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19 giugno 2009

Caro Marcello, è ora di impiegare i talenti "irregolari"

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Essam El Hadary, numero uno egiziano, ha sbarrato la porta agli italiani esaltando i propri connazionali

PIERLUIGI PARDO, inviato di SKY Sport alla Confederations Cup, spiega che la distanza fra Brasile e Italia ormai non è più quella dei 70 km tra Pretoria e Johannesburg. E perché, adesso, noi siamo appesi a un'impresa. Possibile. A patto che...

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di PIERLUIGI PARDO

Settanta chilometri di macchina da Pretoria a Johannesburg. A separare Brasile e Italia, purtroppo molti di più. Loro vincono bene, noi perdiamo malissimo. Loro fanno un evidente passo avanti rispetto all’esordio contro l’Egitto, noi andiamo sotto ancora, ma stavolta non riusciamo a rialzarci.

Ora siamo appesi a un’impresa. Possibile, perché il nostro è un popolo perfetto quando è in emergenza, strepitoso quando deve fare la storia e distratto, a volte, nella banalità quotidiana. Non sarà facile. Se torneremo a casa troppo velocemente, ma anche se dovessimo centrare l’impresa, servirà comunque una riflessione. Perché in tempi di magra come questo, il talento non lo possiamo lasciare a casa. Che si chiami Cassano o Balotelli dobbiamo farci i conti.

Non sarà facile inserirli, certo. Ma Marcello Lippi, grande allenatore e ancora di più gestore di gruppi, non può avere paura di questi talenti “irregolari”. La sua forza è sempre stata quella di mettere la qualità individuale al servizio del gruppo, responsabilizzando e offrendo opportunità, a tutti. C’è un anno di tempo, davanti, ancora. Non sprechiamolo.

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