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17 aprile 2009

Toni si racconta: "Il Bayern mi ha fatto sentire importante"

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Luca Toni nel suo classico gesto d'esultanza dopo un gol

Il centravanti della Nazionale si confessa a "I Signori del Calcio" (in onda sabato alle 23.15 su SKY Sport 1) e spiega la sua ascesa: "Baggio? Un fenomeno. A Palermo sono state dette tante bugie. Con Ribery parlo in dialetto modenese". IL VIDEO

Da bambino avevi già il sogno di diventare calciatore?
Mi piaceva giocare a calcio, passavo quasi tutta la mia giornata col pallone.

Per quale squadra tifavi?

Da piccolo facevo il raccattapalle per il Modena, la prima squadra che mi ha comprato. E quindi facevo il tifo per la squadra della mia città.

Chi era il tuo idolo?
Van Basten penso sia stato il più grande attaccante in assoluto. Nel Modena, invece, c’era Sauro Frutti che faceva sempre gol.

Nella stagione 2000-2001, l'esordio in Serie A con la maglia del Vicenza a San Siro, contro il Milan. Come è stato?

Finì 2-0 per il Milan. E' stato fantastico, fino a quel momento San Siro l'avevo visto solo in televisione. Chiesi la maglia a Maldini e me la diede.

Com'era ritrovarsi di fronte Maldini alla prima in Serie A?
E' stato bello, stimolante, se ero là significava che qualcosa di buono avevo fatto. Ero sereno, non sono uno che va in ansia per le partite.

Che anno è stato quello col Vicenza?
Alla fine non buono perché siamo retrocessi, ma per me positivo perché ho fatto dei gol importanti.

L'anno dopo sei passato al Brescia per 30 miliardi: l’acquisto più costoso della storia delle Rondinelle
C'era Mazzone che stravedeva per me, mi voleva a tutti i costi. Mi voleva anche il Venezia di Zamparini ma io volevo andare a Brescia perché c'era Baggio e l'opportunità di giocare con lui era unica!

Cosa pensa uno che vale 30 miliardi?
Non ci pensavo, ho detto al Presidente che avrei fatto tutto il possibile. Con Corioni ho avuto un bel rapporto, è stato uno dei pochi Presidenti che forse con me non ci ha guadagnato tanto, anzi penso ci abbia anche rimesso. E' una persona che mi ha sempre voluto bene, anche gli anni successivi ha sempre chiesto di me. E' una persona che porto dentro.

E Mazzone?
E' un grande, è stato un maestro per me. E' un allenatore che trasmette molta sicurezza, uno che quando le cose vanno male si assume tutte le responsabilità. Quell'anno è stato proprio bello, giocavo con Baggio, con Guardiola.

Toni e Baggio, che coppia era?
Gli avevo detto: "Roberto, hai fatto fare gol a tutti, adesso falli fare anche a me". E lui mi rispose: "Tu pensa solo a correre verso la porta e poi ti ritroverai la palla!". Era un campione, un fenomeno. Ricordo soprattutto come si comportava fuori dal campo: arrivava sempre prima al campo, si fermava un'ora in più a tirare le punizioni. Mi dicevo: "Se uno come Baggio si ferma un'ora in più per tirare le punizioni, io devo stare almeno 4-5 ore ad allenarmi".

Dopo il Brescia, il Palermo in Serie B…

Il primo anno a Brescia avevo fatto bene, 13 gol senza rigori, ci eravamo salvati. Il secondo anno, invece, mi sono rotto il ginocchio e quando sono rientrato non ero più lo stesso. I tifosi non mi vedevano più molto bene, dovevo cambiare aria. Mi voleva qualche squadra di Serie A, ma Zamparini a Palermo mi ha cercato e ho fatto questa scelta. Ho avuto la sensazione che se il Palermo avesse vinto il Campionato, sarebbe diventata una delle squadre più forti della Serie A. E' stata una sfida.

Il primo anno sei stato capocannoniere in Serie B, una stagione pazzesca…
E' stata la svolta della mia carriera. Sono arrivato in una piazza molto calda, c'erano un gruppo e una squadra fantastici, è stata fra le mie stagioni più belle. La città aveva un entusiasmo spaventoso perché i tifosi non si aspettavano la promozione e l'attendevano da tanti anni.

Quando sei arrivato dicevano che non sapevi colpire di testa…
Nelle prime nove giornate non avevo fatto neanche un gol. Poi mi sono sbloccato e ho iniziato a segnare tanti gol.

