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26 giugno 2009

Kakà: macchè, il Brasile non è il favorito dei Mondiali 2010

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Kakà e Pienaar protagonisti di una scena che è uno spot al Fair Play in Brasile-Sudafrica

Dopo la conquista della finale della Confederations, la stella verdeoro non vuol sentire parlare di una Seleçao favorita in vista della World Cup in programma tra un anno. LA GALLERY DI BRASILE-SUDAFRICA

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Il Brasile non è in pole position per i Mondiali 2010, parola di Kakà. La stella verdeoro non vuol sentire parlare di una Seleçao favorita in vista della World Cup in programma tra un anno. "Non stiamo pensando se siamo i candidati alla vittoria. Ci stiamo preparando per i Mondiali, nient'altro", dice Kakà in un'intervista all'agenzia Dpa. Il fuoriclasse, appena passato dal Milan al Real Madrid, è uno dei simboli della Nazionale che domenica affronterà gli Stati Uniti nella finale della Confederations Cup.

Il torneo in corso in Sudafrica ha evidenziato le difficoltà dell'Italia e ha ridimensionato le ambizioni della Spagna. Le selezioni allenata da Marcello Lippi e  Vicente Del Bosque, però, sono in prima fila nella griglia mondiale di Kakà. "C'è ancora un anno davanti a noi, fino al Mondiale possono succedere molte cose", dice Kakà. "Le squadre più importanti sono Spagna, Italia, Argentina, Francia e Inghilterra -aggiunge-. Però non bisogna escludere sorprese: Egitto e Stati Uniti hanno dimostrato nella Confederations Cup che possono farsi valere". Se proprio dovesse scegliere un top team europeo su cui puntare, al momento Kakà voterebbe per l'Inghilterra. "Sta facendo molto bene in questo periodo con Fabio Capello in panchina. Ha un'ottima squadra e, anche se il talento non è tutto, penso che possa fare un'eccellente Coppa del Mondo", dice. Tra 12 mesi, Kakà disputerà il terzo Mondiale della carriera. Nel 2002 giocò pochi minuti nel torneo che i verdeoro si aggiudicarono in Corea e del Sud.

Nel 2006, non ha brillato nella spedizione che in Germania si è chiusa con l'eliminazione nei quarti di finale. Il 2010 deve essere l'anno della consacrazione. "So di essere uno dei leader e dei giocatori più rappresentativi", dice senza dribblare "le responsabilità che aumentano anno dopo anno. E' una situazione  che accetto perché me la sono guadagnata, non mi è stata imposta". Le vittorie ottenute in carriera non hanno saziato il neogiocatore del Real Madrid: "La fame rimane", dice citando  l'esempio fornito da Paolo Maldini negli anni passati al Milan. "E' stato un modello: ha vinto tutto quello che poteva vincere e tutti i giorni aveva le motivazioni necessarie per allenarsi. Ogni giorno puntava ad essere il migliore".

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