17 giugno 2009

La Spagna dei fenomeni e noi, paragone impietoso

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Torres festeggia coi compagni la tripletta personale al debutto in Confederations Cup

PIERLUIGI PARDO, inviato di SKY Sport alla Confederations Cup, mette a confronto il gioco delle Furie Rosse di Vicente Del Bosque a quello della nostra Nazionale. Gli spagnoli rischiano e si affidano ai giovani, tutto il contrario nostro

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di PIERLUIGI PARDO

Vicente Del Bosque è un signore con i baffi dall’aria rassicurante, sembra uscito dal manifesto della birra. Un vecchio Sancho Panza. Lui della Spagna che improvvisamente si sente la più forte di tutti diffida ancora. “Siamo sempre stati pessimisti sulla Nazionale, ora esageriamo al contrario”. Sul morale degli spagnoli influisce certamente la crescita di una nuova generazione di fenomeni capace di vincere l’Europeo dodici mesi fa, ma anche l’orgoglio, l’identità complessiva di un popolo che in vent’anni ha rivoluzionato il suo volto, in meglio.

Dalla dittatura franchista al dinamismo economico, che la recente crisi immobiliare ha solo in parte attenuato. La chiave è la solita: aprirsi al mondo, rischiare, sentirsi giovani, prendere iniziative.
Un paragone impietoso per il nostro Paese. Noi siamo ossessionati soprattutto dalla nostra sicurezza, dalla difesa di ciò che abbiamo e ragioniamo troppo spesso come singoli individui, o per fazioni. Loro hanno saputo essere squadra.

Nelle conquiste civili, nell’effervescenza culturale e nello sviluppo economico. Lo sport è una conseguenza, da Pau Gazol neo campione NBA a Fernando Alonso, da Rafa Nadal a Pep Guardiola, passando per Xavi, Fabregas, Torres e Casillas. Avversari da battere sul campo. E modelli a cui in questo momento è utile guardare.

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