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24 giugno 2009

Mandela carica il Sudafrica in vista della sfida col Brasile

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Il Premio Nobel per la Pace Nelson Mandela con la Coppa del Mondo

I Bafana Bafana si affidano al carisma dell'ex presidente per la semifinale di Confederations Cup contro i carioca. L'allenatore Santana: "Dunga è un amico, al momento dell'inno brasiliano mi emozionerò, ma il mio sogno è di vincere e compiere un'impresa"

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Il Brasile si affida alla tradizione, il Sudafrica al carisma di Nelson Mandela, che ha fatto visita ai Bafana Bafana cercando di caricarli in vista della sfida impossibile che vale come semifinale della Confederations Cup. Da ciò che si è visto nella fase a gironi, la nazionale di casa non sembra avere scampo contro i pentacampioni del mondo, ma nel calcio c'è sempre la speranza di una sorpresa ed è ciò a cui si aggrappa una nazione intera: grazie a questo torneo, ora il 72% dei sudafricani, quindi anche una parte dei bianchi, s'interessa al calcio e domani seguirà in qualche modo la partita. E' anche la sfida dell'allievo al maestro, perchè Dunga era il perno del centrocampo di quel Vasco Da Gama che, allenato da Joel Santana, nel 1987 fece ottime cose nel campionato carioca, vincendo anche la Tata Guanabara. Così alla vigilia il ct più anziano si permette di scherzare, dicendo che "Dunga all'esordio come tecnico è già il ct della nazionale, io sono su piazza da moltissimi anni e rispetto a lui non ho un curriculum ma un testamento.

Scherzi a parte, come allenatore Dunga mi piace, ma sogno di batterlo. Mi emozionerò al momento dell'inno brasiliano, ma poi cercherò di vincere, anche se so che per noi sarà una partita difficilissima". In una Seleçao che anche oggi trova il modo di parlare di mercato (lo ha fatto Pato per dire "al Milan sempre"), tiene banco il caso del capo delegazione Antonio Carlos Nunes de Lima, un colonnello diventato dirigente calcistico che ha definito Johannesburg ed il Sudafrica in generale "un posto in perenne clima di guerra: dopo le sei di sera c'è il coprifuoco e non ci sentiamo al sicuro neppure noi che abbiamo la scorta". Ne è nato un piccolo caso diplomatico, con il presidente federale Ricardo Teixeira subito intervenuto a smentire il suo dirigente e a dire che "il Sudafrica è pronto, qui si sta bene e l'anno prossimo ci porterò anche la mia famiglia".

I sudafricani, trascinati dal loro pubblico, vorrebbero vendicarsi sul campo per le frasi del colonnello Nunes, ma non sembra un'impresa alla loro portata, perchè tutti già vedono il Brasile in finale, i suoi giocatori per primi, visto che oggi hanno cominciato l'allenamento di rifinitura saltando e strillando al grido di "campioni, campioni". Poi però si sono esercitati a lungo anche sui calci di rigore, segno che quindi Dunga non si fida, o almeno non trascura neppure i particolari. Il ct, che anche oggi ha chiuso ad Amauri ("ci sono altri prima di lui. Avrebbe voluto essere convocato dal Brasile? Anche io avrei voluto giocare fino a 50 anni..."), non ha voluto parlare di formazione ("la scoprirete domani"), ma sembra scontata la conferma della squadra che ha battuto l'Italia, con l'unica eccezione di Miranda anziche' Luisao al posto dell'infortunato Juan, per il quale lo staff medico della nazionale verde-oro ha previsto una decina di giorni di stop per l'ultimo guaio muscolare, smentendo previsioni molto piu' allarmistiche

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