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09 febbraio 2009

Dunga: "Amauri? A me nessuno avrebbe impedito di giocare"

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Carlos Dunga è allenatore della Seleçao da luglio 2006

Il ct del Brasile torna a pizzicare la Juve alla vigilia dell'amichevole di Londra con l'Italia. E sulla partita dice: "Non sarà comunque mai come una sfida di un Mondiale, ma quando si gioca con gli azzurri si trovano sempre stimoli particolari"

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La "partita particolare" di Dunga. Ecco Italia-Brasile vista da uno dei tanti brasiliani d'Italia. Uno che però poi della Selecao è diventato ct. E adesso si prepara a sfidare il ct campione del mondo nella sfida tra le nazionali più titolate al mondo. Peccato solo che "sia di martedì quando la domenica molti calciatori hanno giocato. Alcuni hanno fatto anche un viaggio lungo... Non c'è stata insomma possibilità di lavorare. Ma quanto si gioca contro l'Italia- assicura Dunga- si trovano sempre stimoli particolari. Ma non sarà comunque mai come una sfida di un Mondiale, quando ci sono punti pesante in palio".

Ad animare i giorni della vigilia due casi. Partiamo da Amauri. "Se Amauri alla fine giocherà con il Brasile o con l'Italia dovete chiederlo a lui...", risponde subito. "Non mi sono arrabbiato perché la Juventus non ha concesso il nulla osta- aggiunge poi- questa è la legge e va rispettata. Perché non l'ho chiamato prima? Avevo Luis Fabiano, Adriano e Pato, perché dovevo farlo? Ai miei tempi comunque nessuno avrebbe potuto impedirmi di giocare in nazionale". Su una eventuale nuova convocazione in futuro per Amauri nella Selecao, Dunga è sembrato poco possibilista. A meno di altre defezioni. "Ognuno deve aspettare la sua possibilità e sfruttare le proprie opportunità...".

Altro caso, quello di Cesare Battisti, l'ex terrorista condannato all'ergastolo per aver commesso quattro omicidi e per il quale il Brasile ha negato l'estradizione considerandolo rifugiato politico. "Dispiace quando due Paesi che si vogliono bene arrivano a certi livelli di scontro- le parole del ct verdeoro- Ma anche qui ci sono le leggi". Questione chiusa. Italia-Brasile, poi, è anche un po' derby. Perché arriva appena sei giorni prima Inter-Milan, e perché a Londra ci saranno ben dieci protagonisti della stracittadina: sette rossoneri e tre nerazzurri. Dida, Julio Cesar, Maicon, Ronaldinho, Pato, Thiago Silva, Adriano, Zambrotta, Pirlo e Bonera.

"Non mi è mai capitato di giocare contro la nazionale del paese in cui gioco", dice Maicon che ufficializza così il conflitto d'interessi tra club e nazionale. Tra l'altro dopo le tre giornate di squalifiche scontate in Italia, questa sarà la settimana di Adriano: prima l'Italia e poi il Milan: "Ci siamo detto che avremmo vinto, prima di partire. Sappiamo come gioca l'Italia e vogliamo sfruttare questo vantaggio. E poi vogliamo tornare in Italia con una vittoria...". Il punto è questo e lo ribadisce pure Julio Cesar: "Sarà importante giocare bene- dice il portiere dell'Inter- così non dovremo sentirci dire niente quando torneremo in Italia".

Ronaldinho invece cerca all'estero la luce che si è un po' affievolita a Milano: "Italia Brasile è un classico di enorme importanza- dice- Spero di rendere al massimo per aiutare la squadra". Mancherà Kakà in questo doppio derby. E Adriano sottolinea le due facce della medaglia: "Nella selecao la sua assenza è pesante, perché ci manca un grande giocatore. Il Brasile ha bisogno di lui, purtroppo in questa partita Kakà non ci sarà ma nel derby proveremo a sfruttare la sua assenza per allungare ulteriormente in classifica". Ma Italia-Brasile, come detto, è anche lo scontro per Amauri ("E' un grande giocatore, lo aspettiamo a braccia aperte", ha detto Pato) e quello politico con al centro Battisti. E pensare che i giocatori non sanno neanche chi è l'uomo che rischiava di non farli scendere in campo. Come Julio Cesar: "Battisti? Non so chi sia...".

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