorie a testa, lo 0-0 del Rose Bowl poi diventata affermazione brasiliana dal dischetto, ed un solo pareggio. Persino i gol sono pari: 19 per squadra. Ad alimentare il mito di questa sfida c'è certamente anche la frequenza molto dilatata nel tempo: l'ultima volta fu un pareggio spettacolare in un torneo del '97 in Francia, Del Piero era giovanissimo e fece il fenomeno con una doppietta davanti all'astro nascente Ronaldo, lui pure peraltro in gol, ma una volta sola.

Storia che entra nel mito - I flash della memoria però sono tanti e vanno persino al di là della sfida più celebrata, quella del Mundial '82, che finì 3-2 e fu il viatico del successo finale della squadra di Bearzot. Pablito, insomma, ma anche Pelé che stacca mezzo metro più in alto di Burgnich all'Azteca di Città del Messico nel '70. I sei minuti di Rivera, il segno della croce di Jairzinho, Trapattoni che annulla O Rei in amichevole e si garantisce gloria imperitura. Meazza che nella prima partita, in semifinale ai Mondiali del 1938, va a calciare il rigore decisivo mentre gli si rompe l'elastico dei pantaloncini: tira tenendosi su le braghe con la mano ma fa ugualmente gol. Le lacrime di Franco Baresi e quelle di Baggio, ma prima c'erano state quelle di Falcao e di Leandro. Gli occhi allucinati di Sacchi, quelli magnetici di Taffarel e quelli increduli di Mazinho. La faccia da guerriero di Dunga che alza la Coppa (la faccia da placido cinquantenne di Dunga che si  siede in panchina sognando la Coppa andrà in archivio domani), il volto imperturbabile di Zoff nell'ultima parata al Sarria  ("no che la palla non è entrata..." spiega con classe Martellini, e 30 milioni di italiani riprendono a respirare).

Sono tante, infinite, le immagini da sogno che Italia-Brasile ha regalato in 71 anni di sfide: altre arriveranno domani grazie  a gente come Pato, Robinho, Ronaldinho, Pirlo, De Rossi, Cannavaro e Buffon. Giocate spettacolari e pulite che nulla  hanno a che vedere con quelle di un italiano maestro del  dribbling (alla giustizia), Cesare Battisti.

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