Poi il secondo anno a Palermo, in Serie A…
Abbiamo fatto bene perchè siamo sempre stati nella zona Champions. Siamo arrivati in UEFA che, per una neo promossa era un risultato importante.

A Palermo poi, sei tornato con la maglia della Nazionale. E ti hanno fischiato…

Mi è dispiaciuto, tornavo da giocatore dell'Italia. Anche quando sono tornato con la Fiorentina a giocare a Palermo ho ricevuto tanti fischi, però so che ci sono ancora tante persone a Palermo che mi vogliono bene. Molta gente si è divertita a scaricare le colpe solo su di me ma ormai è acqua passata.

Quando sei andato via da Palermo hanno detto: "Toni pensa solo ai soldi…"
A Firenze non guadagnavo molto di più che a Palermo, avevo la sensazione che si fosse rotto qualcosa a Palermo e mi attraeva il progetto dei Della Valle.

Con la Fiorentina in due anni succede di tutto: felicità, mancato divorzio e poi il divorzio

La prima stagione è stata devastante, la mia migliore dal punto di vista fisico. Avevamo un allenatore molto bravo, che ci ha fatto giocare bene e poi la piazza non si aspettava che potessimo fare così bene. E' stata un'emozione dopo l'altra, siamo riusciti ad arrivare in Champions. Poi, i fatti di calciopoli ci hanno danneggiato. Per me è stata una stagione memorabile, ho battuto tutti i record, quello di Batistuta e poi sono stato il primo italiano a vincere la Scarpa d'Oro.

Cosa c'era di particolare a Firenze?

E' stato amore a prima vista perché sono partito subito forte, la squadra andava bene, come toccavo palla facevo gol. A Firenze il pubblico è particolare perché ama molto la propria squadra.

L'esordio in Nazionale, contro l’Islanda. Cosa ti disse Lippi la prima volta che vi siete visti?
L'esordio in Islanda lo ricordo bene, sono entrato nel secondo tempo al posto di Bazzani. Purtroppo abbiamo perso 2-0, era la prima di Lippi. Ho capito subito che era un allenatore molto carismatico. La prima cosa che ci ha detto, al primo raduno della partita contro l’Islanda, era che dovevamo creare un gruppo per andare a vincere i Mondiali in Germania. Aveva ragione.

Arriva l'estate dei Mondiali e inizialmente non riesci a segnare…

Ho fatto delle buone gare, come contro il Ghana quando ho preso la traversa. Il mister voleva che prima di tutto giocassimo per la squadra.

Finché arriva Italia-Ucraina…
Almeno un gol dovevo farlo. Ho segnato una doppietta che ci ha portato in semifinale. E' stata una serata magnifica.

Come è stato vincere il Mondiale?
Un sogno, un'emozione talmente bella che è difficile da descrivere. Ho anche avuto tanta fortuna perché tanti campioni prima di me non hanno alzato quella coppa, io ho fatto due anni di Nazionale e ho vinto il Mondiale.

Poi, nello spogliatoio, ti sei ubriacato…
Sì, mi sembrava giusto. Sono cose che capitano una volta nella vita. Abbiamo festeggiato parecchio.

Poi sei tornato a Firenze ma non volevi restare, volevi andare all’Inter…
Lì ho sbagliato a fare certe dichiarazioni perché prima avrei dovuto parlare con i Della Valle. Era un'occasione importante per la mia vita, quella di poter giocare in una grande squadra. Ero preso dall'entusiasmo di andare all'Inter. Non ho capito il momento che stava passando la Fiorentina, penalizzata di 15 punti. Dopo un incontro di pochi minuti con i Della Valle, ho capito la situazione in cui si trovava la società e che la decisione giusta era quella di rimanere a Firenze per aiutare la Fiorentina ad uscire da quel brutto momento.

Con l'Inter era già fatta?
No, però mi volevano tanto. Se il Presidente avesse voluto, sarei andato.

Sei rimasto a Firenze ma era impossibile che andasse bene come il primo anno…

Siamo partiti forte. Poi, ho avuto un problema al piede e quindi giocavo, ma non ero al meglio della condizione. C'era bisogno di fare punti, perché c'era l'incubo della retrocessione. Ho fatto 16 gol e quando poi le cose si erano quasi sistemate, ho deciso insieme alla società di operarmi perché non sopportavo più il male al piede.

Perché poi il Bayern Monaco?
Con la Fiorentina avevo instaurato un bellissimo rapporto. Mi avevano detto che a fine anno potevo andare dove volevo: c'erano squadre italiane che mi volevano ma ho scelto il Bayern Monaco perché era una squadra forte che mi ha fatto sentire importante e che mi voleva a tutti i costi. Poi mi sembrava un gesto carino verso Firenze il fatto non andare in altre squadre italiane.

Rummenigge ha detto: "Vogliamo te perché sei il numero uno"

E' vero, è stata una frase importante. E un giocatore le sente certe cose! Poi, volevo provare un'esperienza all'estero e il Bayern credo sia una delle squadre più forti del mondo.

In quel periodo, però, Galliani ha detto che ti aveva praticamente già preso…
Ero molto vicino al Milan, ma sono stato anche vicino a Juve ed Inter.

Perché Galliani ha detto che era già fatta?
E' fatta quando firmi. Lui pensava che le cose fossero già fatte ma magari a qualcuno non andavo bene, volevano altri giocatori. Forse pensavano che non fossi all’altezza del Milan, non lo so. Alla fine non se n'è fatto nulla e io sono stato molto felice di andare al Bayern.

Il Bayern ti ha pagato 11 milioni…
Loro erano molto contenti di prendermi. Hanno speso tanto, ho un bell'ingaggio ed è stato bello ripagarli a suon di gol.

Fino al Bayern non avevi vinto nulla con i club. Perché?

Gli obiettivi, nelle squadre in cui ho giocato, li ho sempre raggiunti. Diciamo che era difficile vincere lo Scudetto con il Palermo e con la Fiorentina!

Al Bayern ti sei rifatto subito: hai vinto due coppe e la Bundesliga

Dovevamo vincere, è stato un anno molto positivo. Ho vinto subito la classifica marcatori, ho fatto 39 gol in una stagione.

Come è stato l'impatto con Monaco?
E' tutto diverso. In Italia, ad esempio, molti allenamenti sono a porte chiuse. Qui, invece, gli allenamenti sono sempre aperti al pubblico. A fine partita ti devi fermare per firmare gli autografi e fare le foto con le famiglie. C'è un ambiente più rilassato. Ho conosciuto giocatori importanti e c'è un bel gruppo. Mi hanno accolto bene anche se ho vinto un Mondiale in Germania.

Sei diventato molto amico con Ribery. Perché?
Lui è un po' matto. Parliamo un po' in francese perché il dialetto modenese è molto simile al francese. Ci capiamo al volo. Siamo sempre insieme, quando non c'è sua moglie o la mia fidanzata. Mi diverto tanto con lui perché è veramente forte.

Arrivato in Germania, hai iniziato a vedere i difetti dell'Italia…
A volte in Italia si esagera troppo nel dopo-partita, ci sono troppe tensioni. Il calcio italiano anche in Germania è molto seguito, resta tra i più belli al mondo. In Germania si vive con meno tensioni e gli stadi sono molto più accoglienti, anche per le famiglie. Io ho tanti amici che non porterebbero mai i bambini piccoli allo stadio, invece all'Allianz Arena ci sono tanti bambini.

L'Italia ti manca un po'?
Le pressioni un po’ mi mancano. L'Italia è la mia Nazione, è dove voglio vivere e appena posso, ci torno.

La tua esultanza dove nasce?
A Palermo. Mi piace che i bambini mi riconoscano da questa esultanza. E' un gesto molto semplice che però mi piace.

Il tuo sogno?

Avere una bella famiglia e vivere serenamente.

E nel calcio?
Vincere la Champions.

Hai conosciuto la Champions qui a Monaco…

Sì, l'avevo raggiunta con la Fiorentina però per varie vicende non l'abbiamo giocata. Quest'anno l'ho giocata e mi ha dato sensazioni belle.

Cos'ha di speciale? La musica all'inizio?
Sì, la musica è bella, e poi l'atmosfera, sapere che stai affrontando le migliori squadre d’Europa.

L'esordio in Champions?
A Bucarest, ero molto emozionato, come tutte le prime volte. Abbiamo vinto 1-0, ho giocato bene anche se non ho segnato.

C'è qualcosa che non rifaresti nella tua carriera?
Rifarei tutto perché sono diventato quello che sono grazie alle cose belle e anche a quelle brutte.

Sei partito dal basso e sei arrivato in alto. Sei l’esempio che lottando si può arrivare lontano?
Mi piacerebbe esserlo, nessuno mi ha regalato niente. Se ci sono arrivato io, partendo da un piccolo paesino che si chiama Stella, può farcela chiunque.

Però qualcosa di magico c’era già in quel nome, "Stella"…
Non so perché si chiama così, però mi piace.

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